Archivi categoria: pensioni

Su quale diritto si fonda questo Stato?

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C’è una sorta di ignoranza nelle dichiarazioni del ministro Padoan contro la sentenza della Consulta che ha imposto al Governo la restituzione dei soldi tolti ai pensionati, il ministro sembra ignorare il ruolo della Consulta e di fatto il dettato della Carta Costituzionale, sulla quale peraltro i ministri, al momento dell’insediamento, hanno giurato.
Oppure forse il ministro non riconosce il valore e la fondatezza della Carta fondamentale della Repubblica?

In realtà negli ultimi anni la Consulta è stata spesso chiamata in causa, la più clamorosa ricordiamo la vicenda del ”Porcellum”, per cui non ci sarebbe da stupirsi se questa “nuova” classe politica (nata sotto questo segno) potrebbe essere all’oscuro del sistema costituzionale.

E si potrebbe sorvolare sul fatto che la Legge Fornero questo governo la ereditata dal precedente governo (Monti), fatto salvo però che è stata votata dagli stessi che ora si agitano per prenderne le distanze.

Sta di fatto che in ambedue i casi certi “rimbrotti” contro i giudici della Corte Costituzionale “avrebbero dovuto tener conto dei bilanci pubblici”, appaiono come una conferma di quello che ormai da tempo si sta delineando del “nuovo” corso in cui ci stiamo incamminando, ossia il superamento o meglio lo smantellamento tout court della Costituzione.

Dopo le “toghe rosse” siamo ai “giudici ingovernabili”.

D’altronde l’accelerazione impressa nelle ultime vicende, sulla riforma della legge elettorale e sulla “buona scuola”, hanno messo ancor più in evidenza (se mai c’è ne fosse stato bisogno) quale sistema questo Governo, in continuità con i precedenti, intende adottare per il futuro del paese.

Siamo di fronte al “capo unico”, al servizio dei poteri forti e del sistema mercantile, che intende imporre una direzione precisa a tutti i livelli della società. Come comanda il liberismo sfrenato.

Ogni cittadino sarà chiamato a firmare una cambiale in bianco alle richieste di un sistema finanziario,speculativo che si approprierà delle nostre risorse e beni comuni (Grecia insegna).

Ogni cittadino sarà educato al dettato del “pensiero unico” della competitività e del libero mercato ed a questo pensiero unico dovrà ubbidire.

A tanto ci porterà il “Partito della Nazione”, in spregio di tutte le istanze democratiche, per cancellare tutte le conquiste compiute in Italia a partire dalla lotta di Liberazione che ci ha dato 70 anni di democrazia.

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La roulette dei fondi pensione

