Archivi categoria: politica

Referendum Lombardia, Maroni compra 24mila tablet per il voto elettronico. Spesi 23 milioni di euro

“Costi della politica”
Roberto Maroni ha acquistato oltre 24.000 tablet che saranno utilizzati per votare al referendum consultivo sull’Autonomia della Lombardia del prossimo 22 ottobre negli 8mila seggi allestiti in tutta la regione. Spesa complessiva? 23 milioni di euro (21 più Iva).

Chi pagherà? Ma tutti noi, naturalmente. Avevate qualche dubbio? Avanti padania; diamo la Regione nelle mani della lega: Maroni, Bossi, il Trota, Salvini e tutta l’avanguardia di destra, pronta a saltare nel piatto di governo e tornare a distribuire olio di ricino a chi non sta con loro.

4487707577_bbef7466a0

Annunci

COMUNICATO STAMPA DI SINISTRA SENAGO

Sinistra Senago ringrazia le cittadine ed i cittadini che hanno accordato la propria fiducia alla nostra lista e hanno creduto nel nostro programma e nella persona di Francesco Bilà come simboli di un forte cambiamento e per una vera inversione di rotta al governo della città.

Sinistra Senago ha rappresentato e vuole continuare a perseguire un progetto per una vera alternativa di governo fortemente collocato a sinistra della nostra città. Vogliamo ringraziare soprattutto Francesco per il coraggio e lo spirito di sacrificio mostrati in questa campagna elettorale. Non era facile e la generosità di Francesco è stato un elemento indissolubile della ventata di  freschezza che ha caratterizzato anche la campagna elettorale del nostro comune. Sicuramente il risultato elettorale (307 voti pari al 3,82%) non ci vede soddisfatti ed entusiasti.

Nelle elezioni amministrative il primo dato su cui vogliamo soffermarci è l’astensione: un senaghese su due non ha partecipato al voto !
Questo dato desta ancora più attenzione e sorpresa proprio perché si trattava  di elezioni comunali; si votava per l’elezione dell’ente più vicino alla cittadinanza.

Purtroppo le nostre posizioni non entreranno nel consiglio comunale di Senago, ma faremo in modo, che anche dall’esterno, non manchi mai lo stimolo di una sinistra unita che vuole mettere in gioco tutte le proprie idee a favore di una città in un momento politico ed economico delicato come quello che stiamo vivendo.

Non siamo una lista civica e quindi non pensiamo di abdicare al nostro progetto politico ed al nostro ruolo, semplicemente per un risultato elettorale avverso e negativo. Pensiamo invece che, oggi più che mai, vi siano ampie condizioni perché una coalizione della sinistra unita si ritrovi a Senago,
come in tutta Italia, a percorrere una strada che porti al miglioramento delle condizioni di vita degli italiani.

Siamo gli stessi che oggi si trovano in piazza a protestare per la reintroduzione dei voucher, che hanno partecipato alla campagna referendaria per l’acqua pubblica, che continuano a difendere l’articolo 18 cancellato con il Jobs Act, che hanno contestato la cosiddetta “buona scuola”, che si sono opposti alla riforma elettorale Italicum e infine che si sono battuti contro la riforma costituzionale che il 4 dicembre è stata sonoramente bocciata dal corpo elettorale del paese.

Il risultato dell’11 giugno vede andare al ballottaggio il sindaco uscente Lucio Fois e la candidata della coalizione di centro destra e della Lega Nord Magda Beretta con un netto vantaggio di quest’ultima. Pensiamo che vi siano chiare ed evidenti responsabilità per questo risultato che ha mostrato un forte malessere nella cittadinanza e che non è stato intercettato.

Riteniamo che il 25 giugno si debba operare una scelta che salvaguardi la democrazia e la partecipazione a Senago.

Sappiamo che l’attuale coalizione di centro-destra si è già trovata nel 2009 alla guida dell’amministrazione di Senago. Le cittadine ed i cittadini ricorderanno sicuramente la breve stagione tra il 2009 ed il 2011 con le destre ad amministrare la città ed i loro continui litigi interni; un’esperienza che condusse al commissariamento cittadino proprio nella fase in cui si prendevano ancora decisioni rilevanti relativamente alla realizzazione delle vasche di laminazione.

