Archivi categoria: internazionale

GUERRA SENZA DISCUSSIONE

 

siria-guerra-680x365

Ho sentito la ministra Pinotti alla radio. Dunque il governo Renzi ha valutato e deciso, e offre agli USA le nostre basi militari prima ancora che gli USA le chiedano. Il governo è solerte, sollecito e premuroso, nello spirito della Buona Scuola vuole essere collaborativo, mai contrastivo; forse avrà una medaglia al valore per essere in servitù volontaria il primo, the first.

Ho sentito alla radio che l’intervento militare USA sulla Libia durerà un mese. Mi chiedo con quale criterio sia stabilita la durata di un mese. Dunque non c’entra come andranno le cose? Forse c’entra la quantità di armi che si vogliono consumare?
Di politica internazionale io però non m’intendo, invece il governo italiano che se ne intende sta valutando se e come partecipare.

Insomma più che produrre armi per fare le guerre, si fanno le guerre per smaltire le armi. E naturalmente per produrne di nuove, eh.

DONATELLA DONATI

*****************************

13895426_10210152979491896_346478589834057455_n

“…Se è vero che il ministro Gentiloni giusto due giorni fa dichiarava altero che sarebbe stato tutto da valutare e discutere un eventuale disponibilità dell’Italia nel prestare le proprie basi agli attacchi Usa verso la Libia giusto ieri la Pinotti invece ha lasciato intendere (con un intervento in Aula, eh) che tutto è già stato deciso e quindi l’Italia è a disposizione. In mezzo ovviamente non c’è stata discussione, al solito. Non sia mai che se ne parli in Parlamento: un governo scolpito con i decreti non si brucia qualche giorno di vacanza per la guerra. Figurati…”

GIULIO CAVALLI

FRANCIA: ALMENO SMETTIAMOLA CON LE CHIACCHIERE

parigi1b_fotor_1594037

E’ inevitabile, ma non per questo meno insopportabile, che dopo tragedie come quella di Parigi si sollevi una nuvola di facili sentenze destinate, in genere, a essere smentite dopo pochi giorni, se non ore, e utili soprattutto a confondere le idee ai lettori. E’ la nebbia di cui approfittano i politicanti da quattro soldi, i loro fiancheggiatori nei giornali, gli sciocchi che intasano i social network. Con i corpi dei morti ancora caldi, tutti sanno già tutto: anche se gli stessi inquirenti francesi ancora non si pronunciano, visto che l’unico dei terroristi finora identificato, Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese, è stato “riconosciuto” dall’impronta presa da un dito, l’unica parte del corpo rimasta intatta dopo l’esplosione della cintura da kamikaze che indossava.

Ancor meno sopportabile è il balbettamento ideologico sui colpevoli, i provvedimenti da prendere, il dovere di reagire. Non a caso risuscitano in queste ore le pagliacciate ideologiche della Fallaci, grande sostenitrice (come tutti quelli che ora la recuperano) delle guerre di George W. Bush, ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un cumulo di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente.

Mentre gli intellettuali balbettano sui giornali e in Tv, la realtà fa il suo corso. Dell’Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’Europa.

Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori l’hanno richiamato all’ordine e hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad. Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.

Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.

Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.

Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’abbiamo riempito, con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paei che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.

Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più.

di Fulvio Scaglione da “Famiglia Cristiana.it”

La Mogherini e il prestigio dell’Italia

mogherini

Se la nomina della Mogherini a Lady Pesc dovesse davvero rappresentare
il prestigio dell’Italia così come affermato dal Presidente Napolitano e
da Renzi, stiamo freschi.
Non ho nulla contro la Mogherini mi limito a registrare che in un
momento dove il medioriente è solo una guerra continua ( Iraq, Siria,
Libia,Israele/Palestina) nulla si è sentito da parte della ministra
degli steri e nessun ruolo è stato giocato dall’Italia in un’area
tradizionalmente sotto influenza diplomatica (e non solo) da decenni. I
Palestinesi continuano a morire a Gaza, la nostra ministra si è recata
in Israele e Palestina e non se n’è accorto nessuno.
Anche io ho una foto con Arafat (e non solo) ma non ho mai pensato in
vita mia che questo rappresentasse una minima ragione per candidarmi a
ministro degli esteri italiano. Se parliamo dell’Europa poi la questione
si aggrava ancora di più dato che il ruolo di Lady Pesc è un ruolo
assolutamente senza alcun potere, così come dimostrato anche da persone
con più esperienza della Mogherini e come spiegato su tutti i giornali
(che a questo punto non si capisce perchè esultano).
Dunque la nomina della Mogherini ad oggi può sembrare una vittoria
esclusivamente mediatica del governo Renzi, la stessa Ministra evoca la
sua giovane età e Renzi parla di una nuova e giovane classe dirigente.
Su questo va fatta chiarezza poichè la rottamazione che ha fatto vincere
le elezioni a Renzi in Italia, si è tradotta in Europa nella più vecchia
e tradizionale strategia democristiana. I rottamatori italiani hanno
votato prima Junker, uno degli uomini politici più imbarazzanti a
Bruxelles e poi il polacco Tusk quale Presidente. Vedremo come finirà la
candidatura del socialista francese all’economia. Ad oggi si può dire
che la commissione e con essa tutti i poteri forti che esprime sono in
mano al PPE ed in particolare sotto diretta influenza tedesca. E’
evidente che tutto è frutto di un accordo dove l’Italia, con il
risultato migliore alle elezioni dentro il PSE, ha avuto quello che si
chiama a Roma il “giocarello”.
Prestigioso sarebbe stato per il nostro paese ma in particolare per i
nostri cittadini e per i lavoratori, mandare all’aria le politiche di
austerità che stanno portando la nostra gente alla povertà e alla
disperazione. Altro che flessibilità!
D’altronde se i rottamatori son quelli che pensano che trivellare la
Basilicata aiuta ad uscire dalla crisi….. Landini dovrà decidersi.
Affermare che si deve puntare ad alternative industriali nel rispetto
del futuro ambientale e sociale del paese dice che ci si deve mobilitarecontro questo governo.
Articolo di S.Petrucci (…) (da rete 28 aprile CGIL)

Ucraina: Esercito di Kiev fa strage di civili

ucrainaMostriamo questi quattro video girati in queste ore in Ucraina nei si vede la popolazione disarmata di Mariupol’ (città dell’Ucraina sud-orientale) che viene presa a fucilate da soldati dell’esercito di Kiev.  Fate molta attenzione prima di vederli perchè alcune scene sono molto crude e violente.

I lanci di agenzia odierni parlano di “21 morti negli scontri tra filorussi e truppe di Kiev”. La cruda realtà invece è un’altra e questi video la narrano tragicamente. La popolazione, a mani nude e spesso a braccia alzate (universale gesto pacifico e di resa), è per le strade e nelle piazze, ed ingenuamente si espone alle fucilate dei soldati al seguito dei carrarmati. Gli abitanti di Mariupol’ protestano e qualche volta gridano chiaramente “fascisti” (parola evidentemente universale..).

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kno4MEp9sPY

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=mEJx-t6ahGg

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=QLP99XQ5MZo

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=MhfPkHvFBvE

10/05/2014 18:40 | POLITICAINTERNAZIONALE  (Da Controlacrisi.org)

PSoL del Brasile: “La rivolta popolare è legittima!”

Nota del PSoL – Partido Socialismo e Liberdade (Brasile)

La rivolta popolare è legittima! Abbasso la repressione!

PSOLIl PSoL (Partido Socialismo e Liberdade) manifesta iol suo totale appoggio alle manifestazioni in corso in tutto il Brasile contro l’aumento delle tariffe dei trasporti collettivi e rifiuta con forza la violenza poliziesca che cerca di reprimere il legittimo diritto di organizzarsi e di manifestare.

La crescente intensità delle proteste – che si sono estese da Porto Alegre, Natal, Maceió, Goiânia, Rio de Janeiro e São Paulo – ha fatto breccia nel blocco della grande stampa ed è diventata un tema di mobilitazione sociale.

I governanti dell’ “usa e getta” non riescono a capire che la rivolta è causata dal rifiuto di un sistema di trasporti pubblici in cui bisogna stare in piedi fino a sei ore al giorno in autobus di pessima qualità, spendendo fino a un terzo del salario e che tutto ciò ha anche spinto al grande appoggio popolare alle manifestazioni. La contestazione che è partita con i giovani è solo la punta dell’iceberg di un’immensa insoddisfazione collettiva. Rispondere con intransigenza, truculenza e brutalità poliziesca significa gettare benzina sul fuoco. Alckmin (il governatore dell stato di São Paulo, di destra, ndt), Haddad (il sindaco di São Paulo del PT, ndt), Cabral (il governatore dello stato di Rio de Janeiro, centrista, ndt) e Paes (il sindaco di Rio de Janeiro, centrista, ndt) assumano le proprie responsabilità di fronte alla repressione rivoltante e sproporzionata e di fronte alla propria passività. Inoltre sottolineiamo come non tocchi al ministro della Giustizia Cardozo aizzare la truculenza della repressione e sostenere la Polizia Federale nella repressione dei movimenti.

