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Inaugurazione della Casa della Salute di Senago “Andrea Bizzotto”

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La Casa della Salute di Senago era solo un’idea nella mente dei pochi che, già una dozzina di anni fa, si batterono contro la chiusura del Distretto Sanitario locale. Questa idea già allora divideva le forze politiche locali tra favorevoli e contrari con tutte le gradazioni di freddezza e tiepidità che possono stare nel mezzo.

In questi giorni abbiamo assistito, e supponiamo ancora assisteremo, ad aspre polemiche consumatesi anche nei social media locali, relativamente all’apertura della Casa della Salute. Ebbene ci preme sottolineare solo un aspetto:

FINALMENTE LA CASA DELLA SALUTE APRE ED E’ UNA REALTA’ NELL’AMBITO SANITARIO DELLA NOSTRA CITTA’.

Perfettibile ??

Sicuramente !!

In linea con quello che poteva essere il pensiero di chi nel Comitato Ambiente e Salute si battè per questo risultato ??

Certamente distante dalle idee di Andrea Bizzotto a cui la Casa della Salute è intitolata. Uno spazio che vorremmo e speriamo di poter arricchire in futuro con altri presidi sanitari.

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Non per questo però non possiamo e non dobbiamo saper cogliere l’enorme risultato che costituisce aver potenziato un presidio sanitario importante sul territorio al servizio della salute dei cittadini di Senago. Oggi questa era la priorità e tutto il resto può essere relegato ad un problema di secondaria importanza.

Oggi ringraziamo la tenacia e la caparbietà di un’amministrazione comunale che, pur tra mille ostacoli, ha portato a compimento il risultato, una tenacia degna dello spirito che animava Andrea Bizzotto e tutte le cittadine ed i cittadini che con lui si batterono perchè questo presidio fosse realtà. E ringraziamo il sindaco Fois e la sua Giunta per aver pensato di intitolare ad Andrea questa realtà.

E ci prendiamo anche una parte del merito per aver raggiunto questo risultato perchè Sinistra Senago, che ha sempre tenuto la rotta ferma su questo obiettivo, seppur fuori dal Consiglio Comunale ha saputo mantenere e continuare a caldeggiare questo risultato spendendosi pubblicamente a favore della Casa della Salute. Oggi anche dalla prospettiva della Multiservizi Senago è stato possibile operare in direzione di questo risultato. Abbiamo speso molto impegno per questo obiettivo dal 2005 quando eravamo all’interno delle istituzioni locali ed oggi siamo qui a ribadire che con tutte le possibili imperfezioni la Casa della Salute c’è e ci sarà per rendere un servizio alla cittadinanza di Senago.

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Avremmo voluto anche altro ??

Anche qui la risposta è sicuramente affermativa. Riteniamo la Casa della Salute un punto di partenza. Certamente l’idea chiave nasceva dal fatto che il soggetto gestore di questo spazio fosse un soggetto pubblico e avremmo desiderato che della struttura facesse parte anche una terza Farmacia Comunale.

Sappiamo bene che purtroppo così non sarà per il disinteresse delle vicine Aziende Sanitarie ed anche grazie al veto incrociato di diversi soggetti che si sono spesi alacremente, fino all’ultimo minuto possibile ed anche oltre, in una Zona Cesarini dell’ostruzionismo politico, affinchè questo obiettivo non si realizzasse.

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La Casa della Salute trovò i suoi primi ostacoli nel 2009, quando al termine della legislatura avvenne un cambio di amministrazione che portò il centrodestra e la sindaca Rossetti alla guida del Comune di Senago. Tutta la vicenda relativa alla Casa della Salute in quel momento si inabissò in una palude nella quale sembrava irreversibilmente destinata a restare.

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Il resto è storia. La Giunta Rossetti non ebbe un destino felice e dopo due litigiosi anni con la rottura di quella maggioranza che per la prima volta vide il centrodestra al governo della città di Senago si decretò la fine anticipata della legislatura.

In seguito si diede il via a un anno di commissariamento prefettizio e la Casa della Salute appariva ormai sempre più un miraggio che un traguardo.