indexLa trappola dei fondi integrativi si è estesa ai dipendenti pubblici, da circa un anno sono attivi i fondi Sirio e Perseo rivolti ai dipendenti pubblici, che si aggiungono a Espero. Tre trappoline per i dipendenti della Scuola, della Sanità, dei Ministeri.
Poi soprattutto è ripresa da alcuni mesi una forte campagna a favore della previdenza integrativa dei fondi pensione con articoli abbastanza indecenti su “Il Sole 24 ore”, su Il Corriere della sera, etc.. Gli articoli che appaiono su questi giornali, anche su un supplemento del lunedì del Corriere della Sera che leggeranno ben pochi, non sono rivolti ai lettori, gli articoli sulla previdenza, come quelli sui fondi comuni, servono per essere fotocopiati e usati come supporto per le vendite, questo è il fine di questi articoli! L’Italia ha una stampa economica, e in particolare nel settore della previdenza, che non è cattiva, ma pessima La regola è gonfiare i vantaggi parziali, tacendo tutti i difetti e in compenso per quanto riguarda il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) tacere tutti i vantaggi.
Vorrei smontare alcune cose regolarmente scritte nei giornali, pronunciate dai vari economisti di regime intervistati, spinte in tutte le maniere dalla propaganda. Il vero rischio non è la pubblicità, si sa che è di parte, ma gli articoli dei giornali, dei cosiddetti esperti e a volte anche dei miei, sciaguratamente colleghi, docenti universitari. Chiariamo alcune cose. Non è vero che la previdenza integrativa è indispensabile per integrare la propria pensione. Totalmente falso, la propria pensione si può integrare risparmiando, mettendo da parte i soldi, investendoli in qualche maniera e usando quelli. Non è vero che il TFR della pensione, deve essere messo nei fondi pensione, assolutamente no, menzogna spudorata, uno si tiene il TFR, se è un dipendente pubblico il TFS (Trattamento di Fine Servizio) e quando lo incasserà se vuole lo utilizzerà per una rendita integrativa, tenendosi però la sicurezza del TFR e del TFS fino a quell’età e non dandola agli sfasciacarrozze del risparmio gestito che gestiscono i fondi pensione.
Vantaggi fiscali? E’ falso come viene detto da giornalisti, sindacalisti, banche, assicuratori che la previdenza integrativa ha forti vantaggi fiscali. Non è vero, soprattutto per un giovane. Facendo i conti giusti che sa fare chiunque conosce questa materia il famoso vantaggio di pagare al 15 o al 9% di imposta su quanto accantonato, all’inizio della pensione, per un giovane significa un vantaggio di rendimento in termini annui nell’ordine dello 0,5%. Una miseria. Il vantaggio fiscale è divorato dai costi, è irrilevante.
Aggiungiamo il fatto che non è sicuro perché nell’arco di 30/40 anni le leggi cambiano, quelle tributarie tantissime volte. Nell’ultima legge di stabilità hanno tolto un’agevolazione sulla previdenza integrativa che riguardava le polizze vita, cosiddette previdenziali, quindi questi vantaggi fiscali sono incerti e comunque già adesso insufficienti, al massimo potrebbero andare bene per chi ha un reddito sui 300 mila Euro l’anno e a 5 anni dalla pensione, non è esattamente la categoria di persone a cui sembra rivolgersi la previdenza integrativa, quindi buttiamo via il discorso dei vantaggi fiscali. È falso anche quello che che per un lavoratore di un’azienda dove c’è un fondo di categoria, c’è un grande vantaggio che rende conveniente aderire ai fondi pensione, che è il contributo datoriale, bruttissima parola, cioè del datore di lavoro, non è vero che questo sia determinante. Si può vedere con qualche semplice simulazione che bastano un po’ di anni negativi e viene divorato; non è affatto garantito, ma il contributo del datore di lavoro ci sarà soltanto finché dura il contratto collettivo di lavoro, 4/5 anni. E’ un’ingiustizia pagare di più alcuni lavoratori rispetto a altri. Di più quelli che aderiscono al fondo pensione, di meno gli altri, questo è buttare a mare una conquista sindacale nell’arco di più di un secolo: stesso lavoro, stessa retribuzione. Invece no: stesso lavoro ma chi aderisce al fondo pensione viene pagato di più. Altra cosa falsa che Il confronto tra fondi pensione e TFR è sempre vantaggioso per il fondo pensione se si considera il periodo positivo, ma se si prende un altro periodo storico, senza risalire all’impero romano, semplicemente a dal ’62 al ’82 con un fondo pensione un lavoratore avrebbe perso circa l’80% in potere di acquisto, 81% nel caso delle azioni, quindi avrebbe perso i 4/5. In quello stesso periodo con il TFR avrebbe perso soltanto il 18% che è già molto meglio che perdere l’80 %. Quindi falsità una dopo l’altra.
