Gestione cronicità in Lombardia. Lettera aperta all’assessore Gallera da Slow Medicine: “Rivediamo la riforma, troppe criticità”

Gli elementi critici del provvedimento sono davvero tanti: i mal definiti profili di responsabilità e le possibili ricadute di natura medico-legale, le interferenze tra il ruolo del medico di medicina generale e il clinical manager, la farraginosità organizzativa e gestionale

02 MAG – Egregio assessore,
le recenti prese di posizioni della Federazione Regionale degli Ordine dei Medici della Lombardia, dell’Ordine dei medici di Milano, dell’ANPO e di altri sindacati, in merito alla gestione dei pazienti affetti da patologie croniche ci inducono a ritornare su un argomento di grande interesse per la salute, sul quale avevamo già espresso le nostre perplessità con un breve articolo pubblicato lo scorso 3 febbraio da Quotidiano Sanità.

Data la rilevanza del tema e le numerose segnalazioni critiche che ci giungono dai professionisti e dai cittadini, Slow Medicine (un’associazione diffusa in ambito nazionale e internazionale, costituita da medici, infermieri, altri professionisti della salute e cittadini, impegnati a promuovere una medicina sobria, rispettosa e giusta), ha deciso di scriverle allo scopo di rappresentarle brevemente il nostro pensiero e con la speranza di poter contribuire a migliorare l’impostazione generale del modello adottato dalla Regione Lombardia.

Dal punto di vista politico ben comprendiamo la sua appassionata difesa del provvedimento di cui si è assunto la paternità e al quale ha legato il futuro della sanità lombarda, ma ci spiace rilevare che le difficoltà di attuazione, la scarsa adesione al progetto e il crescente dissenso di una larga rappresentanza di medici e di pazienti vengano minimizzati e interpretati come semplici inconvenienti d’avvio o come scontata resistenza all’innovazione.
Di certo un atteggiamento pro-attivo verso la cronicità e una maggior accessibilità alle prestazioni sanitarie per i malati cronici sono obiettivi condivisibili, ma il modo in cui sono perseguiti solleva molte perplessità. Gli elementi critici del provvedimento sono davvero tanti: i mal definiti profili di responsabilità e le possibili ricadute di natura medico-legale, le interferenze tra il ruolo del medico di medicina generale e il clinical manager, la farraginosità organizzativa e gestionale.

Ma ciò che desta maggiore preoccupazione riguarda l’impostazione generale del provvedimento. Essa dimostra, infatti, una scarsa consapevolezza del fatto che quando ci si trova di fronte a problemi multidimensionali, di natura sistemica, cioè che (come ci ricorda Edgar Morin) sono allo stesso tempo scientifici, sociali, organizzativi, gestionali, biologici, psicologici e individuali, per la loro soluzione occorre adottare un analogo approccio sistemico. Di tale approccio c’è ampio e crescente riscontro nella letteratura scientifica internazionale ed è davvero sorprendente che un provvedimento così importante, denotato come “una vera e propria rivoluzione del modello sanitario”, ne ignori addirittura l’esistenza.

In questi casi una maggior attitudine all’ascolto e al dialogo, soprattutto di fronte alle difficoltà applicative e alle diffuse istanze di cambiamento potrebbe contribuire ad approfondire una delle cause dell’attuale crisi del sistema delle cure: la necessità di contemperare la crescente espansione della specializzazione con l’esigenza ineludibile d’integrazione delle cure. Due modi di affrontare i problemi apparentemente inconciliabili che sottendono aspetti epistemologici e di metodo prima ancora che di contenuto.

Da un lato c’è la medicina specialistica attenta agli aspetti biologici della malattia, che fa ampio affidamento sulla tecnologia e sulla standardizzazione delle cure, che cerca di massimizzare l’efficienza, i tempi e i costi dei trattamenti. Secondo questo approccio, di tipo riduzionistico, i problemi sono affrontati uno per volta, in occasione di episodi acuti di malattia e in ambienti controllati, dove il paziente viene isolato dal contesto familiare, professionale e sociale di riferimento.