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Anche nel centrosinistra qualcuno vide con molta freddezza l’obiettivo di realizzare la Casa della Salute e non per tutti l’apertura a cui abbiamo finalmente assistito sabato 21 maggio era ritenuta una priorità. Pensiamo che il tempo potrà rendere merito alla tenacia ed allo sforzo che è stato profuso perchè questo risultato fosse possibile. E pensiamo che Andrea Bizzotto, le cui idee oggi camminano ancora sulle nostre gambe sarebbe stato lieto di assistere ad una giornata come quella di sabato.

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All’inaugurazione hanno partecipato cittadini e rappresentanti di forze politiche che in tutti questi anni ed anche in questi giorni, hanno avuto modo di esprimere molto garbatamente e giustamente la loro opinione sul tema. Un’opinione anche distante da quella di chi come Sinistra Senago ha sempre considerato l’apertura della Casa della Salute come un dovere prioritario nei confronti della cittadinanza senaghese. Alcuni, forse presi da qualche scrupolo di coscienza, pur partecipando, si sono tenuti comunque a debita e relativa distanza non manifestando certo uno sguaiato entusiasmo. Ebbene anche chi non si è mai mostrato profondamente convinto della realizzazione della Casa della Salute ha voluto essere presente, quanto meno partecipando al rinfresco. Insomma diceva il vecchio adagio:

“O Franza o Spagna purche se magna !”

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E dai non rimanete fuori non vi mangiamo mica !!

Acqua, il re è nudo.

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Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni («referendum inutile», come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.

Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.

Nel frattempo, procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.

Un attacco concentrico, con il quale il governo Renzi prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011 (oltre 26 milioni di “demagoghi” secondo la narrazione renziana), sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Il rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l’ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Partito Democratico, Governo Renzi e Ministro Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.

Ma poiché la spoliazione delle comunità locali attraverso la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, necessita una drastica sottrazione di democrazia, ecco che lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sull’acqua e lo schiaffo al vittorioso referendum del 2011 non rappresentano semplici effetti collaterali di quanto sta accadendo, bensì ne costituiscono il cuore e l’anima.

A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

* Forum italiano dei movimenti per l’acqua

CASA DELLA SALUTE: CHI L’HA VISTA?

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All’altezza del numero civico 50 di via Cavour a Senago una recinzione chiude un edificio quasi ultimato da diversi anni, ma mai utilizzato.

E’ la Casa della Salute, una struttura che avrebbe dovuto ospitare la terza farmacia comunale, ambulatori specialistici e spazi per la riabilitazione: un polo per la sanità pubblica a Senago.

 La Casa della Salute, in edificio di proprietà comunale, fu voluta e (quasi) realizzata dall’Amministrazione Chiesa (2004-2009), che affidò la gestione dei lavori e la realizzazione della struttura all’Azienda Speciale Multiservizi; questa, dopo aver effettuato le lunghe procedure di legge per l’assegnazione ed avvio dei lavori e concordato con la Banca un idoneo finanziamento specifico (non mutuo), concordò anche con la Clinica San Carlo (unica ad accettare l’opportunità) la collocazione al secondo piano di una serie di sue strutture ambulatoriali e riservò il piano terra alla terza farmacia pubblica, da tempo attesa ed autorizzata in Senago.

La convenzione con la Clinica San Carlo prevedeva il pagamento di un affitto che andava a coprire, nell’arco di alcuni anni, le spese sostenute dalla Multiservizi stessa; inoltre la terza farmacia pubblica in posizione così strategica metteva la Multiservizi in condizione di maggiori ricavi e soprattutto di incrementare e meglio organizzare il proprio personale, dando di conseguenza migliori servizi ai senaghesi.

 Nel 2009, con l’avvento dell’Amministrazione di centrodestra, tutto magicamente si fermò a soli due-tre mesi dal termine dei lavori. La Giunta di centrodestra guidata dalla sindaca Franca Rossetti, inseguendo una promessa elettorale del partito di (estrema) destra denominato Lega Nord, impose, con un mix di incompetenza e miopia, al nuovo presidente della Multiservizi appena nominato dalla Rossetti, di far spostare  la terza farmacia nel quartiere Mascagni, cosa peraltro poi mai realizzata in quanto risultata impossibile. Questo stop e l’empasse successivo mise in crisi il funzionamento di tutto il progetto; anche l’impresa edile che avrebbe dovuto ultimare a breve i lavori fallì.