Oltre alla falsità vi sono cose che non vengono dette. Per i fondi pensione aperti, chiusi, i piani previdenziali e tutta l’altra congerie di prodottacci per portare via soldi ai lavoratori non c’è quasi nessuna trasparenza, solo qualche dato generico e soprattutto regola ferrea del risparmio gestito e della previdenza integrativa. L’interessato che ha messo i suoi soldi non ha diritto di sapere che titolo viene comprato, quando, a che prezzo, che titolo viene venduto. A questo punto è facile dire che nel torbido si pesca bene, e altre battute per dire che lasciare la possibilità al gestore di fare quello che vuole, lo spingerà logicamente a fare porcherie varie, porcherie che peraltro vengono fuori. Dare i propri soldi a un fondo pensione a un piano individuale previdenziale, soprattutto un fondo pensione, vuole dire rischiare con i mercati finanziari , perché vuol dire avere il risultato legato all’andamento ai titoli azionari, obbligazionari. Non è opportuno giocarsi la pensione alla roulette dei mercati finanziari.
Nessun prodotto della previdenza integrativa, nessun fondo pensione chiuso, aperto, socchiuso che sia, nessun piano individuale previdenziale o pensionistico, nessuna polizza vita garantisce in potere d’acquisto i soldi messi dal lavoratore- La garanzia in potere di acquisto c’è al massimo per un periodo breve, mentre il TFR dà una base garantita in potere d’acquisto per tutta la sua durata quanto essa..
Questo è fondamentale perché nell’arco del ‘900, per tre volte i risparmi previdenziali o non previdenziali degli italiani vennero decimati dall’inflazione, a cavallo della Prima Guerra Mondiale, a cavallo della Seconda Guerra mondiale e al tempo petrolifero dal ’73 all’84/85. Non c’è nessun lavoratore nell’arco del ‘900 che abbia vissuto senza incontrare un momento in cui i risparmi risparmi mobiliari venivano distrutti dall’inflazione. La garanzia nei confronti dell’inflazione i fondi pensione la danno per un periodo brevissimo! Questo è il vero rischio di tutta la previdenza integrativa, vedere il fondo che non fallisce, formalmente non fallisce, “i fondi pensione non falliscono, ma in potere di acquisto possono perdere il 90%“.
Mi rendo conto di essere la voce di colui che grida nel deserto, quasi nessun altro lo dice, perché la torta della previdenza integrativa è una torta ricca, succosa, gustosa. Perché a differenza dei fondi comuni, se uno mette i soldi nella previdenza integrativa non può riscattarli, deve aspettare l’età della pensione, quindi fino a 65/67/70 non può riscattarli e per giunta la trasparenza è ancora minore che nei fondi comuni dove già è bassissima. Questi prodotti interessano alle banche alle assicurazioni, ai gestori e alle società di gestione, ai sindacati che ci mettono i loro amici, sono centinaia di poltrone strapagate di parassiti che non fanno nulla perché, e questo è veramente buffo, gli amministratori dei fondi pensione, non gestiscono il fondo pensione, subappaltano a un altro la gestione, come spesso è stato subappaltato ad altri l’amministrazione della raccolta delle quote. Poltrone fatte per dare soldi, prese metà dai sindacati e metà degli amici di Confindustria, Confcommercio, dalle associazioni patronali.
Conclusione: evitare tutti i prodotti previdenziali: fondi comuni, aperti, chiusi, piani individuali pensionistici, polizze vita. Tutti da evitare, se uno li ha sottoscritti, interrompere i versamenti, tenersi il TFR. Non affidare i propri soldi a nessuna gestione, non solo alla previdenza integrativa, ma neanche affidarla ai fondi comuni, alle gestioni né italiane né estere, sono uguali, sono scatole nere dove i gestori mangiano, non dico mangiare tutto, ma possono raschiare tanti soldi, con 2,5 di commissioni annue di gestione, è uno sproposito!”