Certamente la specializzazione e l’innovazione tecnologica contribuiscono in modo decisivo alla qualità e alla sicurezza delle cure. Ognuno di noi, in caso di bisogno, vorrebbe essere trattato dal miglior specialista, nel modo più scrupoloso possibile e nel luogo dotato delle tecnologie più innovative. Tutto ciò è bene, ma è solo la metà del cielo.

Sull’altro versante, infatti, troviamo, i problemi di salute che non possono essere affrontati secondo un approccio meccanicistico perché in questo modo le conoscenze sono frammentate e sono ignorate le interazioni tra i singoli organi, la persona e l’ambiente di riferimento. Oggi un terzo della popolazione è affetta da patologie croniche il cui trattamento richiede un diverso orientamento culturale e organizzativo che si riconosce nella prospettiva sistemica.

In questi casi il paziente deve imparare a convivere con la sua malattia per il resto della vita, la presa in carico deve essere complessiva e per tempi indefiniti, deve realizzarsi nel proprio contesto di vita familiare e di comunità e poter contare su un medico di fiducia che in caso di bisogno possa ricorrere facilmente a competenze specialistiche e multi-professionali. In molti casi si tratta di soggetti anziani, affetti da più patologie che mal si adattano a protocolli e lineeguida predefiniti, che chiedono di essere curati ma che sanno di non poter guarire, che desiderano essere assistiti nel loro contesto abituale di vita, che aspirano ad una vita dignitosa facendo leva sulle loro residue capacità di adattamento.

Peraltro non tutti i pazienti affetti da patologia cronica richiedono le medesime modalità di gestione. La maggior parte degli assistiti può continuare ad essere seguita dal medico di medicina generale con occasionali pareri specialistici. Mentre nei casi di patologie rare o che richiedono particolari competenze professionali la gestione può essere prevalentemente specialistica ma sempre con il supporto del medico di medicina generale.

In linea di massima, quindi, all’ospedale va riconosciuto il ruolo di struttura ad alto impatto tecnologico, dedicata al trattamento, in tempi brevi, di pazienti affetti da patologie in fase acuta e di particolare impegno professionale. Per assolvere a questo compito l’ospedale deve essere collocato all’interno di una rete di strutture a ciascuna delle quali sono assegnati compiti e tipologie di prestazioni ben definiti e all’interno della quale i professionisti possono muoversi in modo coordinato.

Per i pazienti affetti da patologie croniche, viceversa, si deve pensare a una rete socio-sanitaria territoriale di servizi e di professionisti che lavorano in team e che trova nel distretto la principale sede di riferimento per assicurare l’integrazione con i servizi specialistici di supporto, la famiglia, la comunità di riferimento, i servizi sociali. Un tale cambiamento dovrebbe realizzarsi secondo una prospettiva sistemica, tenendo conto in particolare dei principi che caratterizzano il funzionamento delle reti: l’invisibile trama di relazioni che unisce ognuno di noi con il contesto di riferimento e che pare sempre più destinata ad influenzare le nostre vite e a dominare il nostro futuro.

Entrambi i modelli (riduzionistico e sistemico) sono utili e importanti ma si avvalgono di strumenti applicativi diversi. Confondere ingenuamente l’uno con l’altro espone l’intero sistema delle cure a gravi ed imprevedibili conseguenze, difficilmente rimediabili, di cui le attuali difficoltà rappresentano solo il primo monito.

Egregio assessore, in questi giorni, tra gli altri, si è rivolto a noi un bravo medico di medicina generale, scrupoloso, appassionato del proprio lavoro e affezionato ai suoi pazienti. Era particolarmente deluso e molto amareggiato per l’inaspettata piega assunta dagli eventi. Considerava le modalità di presa in carico del paziente cronico un’intollerabile interferenza al suo ruolo di medico di fiducia, tanto da indurlo, suo malgrado, a lasciare anzitempo la professione che amava. Anche questo è un indicatore eloquente del malumore diffuso tra molti professionisti e della urgente necessità di prendere in esame le loro fondate richieste di miglioramento.

