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COMUNICATO STAMPA DI SINISTRA SENAGO

Sinistra Senago ringrazia le cittadine ed i cittadini che hanno accordato la propria fiducia alla nostra lista e hanno creduto nel nostro programma e nella persona di Francesco Bilà come simboli di un forte cambiamento e per una vera inversione di rotta al governo della città.

Sinistra Senago ha rappresentato e vuole continuare a perseguire un progetto per una vera alternativa di governo fortemente collocato a sinistra della nostra città. Vogliamo ringraziare soprattutto Francesco per il coraggio e lo spirito di sacrificio mostrati in questa campagna elettorale. Non era facile e la generosità di Francesco è stato un elemento indissolubile della ventata di  freschezza che ha caratterizzato anche la campagna elettorale del nostro comune. Sicuramente il risultato elettorale (307 voti pari al 3,82%) non ci vede soddisfatti ed entusiasti.

Nelle elezioni amministrative il primo dato su cui vogliamo soffermarci è l’astensione: un senaghese su due non ha partecipato al voto !
Questo dato desta ancora più attenzione e sorpresa proprio perché si trattava  di elezioni comunali; si votava per l’elezione dell’ente più vicino alla cittadinanza.

Purtroppo le nostre posizioni non entreranno nel consiglio comunale di Senago, ma faremo in modo, che anche dall’esterno, non manchi mai lo stimolo di una sinistra unita che vuole mettere in gioco tutte le proprie idee a favore di una città in un momento politico ed economico delicato come quello che stiamo vivendo.

Non siamo una lista civica e quindi non pensiamo di abdicare al nostro progetto politico ed al nostro ruolo, semplicemente per un risultato elettorale avverso e negativo. Pensiamo invece che, oggi più che mai, vi siano ampie condizioni perché una coalizione della sinistra unita si ritrovi a Senago,
come in tutta Italia, a percorrere una strada che porti al miglioramento delle condizioni di vita degli italiani.

Siamo gli stessi che oggi si trovano in piazza a protestare per la reintroduzione dei voucher, che hanno partecipato alla campagna referendaria per l’acqua pubblica, che continuano a difendere l’articolo 18 cancellato con il Jobs Act, che hanno contestato la cosiddetta “buona scuola”, che si sono opposti alla riforma elettorale Italicum e infine che si sono battuti contro la riforma costituzionale che il 4 dicembre è stata sonoramente bocciata dal corpo elettorale del paese.

Il risultato dell’11 giugno vede andare al ballottaggio il sindaco uscente Lucio Fois e la candidata della coalizione di centro destra e della Lega Nord Magda Beretta con un netto vantaggio di quest’ultima. Pensiamo che vi siano chiare ed evidenti responsabilità per questo risultato che ha mostrato un forte malessere nella cittadinanza e che non è stato intercettato.

Riteniamo che il 25 giugno si debba operare una scelta che salvaguardi la democrazia e la partecipazione a Senago.

Sappiamo che l’attuale coalizione di centro-destra si è già trovata nel 2009 alla guida dell’amministrazione di Senago. Le cittadine ed i cittadini ricorderanno sicuramente la breve stagione tra il 2009 ed il 2011 con le destre ad amministrare la città ed i loro continui litigi interni; un’esperienza che condusse al commissariamento cittadino proprio nella fase in cui si prendevano ancora decisioni rilevanti relativamente alla realizzazione delle vasche di laminazione.

Crediamo che con questo centrodestra al governo della città si potranno rivivere momenti bui già affrontati dalle senaghesi e dai senaghesi e che il Comune non avrà una guida solida e duratura. Infine l’attuale configurazione del centro-destra guidato da Lega Nord e da Beretta contiene al proprio interno espressioni e rappresentanti di una destra pericolosa ed eversiva collegata con ambienti neofascisti che non vorremmo mai potessero occupare le istituzioni della città.

Per tutte queste ragioni riteniamo prioritario ed indispensabile partecipare al voto di ballottaggio il prossimo 25 giugno.

INCIVILTÀ POLITICA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE

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Stamane sono comparse, scarabocchiate sui manifesti elettorali della destra, frasi ingiuriose rivolte alla candidata alla carica di sindaco di quello schieramento politico. Sinistra Senago condanna l’episodio.

Anche Sinistra Senago, nel corso della campagna elettorale, è stata fatta oggetto ripetutamente di insulti, ingiurie e perfino aggressioni fisiche.