Beppe Scienza

(il risparmio tradito)

Pensioni. A chi serve la busta arancio

%eci.jpg(Di Beppe Scienza, pubblicato su il Fatto Quotidiano 18-12-2013 pag. 14)

Una promessa che era una minaccia: anche gli italiani avrebbero ricevuto la cosiddetta busta arancione.

L’industria della previdenza integrativa aveva infatti scoperto, qualche anno fa, che ai lavoratori svedesi arrivava una previsione della loro futura pensione, dentro appunto a una busta arancione.

Subito prese la palla al balzo e cominciò a richiedere a gran voce che anche l’Inps spedisse qualcosa di analogo agli italiani. Ufficialmente una comunicazione informativa, di fatto un potente mezzo di manipolazione. Quale strumento migliore per spingerli a sottoscrivere fondi pensione, polizze previdenziali e compagnia brutta? Certifichiamogli che la loro pensione sarà una miseria e così abboccheranno più facilmente.

Né stupisce l’appoggio da parte dei giornalisti ed economisti di regime, quando era semmai il caso di sollevare doverosi interrogativi sulla scarsissima attendibilità di previsioni pluridecennali.

Promisero la busta arancione nel 2009 l’allora ministro del lavoro Maurizio Sacconi e l’ancora presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua. Ad alcuni lavoratori doveva arrivare già nel marzo del 2010 e poi a tutti gli altri, senza pietà. Ci contavano banche e assicurazioni, sindacati e associazioni padronali, cioè quanti lucrano dal carrozzone della previdenza complementare.

Poi ad alcuni vennero i primi dubbi. Lo stesso Mastrapasqua a inizio 2011 ammise: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”.

Così la busta arancione è stato un tormentone durato circa quattro anni: “Sta per arrivare”, “No, è stata stoppata”, “È quasi pronta”, “L’hanno bloccata”, “Partirà a fine mese” ecc.

Ora il ministro del lavoro Enrico Giovannini ne ha ufficializzato l’abbandono il 4 dicembre davanti alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti di previdenza: “…visto anche, come dimostrano i dati Ocse, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica”. A parte il cattivo italiano, riscontriamo il solito vezzo di insultare i cittadini quando non si comportano come i governanti vorrebbero.

La verità sulle pensioni che i media corrivi al potere nascondono

Pensionati

Districarsi nelle poste del bilancio dello Stato e degli Enti non è agevole. Anche il bilancio sociale dell’Inps non è di facile comprensione, elaborato e pubblicato per rendere chiare le funzioni, le attività, lo stato economico del principale ente previdenziale pubblico.

Il primo dato di quel bilancio che dovrebbe indignare è rappresentato da quei 7 milioni e 200 mila pensionati, il 43% del totale, che percepiscono meno di 1.000 €uro al mese e di questi 2 milioni e cinquecentomila meno di 500 €uro. Una parte di questi anziani, in maggioranza donne, vive in povertà, altri vi stanno precipitando. La legge di stabilità ignora queste persone, le loro sofferenze e preoccupazioni: per il Governo ed i partiti che lo sostengono non esistono.

Il secondo rappresentato dal fondo dei lavoratori dipendenti e quello dei precari che sono in attivo malgrado siano diminuiti gli iscritti all’Inps ed aumentati i disoccupati. Il fondo lavoratori dipendenti nel 2012 chiude con un attivo di un miliardo e 351 milioni e quello dei precari di 8 miliardi e settecentosedici milioni. Fino al 2011 anche i fondi per gli ammortizzatori sociali erano in attivo. Questi fondi risultano con avanzi consistenti da anni, ma l’attivo non è stato utilizzato per aumentare gli assegni pensionistici che, per la crescita del costo della vita perdono non meno del 2% ogni anno. L’avanzo è servito invece a coprire i deficit di altri fondi come quello dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori), del clero, dei dirigenti di azienda, degli ex fondi speciali (elettrici, trasporti, telefonici…) per circa 20 miliardi ogni anno. Nel 2012 il bilancio dell’Inps è andato in rosso in quanto ha assorbito l’Enpals ed il pubblico impiego, quest’ultimo ente ha caricato sull’Inps un deficit di 7 miliardi e 617 milioni per il 2012 e circa 17 miliardi di passività pregressa maturata per il mancato versamento da parte dello Stato dei contributi dei suoi dipendenti. Il disavanzo complessivo dell’Inps per il 2012 ammonta a 9 miliardi e 865 milioni e diventerà un argomento per giustificare altri tagli al sistema pensionistico.