A questo fine Slow Medicine si rende disponibile a dare il proprio costruttivo contributo per riconsiderare gli aspetti più critici dell’attuale modello di presa in carico del paziente cronico e dare adeguata risposta agli accorati appelli di ascolto che giungono da tantissimi professionisti delusi e da altrettanti pazienti disorientati.

Antonio Bonaldi
Presidente di Slow Medicine

02 maggio 2018

Annunci

Volantino per evidenziare le criticità della riforma sanitaria lombarda sui “gestori” dei pazienti cronici e lettera aperta ai sindaci.

(Dal sito di Medicina Democratica)

Pubblichiamo un volantino per spiegare semplicemente alcune delle criticità maggiori della riforma della regione Lombardia che introduce il “gestore” dei pazienti cronici.

A tutti i pazienti cronici della regione Lombardia, nella prossime settimane, sarà inviata una lettera da parte delle ATS nella quale verrà chiesto di aderire al progetto affidandosi ad uno dei “gestori” ritenuti idonei dalle ATS stesse.

VOGLIAMO RICORDARE CHE E’ INVECE POSSIBILE RIMANERE CON IL PROPRIO MEDICO DI BASE.

INVITIAMO TUTTE E TUTTI A FARE CIRCOLARE LIBERAMENTE AI PROPRI CONOSCENTI O ANCHE AI PROPRI MEDICI DI BASE, QUESTO VOLANTINO CHE POTETE SCARICARE DAI LINK RIPORTATI QUI SOTTO:

RIFORMA SANITARIA DELLA REGIONE LOMBARDIA
I CITTADINI NON SONO OBBLIGATI A SCEGLIERE UN GESTORE, POSSONO RIMANERE CON IL LORO MEDICO.

A giorni ai cittadini/e affetti da patologie croniche (ipertensione, diabete, cardiopatie, tumori, ecc.) arriverà una lettera da parte della Regione Lombardia, con la quale saranno invitati ad effettuare la scelta di un “gestore” che avrà il compito di pianificare l’assistenza di cui necessitano: tale riforma sarà presentata come la soluzione di tutte le difficoltà e disservizi lamentati dagli utenti. ma la realtà sarà ben diversa.

ALCUNI CHIARIMENTI
La riforma lascia la libertà di scelta. Il cittadino può scegliere di rimanere con il proprio medico e non indicare alcun gestore.
Il gestore non è una persona, potrebbe anche non essere un medico. Nella maggioranza dei casi sarà una società o una cooperativa privata accreditata, cioè convenzionata con la Regione, quindi privata ma finanziata da denaro pubblico.
Vi verrà richiesto di firmare un “patto di cura”, che sarà vincolante per un anno. L’assistenza verrà erogata dal gestore o da un “partner” sulla base di un budget annuale limitato.
Dovrete eseguire in regime privatistico, cioè a pagamento, eventuali altre prestazioni, al di fuori di quelle prestabilite, che dovessero rendersi necessarie per la medesima patologia per cui avrete sottoscritto il patto di cura.
Non solo la riforma non vi garantisce la riduzione dei tempi di attesa, ma non avrete nemmeno la certezza di poter afferire agli stessi ospedali/centri e agli stessi specialisti presso i quali siete stati seguiti regolarmente fino ad oggi. Si ricorda che le prestazioni urgenti devono poter essere eseguite entro 72 ore e che per tutte le altre richieste devono essere rispettati i tempi di attesa previsti dalla normativa.
Se sceglierete il gestore costui si occuperà solo della gestione delle vostre malattie croniche, per tutte le altre malattie, per es. l’influenza, si continuerà a far riferimento al proprio medico curante. Questa circostanza potrà generare situazioni confuse e conflittuali.
Vi sarà un notevole aumento della burocrazia.

LA RIFORMA NON ELIMINERÀ LE LISTE DI ATTESA.

Vi consigliamo di continuare ad essere seguiti dal vostro Medico Curante.
La mancata adesione al gestore non comporta alcuna penalizzazione.
Se la riforma dovesse essere migliorata potrete eventualmente aderire in seguito.