Nello stesso tempo, la escalation della violenza della Polizia militare, in particolare nella capitale dello stato di São Paulo, dimostra che la politica totalitaria dei governi municipali e dei diversi stati della federazione brasiliana non riesce a tollerare le differenze di opinione, le critiche, le contestazioni, come risulta anche dalla criminalizzazione dei movimenti sociali e dei manifestanti, cosa inammissibile in una società democratica. Tutto ciò merita il rifiuto del PSoL. Esigiamo la liberazione immediata di tutti i fermati e degli arrestati. Riteniamo, inoltre, inammissibile colpire gli attivisti con cauzioni finanziarie, di entità assurda e con ancora più assurde imputazioni di cospirazione.

Con queste accuse di vandalismo verso l’insieme di questo ampio e legittimo movimento, chi ci governa e le classi dominanti tentano di manipolare l’opinione pubblica, ma vengono clamorosamente smentiti dai sondaggi che testimoniano dell’enorme appoggio popolare per le manifestazioni e del rifiuto della repressione e della violenza della polizia.

Va sottolineato che recentemente le tariffe dei trasporti collettivi erano state esentate da alcune imposte, cosa che avrebbe dovuto evitare gli aumenti. E’ assurdo che, nonostante i vantaggi tributari, le imprese di trasporto abbiano ridefinito le tariffe con l’assenso dei sindaci e dei governatori. La collusione tra le imprese e chi ci governa ci ricorda peraltro come queste società siano state tra i principali finanziatori delle campagne elettorali di chi ora avalla gli aumenti in modo da “pagare il conto”.

Nelle città governate dal PSoL – Macapá (di oltre 350.00 abitanti, capitale dello stato di Amapà, nel Nord, ndt) e Itaocara (cittadina di 25.000 abitanti nello stato di Rio de Janeiro, ndt) – i sindaci hanno deciso di non ammettere aumenti delle tariffe degli autobus. Per noi il governo è al servizio dei lavoratori e dei giovani e non accettano che le imprese trasformino il diritto al trasporto pubblico in un vero e proprio affare. Pensiamo che con un finanziamento adeguato e con la volontà politica si possa puntare a abbonamenti liberi per studenti o, addirittura, alla tariffa zero. La difesa di queste proposte, perciò, non ha nulla di irrealistico o di assurdo, perché punta ad assicurare il diritto costituzionale dei cittadini alla mobilità.

Il PSoL continuerà a stringere le fila in difesa del diritto alla contestazione, del diritto al trasporto pubblico di qualità, contro le violenze della polizia. Goiânia (1.300.000 abitanti, capitale dello stato di Goiàs, amministrata dal PT, ndt) e Porto Alegre (1 milione e mezzo di abitanti, capitale dello stato di Rio Grande do Sul, amministrata dalla sinistra del PT, ndt) hanno già riportato la vittoria della riduzione delle tariffe. E’ il momento di andare avanti e ottenere altri successi. E’ solo con la lotta che si va avanti.

Brasília, 14 giugno 2013

Partido Socialismo e Liberdade – PSoL

Loach: “La Thatcher? Privatizziamo il suo funerale! Mettiamolo sul mercato, accettiamo l’offerta più economica!”

THATCHERSulla morte della cosidetta “Lady Ferro” si sta dicendo molto. A un giorno dalla sua morte, con i suoi funerali che saranno tra dieci giorni, davanti alla parole di un Putin che l’ha definita “Una grande figura politica, rigorosa diretta e coerente, di cui conserverò un ricordo positivo”, ci piace ricordare quelle più forti e più vicine ai lavoratori, agli operai, e sono quelle di Ken Loach: “ll modo migliore per onorare Margaret Thatcher? Privatizziamo il suo funerale. Lo mettiamo sul mercato e accettiamo l’offerta più economica. È quello che avrebbe voluto. Del resto, le parole di Loach spiegano molto di più, non si fermano a quella che può sembrare una battuta. “La disoccupazione di massa – ha continuato – la chiusura di fabbriche, le comunità distrutte: questa è la sua eredità. Era una combattente e il suo nemico era la classe operaia inglese. Le sue vittorie sono state aiutate dai capi politici corrotti del Partito laburista e di molti sindacati. È a causa di politiche avviate da lei che siamo in questo casino oggi”.