E oggi? Dopo 4 anni la terza farmacia non è mai stata realizzata in alcun luogo, con danno agli abitanti di Senago e alla Multiservizi stessa, e la Casa della Salute non è mai stata aperta; l’edificio versa  ormai in uno stato di abbandono che fa dubitare che si possa recuperarne facilmente l’uso, a fronte dei debiti tuttora pendenti sulla Multiservizi.

 Queste le gravissime responsabilità politiche ed erariali del centrodestra che dis-amministrò il Comune di Senago e pose suoi uomini “di fiducia” a guida della Multiservizi; questi ultimi, tra litigi e dimissioni vere e fasulle, rimasero in carica anche durante l’anno di commissariamento, peggiorando solo le cose e la mala gestione del problema.

Oggi, per fortuna, quella Giunta e quel CdA della Multiservizi non esistono più e Senago è amministrata dalla Giunta Fois. Nel programma elettorale delle forze politiche che la sostengono si legge che verrà completata la Casa della Salute, ma la cittadinanza è però ancora in attesa di un segnale credibile per il mantenimento di questa promessa, a quasi un anno dalle elezioni che hanno visto l’insediamento del nuovo Sindaco. Questi, nell’ottobre 2012, nominò il Presidente ed il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Multiservizi, ma non si vede ancora alcun mutamento nella situazione.

Eppure c’è molto da fare, se si vuole arrivare alla promessa apertura della Casa della Salute. Questa è ancora una necessità: Senago è priva di una struttura ambulatoriale pubblica (od ad essa assimilabile): mancano ambulatori diagnostici e specialistici, palestre riabilitative, ambulatori infermieristici, …

Gli sforzi, dopo 4 anni di incuria, incapacità e disastri saranno notevoli: revisione e restauro della struttura, rinegoziazione con San Carlo, studio della nuova normativa vigente sulle farmacie, ridiscussione con le banche, nuova stima di costi e ricavi, riavvio delle pratiche per la terza farmacia pubblica, ridefinizione dell’organizzazione del personale Multiservizi per le future aumentate esigenze, …

Ma questi sforzi vanno affrontati, non si può trascurarli se si vuole veder realizzato il programma elettorale, a meno che qualcuno in amministrazione o in giunta remi già contro.

Cosa dice la Multiservizi? Cosa le impone ora la Giunta? Che strumenti hanno scelto per arrivare a completare e riattivare le strutture della Casa della Salute e della terza farmacia? Quando hanno intenzione di avviare i servizi ai cittadini?

 …il tempo non aspetta, e i cittadini ricordano le promesse…

La salute pubblica a Senago (che fine ha fatto la casa della salute?)

“Cittadini di Senago che ci scrivono”