Medicina Democratica , “37e2” la trasmissione di radio popolare sulla salute
per informazioni e approfondimenti: http://www.medicinademocratica.orgsegreteria@medicinademocratica.org

CLICK PER SCARICARE IL VOLANTINO


ABBIAMO ANCHE SPEDITO AI SINDACI UNA RICHIESTA AFFINCHÈ SI FACCIANO PARTE ATTIVA PER INDIRE DEI MOMENTI DI REALE INFORMAZIONE CON CONTRADDITTORIO IN MODO DA RENDERE LE CITTADINE ED I CITTADINI MAGGIORMENTE COSCIENTI IN MERITO ALLA DECISIONE DA PRENDERE.

QUESTO E’ IL TESTO DELLA LETTERA:

LETTERA APERTA AI SINDACI

Egregio signor sindaco,
Nelle prossime settimane sarà inviata a tutti i cittadini della regione affetti da una o più patologie croniche, una lettera da parte dell’ATS, con la quale si chiederà alle singole persone di procedere alle scelta di un “gestore” fra un elenco di realtà pubbliche e private che verrà loro sottoposto.
Il “gestore” dovrà stilare un piano assistenziale individualizzato annuale e chiedere ai cittadini una firma sul patto di cura.

Molti medici di medicina generale hanno sollevato diverse perplessità sulle modalità previste da tale riforma non aderendo alla forma dei “gestori” in quanto verrà profondamente modificata l’organizzazione della medicina di base che potrebbe portare a momenti di sovrapposizione e confusione dei ruoli per i pazienti.

Come evidenziato da una recente ordinanza del TAR della Lombardia dello scorso mese di settembre su questa specifica tematica, però, “i pazienti sono liberi di scegliere il nuovo modello organizzativo ovvero di continuare con il modello assistenziale pregresso” (ordinanza n. 01156/2017).
Per fare in modo che ogni cittadino possa davvero decidere in modo consapevole è perciò fondamentale che ognuno possa ottenere informazioni complete e corrette.
E’ importante che i cittadini siano posti a conoscenza che possono decidere di non scegliere alcun gestore, rimanendo con il loro medico di famiglia attuale.
Considerando il fatto che la popolazione interessata da questa prossima scadenza è numericamente molto importante, chiediamo a lei, in qualità di autorità sanitaria locale (come previsto dalla legge 833/78), di farsi promotore di un momento informativo che possa essere il più completo e chiaro possibile per i suoi concittadini.
A questo fine, mettiamo a disposizione le nostre competenze in modo totalmente gratuito per evidenziare i tratti più critici di tale riforma anche in contraddittorio con i soggetti che aderiscono.
In attesa di un suo riscontro, le inviamo i nostri migliori saluti.

Medicina Democratica Onlus – http://www.medicinademocratica.orgsegreteria@medicinademocratica.org
37 e 2 – Trasmissione di Radio Popolare sulla salute –
http://www.radiopopolare.it/trasmissione/37-e-2/

Per comunicazioni: segreteria@medicinademocratica.org – medicina.democratica.onlus@pec.it

ABBIAMO APERTO SU QUESTO SITO, UNA PAGINA DOVE SONO PUBBLICATI DOCUMENTI E LINK ESTERNI SULLA QUESTIONE SOLLEVATA DA QUESTE DUE DELIBERE IN MERITO ALLA GESTIONE DELLA CRONICITA’ (CLICK QUI PER RAGGIUNGERE LA PAGINA).

Medicina Democratica e “37e2” di Radio Popolare contro Gallera: “Non dice la verità e cerca di intimidire i medici”

CRONICI-300x225Medicina Democratica e “37e2”, la trasmissione di Radio Popolare sulla salute, reagiscono alle dichiarazioni dell’assessore Gallera.

GRAVISSIME LE DICHIARAZIONI DI GALLERA:
NON DICE LA VERITA’ E CERCA DI INTIMIDIRE I MEDICI.
ABBIAMO DATO MANDATO AI NOSTRI AVVOCATI DI VALUTARE GLI ESTREMI PER UNA DENUNCIA

Milano, 28 ottobre 2017.

Quanto affermato dall’assessore alla sanità, Giulio Gallera, è grave e non corrisponde alla verità.