Proviamo a chiarire alcune altre questioni. Si continua a sostenere, anzi si da per scontato, che gli importi degli assegni pensionistici siano spesa pubblica a carico delle collettività: è una menzogna spudorata! Si ignora volutamente che gli assegni pensionistici sono coperti dai contributi che vengono versati all’Inps, contributi che sono parte del salario: con i contributi si pagano le pensioni senza che lo Stato apra i cordoni della borsa.

Si continua a sostenere che le pensioni incidono eccessivamente sul Pil rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei. Se continua a diminuire il Pil è ovvio che cresce l’incidenza della spesa pensionistica. È bene anche si sappia che in Italia il Tfr è conteggiato come spesa pensionistica e che sulle pensioni vi è un prelievo fiscale di circa 34 miliardi annui mentre negli altri paesi la pensione è esente o tassata simbolicamente. Quello scandaloso 13% (pensioni – Pil) scende all’ 8-9%.

È desolante che si continui con la commedia degli equivoci, imbrogliando, facendo di palesi verità carta straccia. Ne sono complici le forze politiche salvo rare eccezioni, i sindacati confederali e dei pensionati, stampa e televisione. A pagare sono i pensionati e quanti si pensioneranno nei prossimi anni.

Queste note sulle pensioni saranno, come è norma, ignorate dai mass-media. Non saranno contestate nè dai partiti, nè dai sindacati, nè dagli esperti. Le stesse trasmissioni cosiddette di approfondimento ignorano le pensioni e gli argomenti di carattere sociale.

A Rifondazione Comunista è precluso lo schermo televisivo. Le idee e proposte fuori dal coro non hanno spazio nell’Italia delle grandi o piccole intese.

La pensione è un diritto, un patto tra le generazioni, unisce la classe, è fortemente solidale ma non è funzionale alla cosiddetta “responsabilizzazione dei singoli”, alla diminuzione della contribuzione a carico delle aziende, ai mercati finanziari. L’elezione di Renzi a segretario del Pd è una spinta forte ad intervenire sulle pensioni di anzianità e di reversibilità, ne ha parlato più volte nelle sue esternazioni. Negli ultimi anni si è avviata la costruzione di un sistema pensionistico che rompe il rapporto salario-pensioni ed è basato sulla previdenza integrativa e sull’assistenza per gli anziani ed i poveri. Vincono le forze politiche maggiormente legate alla chiesa cattolica che puntano a sostituire i diritti e le certezze con la carità.

Il quadro è fosco, ma se non si rovescia il banco le prospettive per la terza età diventano sempre più nere.

23/12/2013 09:25 | LAVOROITALIA | Autore: Sante Moretti

(DA CONTROLACRISI.ORG)

Pensioni: presentato il referendum per cancellare la sciagurata riforma Fornero

Presentati in Cassazione i referendum contro la riforma Fornero sulle pensioni. Una riforma di una gravità assoluta che colpisce le lavoratrici e i lavoratori,  ha prodotto il dramma degli “esodati”,  aumenterà la disoccupazione giovanile e si accanisce contro le donne. Una riforma senza nessuna giustificazione economica poiché il nostro sistema previdenziale era in assoluto equilibrio, come ebbe a dire persino Monti nel proprio discorso di insediamento e la cui sola logica è quella di usare i contributi per le pensioni come un bancomat.

Fanno parte del comitato promotore del referendum sulle pensioni lavoratori e lavoratrici esodati, precari/e, esponenti di movimenti e partiti, tra i quali Federazione della Sinistra. La raccolta delle firme partirà nelle prossime settimane, dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale.