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MEMORIA ANTIFASCISTA

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

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Disposizioni transitorie e finali

XII

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

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Scarica la Costituzione integrale dal sito della Presidenza della Repubblica Italiana

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Lombardia, che fine hanno fatto i tablet del referendum per l’autonomia?

Polemiche sul destino dei dispositivi. Forma e specifiche non sembrano adatti all’uso didattico: i primi esperimenti sul campo non sembrano lasciare ampi margini di miglioramento


tablet di Roberto Maroni, che dovevano (dovrebbero) finire alle scuole dopo il referendum sull’autonomia della Lombardia (insieme a quello tenuto in Veneto) dello scorso 22 ottobre, vivono un destino incerto. Ne sono stati acquistati ben 24.400 con un esborso per le casse regionali di 23 milioni di euro. Niente paura, aveva assicurato il governatore Maroni, li doneremo alle scuole. Qualcun altro aveva addirittura suggerito di offrirli alle forze dell’ordine. L’acquisto è “un investimento, non una spesa, perché i tablet poi rimangono in dotazione alle scuole come strumento didattico” aveva detto il governatore. Trascorsi 4 mesi dal referendum, quale futuro per questi dispositivi?

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Di cosa si tratta

Quei VIU-800 di Smartmatic non sono tablet di formato tradizionale. Sono pesanti (oltre 2 chili) e di fatto non sono portabili, è impensabile utilizzare tali dispositivi in mobilità per l’istituto, magari per delle lezioni in classe. Difficile anche affidarli da portare a casa, visto che hanno una forma particolare: sono degli “identity management device”, così li definisce la società che li produce. Avete presente quei dispositivi che utilizziamo in banca per firmare, negli uffici per prendere i biglietti o prenotare un turno oppure appunto come “voting machine”, macchine da voto con lettore d’impronta digitale e identificazione video? Ecco, quella roba lì.

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Le specifiche tecniche

Montano un processore Soc Z8350, paragonabile (l’ha spiegato Francesco Fumelli dell’Isia di Firenze a Motherboard) a uno Snapdragon 801. Una chip del 2014 con cui erano equipaggiati smartphone del livello dell’LG G3, del Motorola Moto X, del Sony Xperia Z3 o dell’One Plus One. Un ottimo processore, sì, ma appunto quattro anni fa. Che nel mondo della tecnologia sono un’eternità. Anche il touchscreen non è eccezionale, e comunque non paragonabile a quello delle più diffuse tavolette, senza contare la poca chiarezza sul sistema operativo. Per il Fatto monterebbero Ubuntu, non proprio il massimo in termini di compatibilità con licenze e software in mano agli istituti, oltre tutto programmato sulle necessità di una procedura elettorale.

 

Lo spazio per riconfigurare quei dispositivi con un “sistema operativo commerciale” ci sarebbe, è previsto dal bando di fornitura che Smartmatic si era aggiudicata tre anni fa. Ma non pare che sia stato fatto. Almeno non con i primi pezzi distribuiti. Nel frattempo, infatti, una sessantina di scuole della regione ha già ricevuto 1.500 di questi dispositivi: “Una prima distribuzione sperimentale” ha detto Maroni. Da febbraio dovrebbe andare via il grosso, intorno ai 20mila pezzi. Quattromila rimarranno invece a Palazzo Lombardia per eventuali altri usi consultivi ed elettorali.

L’operazione però al momento sta mostrando il fianco alle polemiche: “La Lega ha fatto credere ai cittadini che fossero un investimento per le scuole, peccato che pesino 2 chili, siano lente, con sistema operativo Ubuntu e touchscreen arretrato, che adesso non vuole nessuno” ha detto Pietro Bussolati, capolista PD alle elezioni regionali. Giornalisti del settore, compreso Roberto Pezzali su DDay.it, avevano spiegato fin dalla scorsa estate come questi dispositivi non avrebbero avuto vita facile nelle scuole. Non era un problema del dispositivo, ideale per l’uso per il quale è stato acquistato, ma della sua rigidità hardware e software: “Quella della riconversione è infatti la parte che ha sollevato più richieste di chiarimenti prima dell’approvazione delle regole della gara: quali sono le caratteristiche che saranno operative sui dispositivi che verranno consegnati alla Regione dopo le elezioni? Ci saranno WiFi, Bluetooth e un collegamento per cuffiette e microfono come su un normale tablet commerciale?” si chiedeva il giornalista diversi mesi fa.