La vicenda, riportata oggi da un quotidiano milanese, è questa: un medico affigge una nota nel suo studio nel quale invita i suoi pazienti a rifiutare la proposta della Regione Lombardia di affidare la cura delle loro patologie croniche ad un “gestore” anziché al medico di famiglia. Tra qualche settimana infatti la Regione invierà a tutti i malati cronici una lettera con tale proposta e i cittadini coinvolti dovranno scegliere se restare in cura preso il loro medico anche per le patologie croniche oppure no.
Il medico in questione ha semplicemente anticipato i contenuti che noi stessi invieremo a tutti i medici di famiglia lombardi suggerendo loro di informare i loro pazienti dei rischi che correranno se scegliessero di affidarsi ad un gestore.
L’assessore Gallera, avvocato, quindi si suppone conoscitore del diritto, interpellato dal quotidiano risponde: “ Un fatto grave. I medici devono rispettare le leggi approvate, hanno una convenzione con l’ATS e quindi con la Regione” Falso: non si tratta di una legge ma di una delibera di giunta; la stessa delibera permette ad ogni medico se diventare gestore o no e al cittadino se scegliere un gestore o restare con il suo medico. Non vi è alcun obbligo.
“Valuterò – continua l’assessore – le possibili sanzioni nei confronti dei dottori che hanno esposto il cartello o la sospensione della loro convenzione con il sistema sanitario pubblico.” Qui siamo alle minacce esplicite, al ricatto e si paventa addirittura la perdita del posto di lavoro. E per che cosa ? Per aver espresso un proprio parere in riferimento ad una libera scelta alla quale saranno chiamati i propri pazienti.

Ovvio che le minacce dell’assessore sono assolutamente irrealizzabili, ma non per questo sono meno gravi.
“Penso (ndr. che quanto fatto, ossia l’affisso la nota) sia contrario al giuramento d’Ippocrate perché così i medici riducono la qualità del servizio dato ai loro pazienti” Qui siamo alla farsa. Vorremmo sapere in quale passaggio del Giuramento d’Ippocrate c’è scritto che i medici devono per forza sottoscrivere, sostenere o comunque consigliare ai propri pazienti di passare con il “gestore” quando oltretutto la stessa Regione la pone come una delle possibili scelte. Anzi, il medico in questione, suggerendo ai suoi pazienti di restare anche per le patologie croniche con il loro medico di famiglia, si rende disponibile a farsi carico totalmente della salute dei propri assistiti, senza delegarla a nessuno. Esattamente il contrario dell’accusa dell’assessore.

Di fronte a questi atti Medicina Democratica e la redazione di “37e2” la trasmissione di Radio Popolare dedicata alla salute, hanno dato mandato ai propri legali di verificare se vi sono gli estremi per denunciare l’assessore Gallera per dichiarazioni non corrispondenti al vero e che possono risultare intimidatorie verso i medici di medicina generale.

Dott. Vittorio Agnoletto – 37,2 (Radio popolare); Fulvio Aurora responsabile vertenze giudiziarie di MD.

CONTRO LE DELIBERE SULLA GESTIONE DEI PAZIENTI CRONICI IN REGIONE LOMBARDIA

UN SITO, QUELLO DI MEDICINA DEMOCRATICA, DOVE SONO PUBBLICATI I DOCUMENTI PER SPIEGARE LA CONTRARIETA’ ALLE DELIBERE SULLA GESTIONE DEI PAZIENTI CRONICI EMANATE DALLA REGIONE LOMBARDIA (MARONI) E SULLE PERICOLOSE RICADUTE SUCCESSIVE CHE SI AVRANNO SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE E DI CONSEGUENZA SUL DIRITTO ALLA SALUTE.

CLICCA QUI PER LEGGERE I DOCUMENTI

CRONICI-300x225

 

LA SALUTE E’ UN DIRITTO NON UN AFFARE

Pubblichiamo dal sito di “Medicina Democratica”.