Crediamo che con questo centrodestra al governo della città si potranno rivivere momenti bui già affrontati dalle senaghesi e dai senaghesi e che il Comune non avrà una guida solida e duratura. Infine l’attuale configurazione del centro-destra guidato da Lega Nord e da Beretta contiene al proprio interno espressioni e rappresentanti di una destra pericolosa ed eversiva collegata con ambienti neofascisti che non vorremmo mai potessero occupare le istituzioni della città.

Per tutte queste ragioni riteniamo prioritario ed indispensabile partecipare al voto di ballottaggio il prossimo 25 giugno.

Da Sinistra Italiana un fondo per i progetti sociali: 100mila euro per la solidarietà

131816331-084f2274-a5d8-4e07-8510-9a0f7ab83cf0Pubblicato il bando sul sito del partito. Possono concorrere associazioni, attivisti e start up no profit. I finanziamenti messi a disposizione dai parlamentari che hanno versato il 70% delle loro indennità: “Non imitiamo i grillini, ci autotassiamo da sempre. Ci ispiriamo a Syriza e Podemos”

di MONICA RUBINO

ROMA – Un fondo per sostenere progetti sociali innovativi nel campo della solidarietà e del volontariato. A finanziarlo sono i parlamentari di Sinistra italiana (ora rimasti in 21 fra Camera e Senato dopo la scissione del gruppo confluito in Mdp) che versano ogni mese il 70% della loro indennità netta sia per l’attività politica che per il fondo “Forza!” per il mutualismo. Per il 2017 ci sono a disposizione 100mila euro per finanziare i progetti scelti attraverso un bando di concorso appena pubblicato sul sito di SI.

Il bando si articola in due linee di finanziamento.  La prima è “FORZA! X” (per), da 60mila euro totali, rivolta ai piccoli progetti da mille …

continua a leggere su La Repubblica.it (clicca qui)

Salviamo la Costituzione

Manifesto-420x310

La Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza sta correndo un grave rischio, quello del suo stravolgimento. L’ANPI ha espresso un giudizio estremamente negativo sul testo della legge di revisione costituzionale, approvato da una maggioranza, peraltro variabile e ondeggiante, prevalsa nel voto parlamentare, anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche.

Invitiamo tutti i cittadini a votare NO il 4 dicembre perchè siamo di fronte ad una revisione pasticciata che renderebbe il funzionamento delle istituzioni estremamente confuso e farraginoso. La modifica di ben 47 articoli della Costituzione avrebbe un pericoloso impatto sui principi fondamentali. Se vincesse il sì ci troveremmo di fronte ad un Senato, non più eletto dai cittadini ma, che pur privo dell’investitura popolare, eserciterebbe  importanti funzioni legislative. Il primo ad essere toccato sarebbe quindi l’articolo 1 della Costituzione che recita : “La sovranità appartiene al popolo”. Inoltre verrebbe intaccato anche un altro principio fondamentale espresso nell’articolo 5 “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”. La revisione prevede infatti che su proposta del governo lo Stato possa intervenire anche in materie di competenza esclusiva delle Regioni. In tal modo le Regioni perderebbero quasi completamente la loro autonomia legislativa.La revisione costituzionale porterebbe inevitabilmente al rafforzamento del potere esecutivo. Il suo intreccio con la legge elettorale che prevede un premio di maggioranza esorbitante alla Camera dei Deputati per la lista vincente, cambierebbe sostanzialmente la forma di governo. La democrazia costituzionale ne risulterebbe stravolta. I cittadini rimarrebbero senza voce: con un Senato non più eletto dal popolo ma da consiglieri regionali che si eleggono fra loro, con una Camera dove domina una maggioranza artificiale creata distorcendo l’esito del voto. Una Camera in cui la maggioranza dominerebbe le istituzioni, estendendo la sua influenza alle stesse istituzioni di garanzia. Se questo scenario dovesse prevalere la nostra non sarebbe più una Repubblica parlamentare.

E’ da decenni che gli Italiani stanno attendendo cambiamenti. L’attesa non riguarda però la Carta Costituzionale che è gia stata modificata numerose volte. L’attesa è per il cambiamento del Paese, per riforme che rendano la vita di ognuno degna di essere vissuta. Ma per far questo non si può pensare, come si sostiene, di “modernizzare”, o meglio stravolgere la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Il Paese lo si cambia attuando la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, a cominciare dall’art.1 che recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Per tutti questi motivi invitiamo gli elettori a votare NO il 4 Dicembre.

ANPI Provinciale di Milano

La sindrome di Stoccolma

leragionidelno

Michele Serra, citando un mio scritto su Micromega, riconosce che la Costituzione renziana è il punto d’arrivo di una restaurazione consistente in un trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati, ed anzi dice che questo concetto è “folgorante” per quanto è vero. Però ciò si sarebbe già realizzato da tempo, segnando una sconfitta della sinistra, nella quale lo stesso Serra si annovera, e i trenta-quarantenni di oggi non farebbero che prenderne atto.

Secondo questa tesi la riforma Boschi-Renzi non farebbe che tradurre in norme questa nuova realtà, e questa sarebbe la ragione di votare “sì” a questa innocente proposta. Ne verrebbe dunque confermato che il popolo non è più sovrano, sovrani sono i mercati e la nuova Costituzione invece di permettere e promuovere la riconquista della sovranità al popolo, la consegnerebbe, irrevocabile, al Mercato. E poiché le Costituzioni sono destinate a durare, questa è la scelta che noi, sconfitti, lasceremmo a determinare la vita delle generazioni future.

È molto sorprendente che questa posizione (implicita ma negata nella propaganda ufficiale) sia ora resa esplicita e formalizzata sulla pagina più autorevole della “Repubblica”. Certo, non c’è niente di disonorevole in una sconfitta politica. Ma nel passaggio dello scettro dal popolo ai signori del Mercato non c’è solo la sconfitta della sinistra, c’è la sconfitta di tutto il costituzionalismo moderno e dello stesso Stato di diritto: il popolo sovrano infatti è il cardine stesso della democrazia e della Costituzione.

Mettere super partes la nuova realtà per cui esso è tolto dal trono, sottrarre questo mutamento alla lotta politica, accettarlo come un fatto compiuto e finale, non è solo un efficientismo da quarantenni, è una scelta. E se a farlo è la sinistra, non è solo una sconfitta, è una caduta nella “sindrome di Stoccolma”, è un suicidio, ma col giubbotto esplosivo addosso, che distrugge insieme alla sinistra la politica, la democrazia e la libertà.

di Raniero La Valle

Immagine

Io voto no

immagini-021

Semplicemente NO.

14708132_10209316267815144_3761368984072808765_nLeggo da molte parti l’invito a ponderare il proprio voto al prossimo referendum e ad esaminare – per così dire – oggettivamente i quesiti referendari, come se questi fossero posti da tecnici neutrali che hanno a cuore solo il buon funzionamento della macchina-stato. Già, “come se”, facendo finta che. Perchè -perdonate la malizia – io ai quesiti tecnici non ci credo. Io non credo che le modifiche alla Costituzione siano un semplice aggiustamento tecnico per oliare i meccanismi decisionali e non riesco a valutarli fuor di contesto.

E il contesto mi dice che il primo provvedimento che ha minato profondamente il valore di una Costituzione tanto bella quanto inattuata, è stato la subordinazione dei suoi sommi principi all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio. In altre parole si è subordinata la politica agli interessi economici, a quelli dominanti naturalmente, perchè degli interessi economici dei 125 milioni di europei a rischio povertà poco importa. Ma come si fa a governare contro 125 milioni di cittadini (quelli poveri, a cui forse bisognerebbe aggiungere molte decine di milioni di scontenti e depressi)? Levandogli rappresentanza politica.

