SEGNALAZIONE alla sindaca Beretta e all’assessore Capuano

Gabriele D’annunzio non è stato un filosofo, né tanto meno un divulgatore di concetti fondanti del nazionalsocialismo. Lo è stato Ernst Junger, autore del “Trattato del ribelle”, che nella prima parte del 2019 il filosofo Diego Fusaro discuterà a Senago per la presentazione del suo libro “Pensare altrimenti”, dietro un compenso di 1050 euro per quell’unica serata.

Fusaro_MarxE pensare che la sindaca Beretta derideva una eventuale proposta culturale di Sinistra Senago relativa a Marx, e si ritrova invece con un filosofo che ha tratto ispirazione da tale autore per discutere la propria tesi e pubblicare vari volumi, distorcendone però il pensiero in senso sovranista.

Annunci

Riappropiamoci della Costituzione

Manifesto-420x310

C’è un manifesto che promuove il SÌ al referendum che recita: “Cara Italia, vuoi diminuire il numero dei politici? Basta un Sì”.

C’è qualcosa che fa più impressione delle imperfezioni della riforma. Ed è il racconto della riforma stessa. Lo spirito con cui viene promossa.

Come se i costi della politica, anzi dei politici secondo questa vulgata, fossero slegati dalla qualità dei politici stessi.

Come se non c’entrasse nulla il fatto che i partiti (anche il mio) stanno rinunciando alla funzione di selezionare classe dirigente di qualità.

Come se ridurre il numero dei rappresentanti del popolo (di questo parliamo) rimediasse automaticamente alle storture di un paese che ha smesso di crescere, che ha rimosso il tema delle nuove generazioni, che non investe nella qualità e nella ricerca come sarebbe adeguato a un grande paese, che non sa più cosa sia la questione meridionale (c’è ancora eh), che è diventato insopportabilmente più diseguale, che ha spesso ridotto a lettera morta la progressività delle tasse, che promuove becere campagne sulla fertilità ma non si occupa delle condizioni materiali di quelle coppie che un figlio lo vorrebbero ma non possono permetterselo, manco fosse un’auto di lusso.

Come se quello slogan non avesse un impatto negativo sulla credibilità e autorevolezza dei politici che si salvano dalla scure.

Come se il mio ruolo di deputato, nel rapporto con i cittadini, non venisse reso irresponsabilmente più fragile proprio da questa furia iconoclasta.

Come se riformare la Costituzione per ridurre il numero dei politici non volesse dire che domani mattina uno possa svegliarsi e dire: “Scusate signori, ne avete eliminati 200. Ma perché non 300 o 400? Anzi, facciamo così, perché non diamo una bella delega a un gruppo ristretto che si occupi del paese?”.

Per favore, fermate questa macchina, qualunque idea abbiate di questa riforma. Pensate per un attimo a ciò che accade il minuto dopo questo referendum e alla fatica di rimettere insieme i cocci e ristabilire un clima che stiamo colpevolmente avvelenando.

Riappropriamoci di un vocabolario da paese civile. Vale per un fronte e per l’altro. Questo sì sarebbe un bel passo verso la modernità.

Francesco Laforgia 

Buona scuola: in arrivo il referendum.

e8ba093b4ac1ca799214b61522503e09d61f6705ad5a467cbf9cfeed_175x175

Buona scuola, in arrivo il referendum. Dopo quello promosso da Possibile di Pippo Civati nel 2015 (che non raccolse le firme necessarie), nuovo tentativo, e questa volta “dal basso”. Cioè dalle associazioni dei docenti e studenti, dai sindacati e dai comitati Lip (legge di iniziativa popolare). Ieri, domenica 7 febbraio, a Napoli è nato ufficialmente il comitato promotore del referendum. Ne fanno parte Flc Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Anief e per gli studenti l’Uds, oltre a comitati e sigle minori.