Sempre su DDay.it si spiegava mesi come fosse “probabile che molte funzionalità non ci saranno: queste tipologie di apparecchi sono pensati per essere blindati e sicuri contro eventuali accessi esterni, e non a caso la scheda di rete è un modulo particolare che viene disattivato durante le operazioni di voto. Le 24mila voting machine resteranno in comodato alle scuole sedi di seggio come ha annunciato Roberto Maroni, ma è davvero difficile che una scuola le possa trasformare in strumenti utili dal punto di vista didattico”.

Paradossalmente, sarebbe stato – e ancora forse dalla Regione sarebbero ancora in tempo per farlo – più sensato tenerle a disposizione per almeno una o due tornate elettorali regionali future, compito che avrebbero svolto egregiamente, invece di rivenderle ancora prima del referendum come strumenti per i bambini e i ragazzi.

“Antifascismo e antirazzismo: noi su questo non abbassiamo i toni, alziamo la guardia e sabato 10 febbraio saremo in Piazza, senza alcuna esitazione” dichiarazione di Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano

SABATO 10 FEBBRAIO
MARCIA ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA
APPUNTAMENTO ORE 15.30
MILANO, PIAZZA OBERDAN
CONTRO LA VIOLENZA FASCISTA, RAZZISTA, SESSISTA:
NOI CI SIAMO

OSTINATAMENTE-ANTIFASCISTA

 

“E’ intollerabile ciò che è accaduto a Macerata, ma anche la sua lettura distorta, la sottovalutazione quando non l’accondiscendenza per le parole d’odio, l’istigazione alla violenza, gli atti squadristi che stanno creando un clima inquietante nel paese. Non siamo di fronte a fenomeni folkloristici, ma al tentativo pericoloso di riportarci ai tempi bui, di scaricare la responsabilità dei problemi sui più deboli in nome della “razza”.
Noi su questo non abbassiamo i toni: le nostre radici sono nella Costituzione, libertà, uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà sono i valori che segnano il nostro presente, il nostro agire dentro e oltre i luoghi di lavoro.
Non abbiamo smarrito la memoria, siamo orgogliosi della nostra storia e non possiamo accettare che forze dichiaratamente fasciste si muovano liberamente, vengano riconosciute, ospitate in spazi pubblici, considerate soggetti con cui dialogare.
Il fascismo non è un’opinione, è un reato: è scritto a chiare lettere nella XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma,del disciolto partito fascista”) E allora noi ribadiamo la nostra richiesta: le organizzazione neofasciste e neonaziste vengano dichiarate fuori legge.
Abbiamo aderito con convinzione alla marcia antifascista e antirazzista organizzata a Milano per 10 febbraio e abbiamo invitato le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici a partecipare alla manifestazione. Ci auguriamo che molti accolgano l’appello. Ci dispiace per chi ha scelto di non partecipare: noi ci saremo, con le nostre bandiere e tutta la nostra convinzione”.

Milano, 8 febbraio 2018

Noi siamo contro la Lega

Eurostat: il 16% degli italiani non ha i soldi per scaldare adeguatamente la propria abitazione, quasi il doppio della media UE. A rischio anziani, neonati, malati cronici e disabili

front5083209Vivere in una casa fredda oltre che essere disagevole mette anche a rischio la salute. E per gli italiani la situazione sembra peggiorata: nel 2006 in difficoltà a riscaldare la casa era infatti “solo” il 10,4% della popolazione. In Europa dati molto diversi da un Paese all’altro con una media dell’8,7% in progressivo miglioramento dopo il picco negativo nel 2011 con l’11%. La situazione più grave in Bulgaria (39%), seguita da Lituania e Grecia (29%). In Lussemburgo e Finlandia problema quasi inesistente. 