Da quando ho messo  la testa dentro l’aula del consiglio comunale, sia fisicamente che virtualmente, ho l’impressione, netta, che qualcosa non funzioni. Come se un ingranaggio non girasse. Si perde tempo dappertutto, intendiamoci: succede a casa, succede a lavorare e in compagnia, con gli amici. Fa parte della nostra natura. Ma in consiglio la perdita di tempo è ‘istituzionalizzata’; a volte si ha l’impressione che le regole la salvaguardinoInterrogazioni/interpellanze ‘stravaganti’, inutili,discusse quando ormai non c’è  più motivo di farlo o accettate in barba al buon senso. Interrogazioni/interpellanze che costano alla collettività. Alla facciadel vecchio detto  ‘il tempo è denaro’. Quanto tempo si potrebbe risparmiare?  Spesso invece Interrogazioni/interpellanze rappresentano un’occasione ‘mediatica’, un momentoriservato ai consiglieri checosì si possono mettere in luce. E purtroppo  per alcuni consiglieri queste sono le uniche occasioni. Momento che dura, a conti fatti, almeno dieci minuti: cinque per fare la domanda, cinque per dire se la risposta ha soddisfatto le proprie esigenti aspettative.  Ultimamente, una di queste interpellanze/interrogazioni ‘estrose’ e in modo bipartisan è  quella del rilevante  problema della deiezione dei cani. L’argomento  rappresenta uno dei temi più “spinosi” della pacifica convivenza tra i cittadini. E mi riferisco alla collettività nel suo insieme, perché chi non raccoglie le deiezioni del proprio cane arreca danno a tutti, amanti o meno degli animali, possessori o meno di un animale.L’obbligo di raccogliere le deiezioni del cane è stato accolto da tempo nella legislazione del nostro Paese, grazie a numerose ordinanze del Ministero della Salute in materia di gestione dei cani. L’ultimo provvedimento in ordine cronologico, attualmente in vigore, è costituito dall’Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 3 marzo 2009 , intitolata “Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” (pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 68 del 23 marzo 2009). In particolare ai sensi dell’articolo 2, comma 2, punto 4 “è fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse”. . Quindi la raccolta delle feci non è solamente un dovere civico ed un’espressione del buon senso, ma rappresenta un vero e proprio obbligo giuridico imposto a tutti i cittadini che a qualunque titolo conducano a spasso un cane. il proprietario e il detentore di un cane devono adottare le seguenti misure, sempre in base alla sopracitata ordinanza: utilizzare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a metri 1.50 in luoghi pubblici o affollati e sui mezzi di trasporto, portare con sé museruola rigida o morbida da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta dell’autorità competente. La questione va posta in questi termini: chi vive con un cane ha il sacrosanto diritto di portare il proprio beniamino a sporcare fuori casa, se non ha un giardino,  e possibilmente in spazi verdi che non siano di dimensioni irrilevanti; chi abita in città ha l’altrettanto sacrosanto diritto di non imbattersi frequentemente nelle feci dei cani e di trovare marciapiedi puliti. Trovare il giusto equilibrio tra esigenze così apparentemente diverse è possibile. Occorre anzitutto educare i proprietari di cani. Le sole ordinanze repressive non sono sufficienti ad eliminare il problema, anche perché le sanzioni vengono comminate raramente..Detto questo c’è da rimarcare che il problema, peraltro, va ben al di là di quello delle deiezioni canine: investe quello assai più ampio della mancanza di senso civico delle persone. Basta andare in giro nei prati il giorno dopo che è passato l’operatore ecologico per vedere cartaccia, rifiuti commestibili, lattine, bottiglie intere e rotte, vandalismi,distruzione di giochi dedicati ai fanciulli e , di arredi urbani e in alcuni casi, anche preservativi. O passeggiare lungo i corsi d’acqua o le strade che sono intorno a Senago per vedere discariche di eternit, plastica, sacchi di rifiuti etc, per non parlare di quando nevica, quando le ordinanze  e le raccomandazione riportate dal piano neve predisposto per la prima volta dal comune per lo sgombero delle neve,  davanti alle abitazioni, esercizi commerciali e artigianali,  vengono regolarmente ignorate obbligando i pedoni a camminare lungo le strade che  fortunatamente, almeno quelle principali ultimamente vengono sgombrate abbastanza celermente Io non voglio sottovalutare la questione delle deiezioni canine (permettete la battuta, una volta schiacciarle era considerato un portafortuna e comunque meglio schiacciarne una che cadere sul coccio di bottiglia) ma la questione  secondo il sottoscritto, porprietario  di un cane di media taglia, va posta in altri termini: . trovare il giusto equilibrio tra le varie esigenze è possibile. Occorre anzitutto educare e sensibilizzare tutti i cittadini, senza criminalizzare chi possiede un cane e affidarsi semplicemente al buon senso civico di tutti.. Credo che portando in Consiglio simili questioni non si ottenga granchè senon, come dicevo all’inizio, delle perdite di tempo, visto anche i problemi che ha la nostra cittadina, come adesempio  l’edificazione della  “casa della salute”, la grande incompiuta: purtroppo su di essa nessuna interrogazione o interpellanza .Eppure a Senago manca uno spazio adeguato per questo, visto che abbiamo un centro gestito dall’ASL, in via Monte Grappa che non riesco a capacitarmi come l’ufficio di igiene  non l’abbia già chiuso e un altro privato in Pza Moro con spazi angusti dove si è costretti anche ad aspettare fuori e non credo che sia piacevole, specialmente d’inverno, per una persona anziana. Faccio presente che sono stato volutamente ripetitivo, in alcuni passaggi, per non dare adito a equivoci o fraintendimenti