CRONICI-300x225REGIONE LOMBARDIA, DELIBERA 6551/2017 SUI MALATI CRONICI: PRIMA SCONFITTA E BATTUTA D’ARRESTO) ENTRO IL 31 LUGLIO I MEDICI DI MEDICINA GENERALE (mmg) DOVEVANO ADERIRE ALLA NUOVA (PSEUDO) RIFORMA VOLUTA DA MARONI

DAL BLOG DI VITTORIO AGNOLETTO (www.vittorioagnoletto.it)
Ieri, 31 luglio,  è scaduto il termine entro il quale i MMG ( Medici di Medicina Generale, medico di famiglia) avrebbero dovuto dare la loro adesione al piano di controriforma sanitaria deciso dalla regione Lombardia attraverso la delibera sull’assistenza ai malati cronici. Come più volte spiegato:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/15/regione-lombardia-sei-malato-non-chiamare-il-medico-ora-ce-il-gestore/3586471/
il tentativo della regione Lombardia è quello di privatizzare l’assistenza sanitaria ai 3.350.000 malati cronici lombardi sostituendo, progressivamente, il MMG con dei “gestori”. I MMG avrebbero dovuto dichiarare entro ieri sera la propria disponibilità a trasformarsi in “gestori” o almeno in “cogestori”.
Per evitare che questo accadesse avevo inviato insieme a due colleghi e a Medicina Democratica una lettera aperta a tutti i MMG della provincia di Milano:
http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=4920
una lettera che non si è mostrata inutile. Infatti, nonostante la campagna forsennata di pressione e le minacce, più o meno velate, di subire conseguenze sulla propria professione, oltre la metà dei MMG ha rifiutato di aderire alla delibera regionale e ha scelto di continuare a seguire i propri pazienti come MMG inserito nel Servizio Sanitario Nazionale.
L’assessore regionale alla sanità, Gallera, cerca di far buon viso a cattiva sorte presentando come vittoria l’adesione di poco meno del 45% dei MMG; in realtà il piano della regione ha subito una sonora sconfitta ed infatti Gallera annuncia la proroga fino al 30 settembre per i MMG che desiderino “ravvedersi” e ed aderire al piano della regione.
Inoltre, secondo il ragionamento sviluppato dal dott. Giuseppe Belleri a link:  http://curprim.blogspot.it/2017/08/medici-aderenti-alla-presa-in-carico.html ,  l’adesione dei MMG e dei pediatri  in realtà sarebbe ancora più bassa.
Comunque sia, con una % di adesione decisamente inferiore alla metà dei MMG e dei pediatri, la delibera sui gestori e sulla presa in carico dei pazienti cronici subisce una forte battuta d’arresto. Inoltre il 12 settembre il TAR della regione Lombardia comincerà a discutere quattro ricorsi (uno di Medicina Democratica e tre dei sindacati medici) che chiedono l’annullamento della delibera perché anticostituzionale.
Ora si tratta di replicare il successo, ottenuto oggi, nel mese di ottobre quando oltre tre milioni di nostri concittadini riceveranno la lettera della regione che chiederà loro di consegnare la propria salute nelle mani di società, i “gestori” appunto; l’obiettivo è che anche in quel caso la maggioranza respinga al mittente la lettera di Maroni e Gallera perchè: “la salute è un nostro diritto, non il vostro business “

Medicina Democratica
Milano 02/08/2017

ABBIAMO APERTO SU QUESTO SITO (Medicina Democratica ndr), UNA PAGINA DOVE SONO PUBBLICATI DOCUMENTI E LINK ESTERNI SULLA QUESTIONE SOLLEVATA DA QUESTE DUE DELIBERE IN MERITO ALLA GESTIONE DELLA CRONICITA’ (CLICK QUI PER RAGGIUNGERE LA PAGINA).

DECRETO LORENZIN: QUANDO IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

vaccini-vignetta-300x19131.07.2017
DECRETO LORENZIN: QUANDO IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI
Il Decreto Legge che rende obbligatorie ben 10 vaccinazioni, recentemente convertito in Legge grazie all’imposizione della fiducia, è l’ennesima dimostrazione di quanto sia diventato incolmabile e sempre più ampio nel nostro paese il divario fra le istituzioni (e la classe politica che le occupa) e la società civile.
Il Governo, sempre meno rappresentativo non solo degli elettori (che non lo hanno mai votato) ma anche delle stesse componenti sociali che in qualche modo si illude di rappresentare, è costretto a ricorrere all’autoritarismo per colmare il vuoto di autorevolezza (e cioè di condivisione delle proprie scelte politiche) che lo attanaglia anche nel campo della sanità pubblica.
In questo senso il provvedimento, con il quale il Governo ha affrontato una questione che non presentava alcun presupposto d’urgenza che potesse giustificare il ricorso a questa forma di legiferazione emergenziale, è coerente con le precedenti iniziative assunte da diverse Regioni (governate dalle medesime forze politiche) tese a forzare la vaccinazione dei minori attraverso il ricatto della non ammissione dei piccoli al di sotto dei sei anni ai nidi ed alle scuole materne, ma anche attraverso una politica censoria (vedi l’annullamento in un’aula del senato del film Vaxxed di alcuni mesi fa, l’esclusione dai media della maggior parte delle notizie relative alle numerosissime e partecipate manifestazioni contro il decreto, la banalizzazione delle critiche tramite il dispregiativo e insulso termine NOVAX) o ricorrendo a pesantissime sanzioni.
Questa legge, assumendo la medesima modalità ricattatoria delle precedenti Leggi Regionali, conferma la contraddittorietà alla base dell’imposizione, poiché in Italia esiste già una legge che consente, in caso di epidemie conclamate, l’utilizzo dello strumento coattivo per motivi di sanità pubblica, impossibile però da utilizzare in questo momento proprio perché non giustificato da pericoli reali ed immediati.
La novità, però, è che su questa strada si è inserito anche l’organismo rappresentativo della classe medica, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, il quale non solo ha plaudito tale direttiva autoritaria ma ha cercato di superare la politica procedendo a forza di richiami e radiazioni laddove non era in grado di convincere quella parte dei propri iscritti, evidentemente molto più numerosi di quanto non si pensi, preoccupati sia delle modalità organizzative che delle ulteriori forme di repressione nei confronti di chi manifesta un pensiero critico.
Agli episodi di aperta criminalità in campo medico, e a quelli numerosissimi di corruzione da parte di medici ed amministratori pubblici del settore che hanno contraddistinto gli ultimi tempi, si somma quindi una palese sfiducia verso chi, pur affermando di possedere argomentazioni scientifiche da vendere a favore delle proprie tesi, si rifiuta categoricamente di confrontarsi con chi le confuta limitandosi a banalizzarne e censurarne le ragioni.
Il significato della nuova legge sulle vaccinazioni obbligatoria appare come il modo per nascondere quanto avviene in via di fatto nella sanità pubblica: tagli ai bilanci, riduzione di personale, assunzione di personale precario, mancanza di informazione, sottovalutazione della prevenzione. Appare evidente come chi governa e gestisce la politica sanitaria voglia transitare verso un sistema diverso, mutualistico o assicurativo, non più universale; piuttosto commerciale e affaristico. In questo – come nel campo dei vaccini – le case farmaceutiche hanno la loro convenienza.
Ciò – al di là dei risultati delle costrizioni messe in atto – non potrà che incrementare la diffidenza in strati sempre più ampi della popolazione, anche tra coloro che si sono sempre sottoposti a profilassi motivate da patologie ritenute altamente pericolose e realmente epidemiche, o al più, tendevano a ritardare il momento della vaccinazione dei figli temendo effetti avversi (di cui si conferma l’esistenza passandone la “gestione” all’AIFA nella nuova norma) a causa dell’età dell’intervento.
Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, si batte per il diritto alla salute come bene fondamentale e collettivo. Le imposizioni assolute, come nel caso della legge sulle vaccinazioni, con false motivazioni, o prive di motivazioni, scientificamente del tutto insufficienti, sono sbagliate. Le scelte repressive che ne conseguono sono controproducenti anche per gli scopi che si vogliono raggiungere, qualunque politica sanitaria deve essere basata sul consenso e la partecipazione dei cittadini.

Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute Onlus

(pubblicato sul sito di Medicina Democratica)