L’8,7% degli europei ha difficoltà economiche a scaldare adeguatamente la propria abitazione. Il dato è stato pubblicato oggi da Eurostat che ha aggiornato la sua indagine periodica su questo indicatore sociale rilevando che, dopo il picco rilevato nel 2011 con l’11%, la situazione è progressivamente migliorata.

Non è così per l’Italia che al contrario mostra un incremento notevole della popolazione che non può permettersi un riscaldamento adeguato. Nel 2006, primo anno di rilevazione riportato da Eurostat, gli italiani … continuna leggere sul sito “quotidianosanità.it” clicca qui

STRAGE DI OPERAI – MASSIMO GATTI: “NON BASTANO LE PAROLE”

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“I lavoratori morti ieri a Milano e Torino sono solo gli ultimi di una carneficina degli ultimi 10 anni. Sono 13 mila i caduti sul lavoro censiti dall’Osservatorio indipendente di Bologna. A ciò si devono aggiungere le invalidità e le malattie invalidanti, come nel caso del flagello di chi ha lavorato a contatto con l’amianto.

Per questo oltre il lutto e il sincero cordoglio per le vittime e le loro famiglie, occorre investire subito e in modo consistente nella sicurezza, nei controlli e nella formazione, rendicontando ogni mese cosa si è fatto, soprattutto non aspettando i prossimi morti.

Lo Stato faccia il proprio dovere, senza abdicare e privatizzare le proprie funzioni, vigilando e intervenendo in tutti i settori, privati e pubblici”.

È la dichiarazione di Massimo Gatti, candidato Presidente di Sinistra per la Lombardia, all’indomani dell’incidente in una fabbrica di Milano in cui hanno perso la vita tre operai.

Un crimine non ha giustificazioni

194837315-df85fdbb-e8c0-4b6e-9ccc-0312b36869b1Le notizie che stanno arrivando sull’ennesimo infortunio mortale plurimo a Milano (tre operai deceduti, tre intossicati tra cui un Vigile del Fuoco) portano tragicamente ancora una volta all’attenzione gli inaccettabili rischi che corrono molti lavoratori per guadagnarsi di che vivere.
Il contesto dell’evento infortunistico lo identifica già chiaramente come un crimine : un crimine la mancata verifica della respirabilità dell’atmosfera nel luogo confinato dove stavano operando, un crimine l’assenza di dispositivi di protezione individuali idonei, un crimine la mancanza della presenza di lavoratori all’esterno con idonee attrezzature per il soccorso e l’estrazione veloce in caso di infortuni o altre emergenze.
Tutto scritto nella normativa da decenni, da alcuni anni ancor più specificato da una norma apposita sull’argomento, fiumi di inchiostro in linee guida, prassi, procedure : un evento prevenibile e prevedibile.
Medicina Democratica si unisce al dolore dei famigliari per la perdita dei loro cari e assegna a questo evento l’unica definizione possibile, qualunque sia la dinamica, qualunque siano le possibili “giustificazioni” : è un crimine, come tale insopportabile e inaccettabile.
Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici a essere protagonisti del proprio destino, difensori della propria vita e integrità psico-fisica : la conoscenza, l’autoorganizzazione, la rivendicazione di un ambiente salubre e sicuro, dentro e fuori la fabbrica, sono nel DNA del movimento operaio, da troppo tempo compresso e vilipeso da norme e prassi che hanno ridotto i diritti, individuali e collettivi, e fiaccato la resistenza e la capacità di azione.
Che dire poi di una politica sanitaria che impone vaccini a casaccio e nel contempo svuota (nel numero e nelle capacità di azione) i servizi pubblici di operatori della prevenzione e non organizza efficacemente l’attività di vigilanza ?
Medicina Democratica è con i lavoratori, è stata costruita nel 1976 da lavoratori e lavoratrici impegnati nella autodifesa delle proprie condizioni di sicurezza trovando alleanza e partecipazione da parte degli operatori della prevenzione, indispensabile riallacciare questi rapporti, riprendere le lotte e chiamare i crimini con il loro nome.

(Articolo pubblicato su “Medicina Democratica”)