Sinistra Senago ribadisce con forza che la competizione elettorale non deve essere avvelenata da episodi di inciviltà politica, ma deve svolgersi in un clima pacifico, rispettoso e soprattutto democratico.

Inaugurazione della Casa della Salute di Senago “Andrea Bizzotto”

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La Casa della Salute di Senago era solo un’idea nella mente dei pochi che, già una dozzina di anni fa, si batterono contro la chiusura del Distretto Sanitario locale. Questa idea già allora divideva le forze politiche locali tra favorevoli e contrari con tutte le gradazioni di freddezza e tiepidità che possono stare nel mezzo.

In questi giorni abbiamo assistito, e supponiamo ancora assisteremo, ad aspre polemiche consumatesi anche nei social media locali, relativamente all’apertura della Casa della Salute. Ebbene ci preme sottolineare solo un aspetto:

FINALMENTE LA CASA DELLA SALUTE APRE ED E’ UNA REALTA’ NELL’AMBITO SANITARIO DELLA NOSTRA CITTA’.

Perfettibile ??

Sicuramente !!

In linea con quello che poteva essere il pensiero di chi nel Comitato Ambiente e Salute si battè per questo risultato ??

Certamente distante dalle idee di Andrea Bizzotto a cui la Casa della Salute è intitolata. Uno spazio che vorremmo e speriamo di poter arricchire in futuro con altri presidi sanitari.

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Non per questo però non possiamo e non dobbiamo saper cogliere l’enorme risultato che costituisce aver potenziato un presidio sanitario importante sul territorio al servizio della salute dei cittadini di Senago. Oggi questa era la priorità e tutto il resto può essere relegato ad un problema di secondaria importanza.

Oggi ringraziamo la tenacia e la caparbietà di un’amministrazione comunale che, pur tra mille ostacoli, ha portato a compimento il risultato, una tenacia degna dello spirito che animava Andrea Bizzotto e tutte le cittadine ed i cittadini che con lui si batterono perchè questo presidio fosse realtà. E ringraziamo il sindaco Fois e la sua Giunta per aver pensato di intitolare ad Andrea questa realtà.

E ci prendiamo anche una parte del merito per aver raggiunto questo risultato perchè Sinistra Senago, che ha sempre tenuto la rotta ferma su questo obiettivo, seppur fuori dal Consiglio Comunale ha saputo mantenere e continuare a caldeggiare questo risultato spendendosi pubblicamente a favore della Casa della Salute. Oggi anche dalla prospettiva della Multiservizi Senago è stato possibile operare in direzione di questo risultato. Abbiamo speso molto impegno per questo obiettivo dal 2005 quando eravamo all’interno delle istituzioni locali ed oggi siamo qui a ribadire che con tutte le possibili imperfezioni la Casa della Salute c’è e ci sarà per rendere un servizio alla cittadinanza di Senago.

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Avremmo voluto anche altro ??

Anche qui la risposta è sicuramente affermativa. Riteniamo la Casa della Salute un punto di partenza. Certamente l’idea chiave nasceva dal fatto che il soggetto gestore di questo spazio fosse un soggetto pubblico e avremmo desiderato che della struttura facesse parte anche una terza Farmacia Comunale.

Sappiamo bene che purtroppo così non sarà per il disinteresse delle vicine Aziende Sanitarie ed anche grazie al veto incrociato di diversi soggetti che si sono spesi alacremente, fino all’ultimo minuto possibile ed anche oltre, in una Zona Cesarini dell’ostruzionismo politico, affinchè questo obiettivo non si realizzasse.

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La Casa della Salute trovò i suoi primi ostacoli nel 2009, quando al termine della legislatura avvenne un cambio di amministrazione che portò il centrodestra e la sindaca Rossetti alla guida del Comune di Senago. Tutta la vicenda relativa alla Casa della Salute in quel momento si inabissò in una palude nella quale sembrava irreversibilmente destinata a restare.

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Il resto è storia. La Giunta Rossetti non ebbe un destino felice e dopo due litigiosi anni con la rottura di quella maggioranza che per la prima volta vide il centrodestra al governo della città di Senago si decretò la fine anticipata della legislatura.

In seguito si diede il via a un anno di commissariamento prefettizio e la Casa della Salute appariva ormai sempre più un miraggio che un traguardo.