Ecco questa mi sembra la cifra, il senso di queste riforme costituzionali, levare ulteriore potere alle persone, specialmente ai più deboli, quelli che non hanno finanziamenti per i loro partiti, soldi per formare i propri dirigenti politici, tempo per riflettere e far pesare le proprie istanze sul piano politico.

Crisi di rappresentanza, la nostra, (non solo nostra, è un fenomeno globale, che mette in dubbio il concetto stesso di democrazia); crisi che ha ad esempio portato il movimento 5 stelle – finora senza un esito apprezzabile – a sfiorare la soglia del potere promettendo decisioni collettive, gruppi di discussione online e quant’altro: in una parola promettendo democrazia diretta. E anche se alla guida del M5s c’è un autocrate che fa il bello e il cattivo tempo del movimento, il fatto che tanta gente ci creda è un segno evidente di come stanno le cose, e dà ragione del quasi 50% di astensioni verso cui veleggia quella che fu un tempo una invidiata democrazia partecipata.

Democrazia ammirata e controversa, perchè per decidere ci si imbarcava in epiche discussioni, rimandi tra le Camere, estenuanti discussioni, alternanze di governi, ma che pur così bicamerale, così proporzionale, ha prodotto lo statuto dei lavoratori, la sanità pubblica per tutti, la legge 180 sui manicomi, e tante di quelle riforme avanzate (la scuola pubblica, l’università di massa che ha sfornato cervelli pescandoli da tutte le classi sociali, l’edilizia popolare…) che i cosiddetti riformisti di oggi (quelli del jobs act per intenderci) dovrebbero levarsi il cappello.

Mi sembra la scena di Brian di Nazareth dei Monty Python – ambientato in Palestina ai tempi di Gesù Cristo, la scena in cui un oratore rivolto ad un gruppuscolo di scontenti dell’occupazione romana, chiedeva retorico: “che hanno fatto i romani per noi?” e una voce rispondeva dal pubblico “gli acquedotti?” e poi al suo ribattere “vabbè, ma a parte gli acquedotti?” e dal pubblico in sequenza: “le scuole?; le strade?; la legge scritta?”. Il confuso bicameralismo perfetto e il vituperato sistema proporzionale hanno fatto davvero molto per noi, più delle varie e inutili riforme elettorali che lo hanno via via ridotto fino a quasi (è storia di oggi) cancellarlo.

Torno quindi al referendum e mi dico che c’è tanta falsità e retorica nel chiedere – con il referendum – “un governo che decida”, perchè se ci sono ancora limiti all’esecutivo (e ce ne sono pochi – si vedano i continui voti di fiducia e l’uso smodato della decretazione d’urgenza) questi dipendono dai conflitti reali che la condizione del Paese necessariamente sviluppa e che la politica ha l’obbligo di far emergere, non di soffocare.

Vediamo allora cosa si propone nei referendum: un Senato non più eletto dal popolo e con poteri minori, che annulla il bicameralismo perfetto, garanzia di equilibrio nelle decisioni politiche. Un accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo e uno svuotamento delle competenze delle Regioni. E non mi si venga a dire che l’Italicum non c’entra nulla con i referendum: è stato concepito insieme, mira a rendere una minoranza padrona assoluta del potere politico, e se pure verrà cambiato dubito fortemente che aumenterà la rappresentatività della Camera, reintegrando principi di proporzionalità e reintroducendo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Insomma non ci illudiamo, il contesto conta e quello che viene chiamato Renzismo è un contesto chiarissimo, che chiede di avere mani libere per governare, istituendo maggioranze fittizie pronte a legiferare anche contro le maggioranze reali, prono agli interessi della finanza, delle banche, della grande industria; e chi oggi politicizza il referendum, ne ha – credo – tutte le ragioni, così come credo che ne abbiamo davvero tante noi per votare NO a questo referendum, aspettando di votare SI a quello davvero auspicabile che proporrà di invalidare le elezioni se non raggiungono un quorum di almeno il 66% dei votanti…

di Silvio Montanaro