Va da sé allora che accanto alle parole di Ken Loach passiamo in rassegna il punto di vista dei minatori inglesi che, ad oggi, non vedono altro, nella morte della Thatcher che un motivo di grande festa.
“Sono felice – si è espresso David Hopper, il responsabile per il Nord-est dell’Inghilterra della Num, Sindacato dei minatori inglesi – I minatori stanno cercando di organizzare una festa in coincidenza del giorno del suo funerale.

“Ha fatto più male nel Nord-est di chiunque altro – ha poi aggiunto – e non lo ha fatto solo alle miniere di carbone: ha iniziato a distruggere i sindacati, decimato l’industria, distrutto la nostra comunità. Oggi l’Inghilterra è costretta ad importare 40 milioni di tonnellate di carbone l’anno, è scandaloso. E sul funerale… Non ci saranno molte lacrime: molti guarderanno la cerimonia in tivù, ma come si guarda il calcio”.

Anche la reazione di Ken Livingstone, dal 2000-2008 sindaco laburista di Londra sono state chiare, nella stessa direzione, anche più forti se vogliamo: “Le politiche di Margaret Thatcher erano fondamentalmente sbagliate. Ha provocato l’odierna crisi degli alloggi, ha prodotto la crisi delle banche e quella dei sussidi pubblici». È poi Gerry Adams a ricordare un altro dolorosissimo capitolo di quegli anni: ”

“Margaret Thatcher – ha aggiunto Gerry Adams, leader repubblicano dell’Irlanda – ha causato grande sofferenza all’Irlanda. Ha provocato grande dolore agli irlandesi e ai britannici, la classe lavoratrice è stata devastate dalle sue politiche.

“Da poche ore e’ morta Margaret Thatcher e gia’ e’ in corso il processo di santificazione – si è espresso ieri Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista – Invece va detto con forza che il mondo senza di lei sarebbe stato decisamente migliore. Animata da un enorme odio di classe, ha operato con determinazione per distruggere il movimento operaio inglese e i minatori in particolare. Nel giorno della sua morte – ha aggiunto – i media dovrebbero parlare dell’enorme sofferenza individuale e sociale che ha determinato con le sue politiche, della dignita’ di quelle centinaia di migliaia di minatori che per un anno, dal 1984 al 1985, fecero il piu’ lungo sciopero dell’eta’ moderna per opporsi al proposito fascista della Thatcher di far fuori i minatori attraverso la chiusura arbitraria delle miniere. È morta l’amica di Pinochet, una delle piu’ grandi nemiche dei lavoratori, della liberta’ e della
giustizia di tutti i tempi”.

09/04/2013 09:20 | POLITICAINTERNAZIONALE | Autore: isabella borghese (Da Controlacrisi.org)

 

Siria, ai confini del regime

Un documentario da non perdere, guardalo in replica dal sito di RAITRE, clicca qui

Si tratta questa volta di un documento eccezionale, un documentario-reportage dalla Siria. Siria, ai confini del regime (Isqat Al Nizam), di  è un racconto oggettivo, crudo e toccante, che vuole fare chiarezza sulla nascita della primavera siriana: dalle prime violente repressioni del regime, al doloroso esodo degli oltre 20.000 rifugiati in Turchia; dall’incessante lavoro degli attivisti in rete, alla continua diserzione dei militari ex governativi. Una raccolta di testimonianze inedite e immagini spesso rubate con telefonini o piccole telecamere, rischiando la vita e che rendono questo film un documento unico. Per la prima volta attraverso le immagini rubate dai militanti della resistenza al sanguinoso regime di Assad e dai soldati disertori, si potrà vedere cosa vuol dire la repressione, la tortura, il coraggio di chi dice basta. “Noi usiamo armi leggere”, dicono i resistenti mostrando telefonini e piccole videocamere. Sono loro che fanno sapere al mondo cosa succede laggiù, il delirio dei soldati del regime, il terrore della popolazione, la repressione, i masacri. La regia del documentario è di Antonio Martino, un lavoro di ricerca, di contatti, di testimonianze, di scelta di immagini che rende nel modo più oggettivo possibile la realtà di una rivoluzione inarrestabile e disperata, che i massacri del regime rendono sanguinosa e inevitabile.