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Anche nel centrosinistra qualcuno vide con molta freddezza l’obiettivo di realizzare la Casa della Salute e non per tutti l’apertura a cui abbiamo finalmente assistito sabato 21 maggio era ritenuta una priorità. Pensiamo che il tempo potrà rendere merito alla tenacia ed allo sforzo che è stato profuso perchè questo risultato fosse possibile. E pensiamo che Andrea Bizzotto, le cui idee oggi camminano ancora sulle nostre gambe sarebbe stato lieto di assistere ad una giornata come quella di sabato.

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All’inaugurazione hanno partecipato cittadini e rappresentanti di forze politiche che in tutti questi anni ed anche in questi giorni, hanno avuto modo di esprimere molto garbatamente e giustamente la loro opinione sul tema. Un’opinione anche distante da quella di chi come Sinistra Senago ha sempre considerato l’apertura della Casa della Salute come un dovere prioritario nei confronti della cittadinanza senaghese. Alcuni, forse presi da qualche scrupolo di coscienza, pur partecipando, si sono tenuti comunque a debita e relativa distanza non manifestando certo uno sguaiato entusiasmo. Ebbene anche chi non si è mai mostrato profondamente convinto della realizzazione della Casa della Salute ha voluto essere presente, quanto meno partecipando al rinfresco. Insomma diceva il vecchio adagio:

“O Franza o Spagna purche se magna !”

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E dai non rimanete fuori non vi mangiamo mica !!

Comunicato stampa di Sinistra Senago del 12 Aprile 2017

 

Nel quadro di una sinistra da anni unita e solidale, Sinistra Senago, nata nel 2012, si arricchisce da oggi del contributo fondamentale di una giovane forza di sinistra che aderisce e parteciperà con tutti gli altri soggetti già presenti da tempo (Possibile, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Senago Bene Comune) facendosi portatrice di sensibilità ed impegno politico e militante per il bene della citta di Senago. Sinistra Italiana partecipa e contribuisce così all’idea ed al progetto di Sinistra Senago, per una città amministrata in modo solidale, partecipato e con uno sguardo sempre attento alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente. La sensibilità delle compagne e dei compagni di Sinistra Italiana darà ulteriore linfa e sarà un elemento di arricchimento costruttivo del progetto di Sinistra Senago che, a questo punto, può dirsi sempre di più un movimento plurale, democratico, progressista e unitario, per un’alternativa a sinistra.

Sinistra Senago indica, sostiene ed invita a votare Francesco Bilà quale candidato sindaco per le imminenti elezioni comunali del prossimo 11 giugno.

 

Possibile aderisce a Sinistra Senago

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Perchè Possibile aderisce a  Sinistra Senago?

Perchè oggi, più che mai, gli italiani hanno  bisogno di una forza politica unitaria, capace di mettere al centro del proprio programma le persone.

Questo bisogno è figlio del periodo storico in cui stiamo vivendo, segnato da riforme governative tese a minare democrazia, diritti e welfare.

Provvedimenti, questi ultimi, che non hanno fatto altro che allungare la forbice sociale, instaurando nei cittadini sfiducia e disinteresse nella politica.

È in questo contesto, così cupo e di poche speranze, che si colloca la sfida della nuova sinistra unitaria. La sfida di Sinistra Senago, la nostra sfida.

LETTURE DI FINE ESTATE ORMAI AUTUNNO INOLTRATO(parte seconda ovvero “il colpo alla botte”)

Diversi periodici e quotidiani locali durante l’estate ci hanno informato ed aggiornato sulla difficile situazione in cui versava Villa Borromeo di Senago. La situazione era potenzialmente sull’orlo del fallimento. Ora si può dire quasi con assoluta certezza che abbiamo tranquillamente superato il ciglio del burrone e quindi il fallimento sembra ormai cosa acclarata e conclamata.

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I fatti sono ormai noti a tuti i cittadini senaghesi. La Villa Borromeo, più recentemente trasformata in un Hotel di lusso a cinque stelle, è stata sottoposta a sequestro dal Tribunale di Milano e la prima udienza fallimentare si terrà il 21 dicembre.