Carlo Cella

Consumo

Riteniamo che oggi un consumo più consapevole passi anche attraverso la spesa quotidiana che ognuno di noi fa.

Lo sviluppo e l’attenzione ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) diviene oggi un elemento imprescindibile anche per una buona amministrazione locale che abbia a cuore la salute della propria cittadinanza.

Questa tipologia di acquisto, abbattendo notevolmente la distanza tra i produttori ed i consumatori permette infatti di consumare meno e consumare meglio. I prodotti vengono acquistati direttamente dai produttori riducendo enormemente la filiera del trasporto ed i diversi passaggi di mano in mano che contribuiscono anche alla levitazione dei prezzi oltre che ad una scarsa attenzione per la qualtà dei prodotti che necessariamente sono sottoposti a situazioni di trasferimenti plurimi e non sempre in perfette condizioni igienico sanitarie.

La futura amministrazione comunale dovrà avere uno sguardo attento anche a queste modalità di consumo critico e alternativo.

Interventi sul sociale

Lavoreremo per la valorizzazione della fascia anagrafica “post-lavorativa” dei cittadini che, pur avendo terminato la fase lavorativa vera e propria, sono ancora in grado di dare per anni un validissimo contributo di esperienza (ma non solo) ai concittadini ed alla stessa città in quanto tale, ad esempio:
– Corsi per i giovani
– Nonni per l’asilo
– Ausilio ai servizi comunali

Aggiorneremo e adegueremo alle nuove normative e linee-guida europee il regolamento comunale sul benessere degli animali, a protezione di tutti gli esseri viventi “con qualunque numero di zampe o pinne” che con noi condividono lo spazio cittadino.

Non ci dimenticheremo poi di proporre analoghe direttive per la salvaguardia del mondo vegetale. Ad esempio la lotta alle zanzare non deve avvenire a scapito di altri animali e/o bambini: quindi niente irrazionali nocive e praticamente inutili irrorazioni estive “a pioggia” ed indifferenziate, ma lotta larvicida mirata invernale e primaverile, inizialmente  con prodotti specifici artificiali, ma con la prospettiva di ricreare forme di equilibri biologici naturali ora scomparsi; su questo fronte sarà utile posizionare delle bat-box in Senago, riportando gli utilissimi e fondamentali pipistrelli a aiutarci nelle giornate estive.

Partecipazione è anche il volontariato

Pensiamo sia attuabile oggi più che in altri momenti la capacità progettuale da parte del comune per reperire forze attive che si impegnino in maniera volontaristica in una serie di attività di assistenza.

Già in passato alcune esperienze di questo tipo hanno caratterizzato la gestione di alcuni servizi di assistenza a portatori di handicap e ad anziani non autosufficienti.

Si dovranno poi presentare progetti in modo tale da poter competere con idee serie e realizzabili nell’ambito anche del servizio civile.

L’ottica è quella di reperire fondi che possono essere diretti ad interventi sociali particolari, mirati e finalizzati (partecipazione a bandi di progetto di intervento sociale, es. Fondazione Cariplo). In questa chiave va quindi incentivata la presenza già attuale e attiva sul territorio delle associazioni di volontariato.

Queste esperienze a rete sono una grande ricchezza disponibile sul territorio, ma certamente non inesauribile ed andrebbe fatto tutto il possibile per poter ulteriormente sviluppare questi ambiti di partecipazione da parte sia di giovani che di anziani autosufficienti che possono essere in grado di prestare parte del loro tempo alla collettività.