Molti hanno riportato anche di spiacevoli episodi che “girano di bocca in bocca”, rendendo edotta la maggioranza dei cittadini che persone che avevano prenotato il banchetto nuziale ed il relativo pernottamento presso Hotel Villa Borromeo si sono trovati a conoscere del sequestro da parte delle forze dell’ordine solo 24 ore prima del matrimonio. Anche alcune recenti recensioni su Trip Advisor hanno contribuito ad illuminare la vicenda con famiglie che avanzano crediti da Hotel Villa Borromeo e quindi dovranno essere risarcite. Sono inoltre noti i fatti che hanno portato poco più di un anno fa le Iene a fare un’inchiesta sulla situazione salariale di chi operava presso l’Hotel. Sostanzialmente sottopagati e in attesa di numerosi stipendi ancora da percepire. Fino a qui i fatti leggendo qua e là alcuni commenti e dibattiti ancora sotto l’ombrellone e la canicola agostana.

Nel piccolo grande panorama dI Senago il dibattito su una delle più importanti dimore storiche della città si era però già articolato con differenti contributi. In passato anche scontri piuttosto roventi si erano accesi sul destino di Villa Borromeo, quando tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 si era deciso il destino della villa risalente al XIV secolo. Ai tempi diverse fazioni si erano divise sulla scelta di una gestione pubblica della Villa Borromeo oppure di una gestione privata. Tra i potenziali interlocutori (oltre al Comune di Senago che non aveva certo da solo la liquidità per affrontare la gestione e la proprietà) vi erano l’Università di Milano e la stessa Provincia di Milano.

Per molti ancora oggi viene rivendicato con orgoglio (lo leggiamo anche nel periodico Noi e la Città) il fatto che la gestione di villa Borromeo sia finita nelle mani di privati. E che privati ci verrebbe da dire !!!!

Villa Borromeo nelle mani del Comune sarebbe stata per alcuni un’immane sciagura. Avrebbe fatto la “brutta fine di Villa Sioli” questo secondo le affermazioni di alcuni senaghesi. Ci permettiamo molto sommessamente di dissentire. Qualcuno si è spinto oltre nella smania privatizzatrice tessendo addirittura le sperticate ed ingiustificate lodi di Armando Verdiglione che è stato negli ultimi decenni uno dei responsabili del gruppo che era proprietario e gestore di Villa Borromeo. Meriterebbe un capitolo a parte la disamina del personaggio sopra citato.

Già condannato ancora negli anni ‘90 e coinvolto in diverse vicende processuali che ancora perdurano e che lo hanno visto in alcuni casi anche prosciolto. Verdiglione, non è un segreto per nessuno, era lo psicanalista di grido della Milano da bere, che è stata poi ampiamente bevuta. Era nel lotto dei personaggi in voga nella Belle Epoque di craxiana memoria.

Non stupisce più di tanto che i revanscisti del periodo craxiano non riescano a trovare nulla di oscuro in questo personaggio e nella sua gestione di un bene che dovrebbe essere invece patrimonio collettivo della cittadinanza di Senago. Ai tempi in cui si decisero le sorti di Villa Borromeo ricordiamo che il PSI fu certamente sponsor della cessione a Verdiglione. Lo stesso Bettino Craxi fu sicuramente lieto della scelta operata nel 1983. In Italia vige la ipocrita regola, o consuetudine, che si debba sempre parlare bene dei morti, ma sarebbe bene ricordare che stiamo parlando di un ex leader politico nazionale di partito condannato in via definitiva, latitante e morto in contumacia.

Quindi vantare oggi che Villa Borromeo ha subito importanti trasformazioni grazie all’operato del suo “munifico proprietario”* non significa certo affermare che Villa Borromeo sia divenuta un bene fruibile dai cittadini di Senago.

Chi scrive crede che la valorizzazione di un patrimonio culturale non debba necessariamente passare attraverso la sua trasformazione in un albergo a cinque stelle con annesso centro congressi. Probabilmente questo ha reso fruibile il luogo solo a chi può permettersi certe spese. Quanto al destino della Vila Borromeo siamo ben consci che oggi la situazione sia decisamente difficile. Il destino può essere, quasi per nemesi storica, simile a quello della dissoluzione che toccò al partito che fu di Craxi.

Certo di acqua ne è corsa sotto i ponti e tanta ne correrà ancora, così tanta da riempire vasche e vasche di putrida vergogna. Quello che il tempo ci ha lasciato è la constatazione amara che un certo periodo della storia del nostro paese ha realmente fatto male e continua a farci male anche oggi.

Sulle ali del craxismo è nato il belusconismo che per un ventennio ci ha angustiato e intristito. Oggi pensiamo che la caduta verso il basso e verso i disvalori che obnubilano il partito di maggioranza relativa oggi al governo  (leggasi Partito Democratico) sia figlio di una certa politica che ineggiava ai Verdiglione di “casa nostra”. Probabilmente senza Craxi non ci sarebbe stato Berlusconi e senza Berlusconi non avremmo Matteo Renzi a sgovernare l’Italietta derelitta e meschina.

Il trio

 

* Quanto alla munificenza del privato che ha acquisito e gestito Villa Borromeo riportiamo molto sommessamente uno stralcio di una delibera di Giunta recentemente approvata che stabilisce l’ammontare del credito del Comune di Senago nei confronti di Villa Borromeo.

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Premesso che con sentenza n. 589 del 25/06/2015, il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società Villa San Carlo Borromeo S.r.l., con sede in Milano, Via Serbelloni n. 5, C.F. 04637660962, nominando Giudice Delegato il Dott. Guido Macripò e curatori i signori Dott. Diego Moscato, Avv. Marco Angelo Russo e Dott. Marco Mistò, come da nota acquisita al protocollo con il n. 19238 del 30/07/2015;

Preso atto che il Comune di Senago è creditore nei confronti di Villa San Carlo Borromeo S.r.l. dell’importo di € 456.229,33= di cui:

€ 181.925,21= per atto di precetto del 05/02/2007, dovuti per l’esecuzione d’ufficio dei lavori di consolidamento del Ponte di via per Cesate e rifusione da sentenze;

-€ 132.620,30= per crediti da Tributi in via privilegiata;

-€ 141.683,82= per crediti per Tributi già a ruolo di Equitalia.

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Che in Italia regnasse il Capitalismo straccione lo sapevamo e ce lo aveva insegnato già Antonio Gramsci diversi anni orsono. Che la politica all’insegna del “privatizzare i profitti e socializzare le perdite” veda ancor molti sostenitori lo continuiamo a sapere. Almeno non permetteteci di essere complici rimanendo in silenzio e accettando tutto come se fosse la normalità.

PGT di Senago: sulla scuola, un progetto terrificante

Senago e il parco delle Groane
Nel Piano di Governo del Territorio di Senago una parte, importante e prescrittiva, è costituita dal Documento di Piano. Il documento dedica solo poche righe alla scuola, per disegnare grossolanamente una sua radicale trasformazione.
Come si possa pensare una cosa del genere in poche righe, rimane un mistero.
Ma, ciò che è peggio, la trasformazione pensata dagli urbanisti estensori del DdP atterrisce.
La ristrutturazione del sistema scolastico definito “dell’obbligo” (erroneamente: comprende la scuola dell’infanzia, che non è scuola dell’obbligo) nel Documento di Piano è da rigettare.
Ecco perché.
L’idea base è quella di costruire tre mega-complessi (centro, Castelletto, Papa Giovanni), nella convinzione che tre sia meglio di undici: tanti sono i plessi scolastici oggi.
Innanzitutto, l’idea non tiene conto del recente dimensionamento scolastico, per cui si dovrebbe supporre che uno dei tre poli scolastici sia in “comproprietà” tra i due Istituti di Senago. Non è nelle competenze comunali la definizione del numero degli Istituti e stupisce che un urbanista progetti trascurando questo dato. Se invece è stata volutamente progettata una “comproprietà”, viene da pensare che non siano state immaginate le conseguenze di caos gestionale a cui condurrebbe una soluzione del genere. Oppure, l’idea potrebbe essere stata che ad un Istituto sarebbero toccati due poli e ad un altro uno solo. Ma l’idea è in contrasto con il dimensionamento. Più facilmente, non è venuto in mente a nessuno il problema.
L’aggregazione in grandi strutture edilizie della popolazione scolastica attualmente distribuita in undici plessi causerebbe problemi innanzitutto a bambini e ragazzi. Orientarsi in uno spazio piccolo è meglio che in uno spazio esteso e complesso. Presupponendo che nessuno avrà le risorse per allestire molte palestre o laboratori di informatica, quante centinaia di metri dovrà fare ogni classe per raggiungere i laboratori e tornare? E quanto tempo si perderà, in una situazione in cui i troppo ripetuti “cambi” di insegnante rendono sempre mancante il tempo della didattica? Per stare nei tempi, gli insegnanti saranno costretti a “rubare” dal tempo della formazione quello dello spostamento. Esito atteso: meno informatica, meno palestra per tutti.
E ancora: per una popolazione scolastica di circa duemilacinquecento alunni, suddivisi in solo tre poli, che locali mensa sarà necessario costruire? Ogni polo dovrà somministrare il triplo o il quadruplo dei pasti erogati oggi nelle mense. E’ pensabile una mensa che ospiti sette-ottocento alunni? In alternativa, quanti turni di mensa occorrerà prevedere? A che ora pranzerà l’ultimo bambino? Quanto velocemente dovranno pranzare quelli che lo precederanno?
Di più: che congestione subirà il traffico in prossimità del polo-monstre, all’orario di fine lezioni, magari in un giorno di pioggia, che come sanno tutti, tranne gli urbanisti, rende l’esodo degli alunni più complicato?
In aggiunta a tutto ciò, i tre grandi poli verrebbero implementati da altri attrattori sociali, che ne ingrandirebbero la dimensione, aggravandone la complessità gestionale e di manutenzione e i problemi di traffico e parcheggio nelle aree limitrofe.
La realizzazione del progetto è assegnata ai meccanismi del project financing e/o del leasing. Contemporaneamente, le aree degli undici plessi, di proprietà comunali, verrebbero vendute. E’ il modo per fare cassa, evidentemente, facendo leva sui privati, che vogliono lucrare e che non sono tenuti a fare filantropia o beneficenza. Che non hanno nella loro mission l’educazione e l’istruzione. Che non hanno l’obbligo di elevare le condizioni culturali della popolazione. Per questo il capitale privato va tenuto lontano e distinto dalla scuola pubblica, anche per quello che riguarda la struttura edilizia.
E le aree dismesse degli undici plessi “alienati”, che fine faranno? Saranno oggetto di speculazione edilizia, presumibilmente, in virtù di altri generosi PGT che concederanno l’edificabilità in zone di pregio urbanistico: sarà un nuovo giro di affari per i costruttori e magari anche per le casse Comunali, che tra vendita e oneri di urbanizzazione faranno lauti incassi: ma al prezzo del contrario di quello che in altre parti del DdP si predica: una città verde e sostenibile.
Tutto si basa sulla convinzione che grande sia meglio di piccolo. Che concentrato sia meglio di diffuso. Si tratta di una concezione economicista e mercantile: bada al soldo e non al sodo.
Prima di tutto, anche qui ed anche stavolta, c’è il dio denaro, il guadagno ed il risparmio che governano le scelte. Ma qui si tratta di risparmiare sui bambini.
In quale famiglia assennata i genitori sono disposti a risparmiare sui loro figli?
Undici plessi sono meglio di tre, anche se costerà di più allo Stato e al Comune mantenerli. Allo stesso modo in cui una piccola città è più vivibile di una megalopoli: ci vuole davvero tanto a capirlo?
Se alla scuola pubblica sarà concesso di vivere ancora, di svilupparsi, potrà maturare la sua funzione elettiva di centro di cultura e di collante sociale. Nella scuola si incontrano classi sociali diverse, ceti differenti, culture diverse tra loro. Nella scuola e a causa della scuola socializzano non solo i bambini ed i ragazzi, ma anche i genitori. Undici scuole invece di tre possono rappresentare lo stroma della convivenza sociale, una struttura attorno alla quale far vivere la città, se lo si vuole fare e se lo si sa fare.
Allora è necessario mantenerla, questa struttura, arricchendola, invece di impoverirla. Nel DdP compare l’idea dei centri di quartiere per anziani, per giovani, dei parchi gioco, dei centri di aggregazione. Bene: ci vogliono, in una città che sia vivibile. Ma perché affastellarli attorno ai poli-monstre e invece non avvicinarli ai cittadini? Dovrebbero essere diffusi, non concentrati, allo scopo di aumentare i nodi della rete, non più undici, ma ventidue o quarantaquattro. Sembra che invece all’urbanista a cui preme l’economicità di gestione (ma sarà poi così economico concentrare?) piaccia un’idea di cultura e aggregazione come ghetto, con tre luoghi deputati a cultura, ricreazione, educazione. Solo tre.
E nel resto della città?