Quattro quesiti in cantiere per abrogare altrettanti punti chiave della legge 107 . “Due sono già definiti – dice Giovanni Cocchi docente bolognese che fa parte dei comitati Lip – e cioè uno sullo School bonus e l’altro sulla chiamata diretta dei professor i da parte del dirigente scolastico, gli altri due sono da definire negli ultimi dettagli ma avranno come oggetto il comitato di valutazione e l’alternanza scuola-lavoro ”. Lo School bonus, ricordiamo, è la possibilità di concedere erogazioni liberali da parte di privati ad una scuola specifica, con il rischio di creare disuguaglianze tra scuole e aree del Paese. Sull’alternanza scuola lavoro il dibattito nel comitato – il cui coordinatore tecnico è il costituzionalista Massimo Villone – è ancora in corso. Si tratta infatti di capire se porre un limite alle 200 ore (per i licei) e alle 400 (per i tecnici) da dedicare nel triennio finale agli stage in aziende, enti pubblici, musei ecc, oppure se abrogare la possibilità di svolgere l’alternanza durante il periodo estivo. «In ogni caso si tratta di tutelare i diritti degli studenti a non essere sfruttati», dice Danilo Lampis dell’Uds che ha avviato una campagna tra gli studenti proprio per far emergere situazioni anomale. «Noi vorremmo un codice etico da parte delle imprese , ma anche la Carta dei diritti degli studenti in alternanza scuola-lavoro che il ministro aveva promesso di attuare, dall’autunno scorso e che invece è ancora arenato negli uffici del ministero a Viale Trastevere», sottolinea.

Tornando ai referendum, a marzo è prevista un’altra assemblea da cui usciranno i quesiti ormai redatti e il via alla campagna referendaria. Che per il momento non vede partecipare i partiti, che, se vorranno, fa notare Cocchi, potranno creare dei comitati di sostegno. Tre mesi di tempo per raccogliere almeno 600mila firme e poi la Corte costituzionale dovrà decidere se i quesiti sono ammissibili.

Ma qual è il clima che regna nelle scuole? “C’è il fuoco sotto la cenere”, dice il rappresentante dei comitati Lip. “La legge 107 ha già fatto vedere crepe come la supplentite o la fine toccata ai docenti del potenziamento: assunzioni senza verificare i reali bisogni delle scuole”, afferma Cocchi. Per questo motivo, una campagna referendaria può riaccendere la miccia e convogliare le delusioni e l’insoddisfazione che già hanno prodotto contestazioni a macchia di leopardo. Come è accaduto nelle Marche e in un liceo di Pisa dove i docenti si sono rifiutati di votare i due rappresentanti del Comitato di valutazione che ha il compito, tra l’altro, di elargire un bonus in denaro ai meritevoli.

Ma il referendum va preparato con molta attenzione , sottolinea Lampis. “I quesiti devono essere chiari e semplici e la campagna deve coinvolgere tutti, tenendo presente comunque che il referendum non è la panacea di tutti i mali. Ma la sua forza è anche quella di stare insieme agli altri percorsi referendari”. Che sono quelli ambientali, come il No Triv e quello sul Jobs act su cui la Cgil sta sondando i suoi iscritti.

Così tra pochi mesi, verso la metà di aprile, potrebbe accadere  che, mentre il presidente del Consiglio affila le armi per la “sua” campagna sul referendum costituzionale, dal basso, arriverebbero i referendum che mettono in crisi proprio i suoi gioielli: la Buona scuola, lo Sblocca Italia e forse anche il Jobs act .

di Donatella Coccoli da Controlacrisi

Quando il diritto allo studio diventa merce.

images

Non è la prima volta che la Ministra Giannini finisce decisamente fuori strada quando parla di università e diritto allo studio. Stavolta ha deciso di farlo a bordo di un’utilitaria da 10-12.000 €, una cifra ben superiore, a detta della ministra, di quella che uno studente spende in media per frequentare una laurea triennale alla Sapienza di Roma. Cosa c’entrerà un’automobile con una laurea triennale, vi chiederete? Forse qualcosa per chi ha in testa la formazione come investimento e autovalorizzazione personale, come bene da acquistare e scambiare. Assolutamente nulla invece per chi come noi ritiene che il diritto allo studio debba essere riconosciuto per quello che è, ovvero un diritto costituzionale.

A prescindere dalle affinità o divergenze tra un’utilitaria e un corso di laurea, tuttavia, il dato presentato dalla ministra è ovviamente falso. Come ha testimoniato Federica, studentessa di Giurisprudenza della Sapienza e coordinatrice di Link Sapienza, per frequentare l’università a Roma si spendono come minimo 13.620 € l’anno tra tasse, spese per i libri, l’affitto, le utenze e i trasporti, che, moltiplicati per tre anni, fanno più del triplo, quasi il quadruplo, della cifra dichiarata dalla Giannini. La retorica della formazione come sacrificio individuale e come investimento – che gli italiani non compiono perché troppo choosy – non è più sufficiente per nascondere questo dato sempre più drammatico. L’Italia è infatti, secondo il recente rapporto di Eurydice, il terzo Paese europeo per livello di tassazione studentesca: paghiamo in media tre volte tanto uno studente tedesco per frequentare l’università. Nel nostro Paese uno studente su dieci è idoneo alle borse di studio (il che non significa affatto che la riceverà, data la cronica mancanza di fondi), mentre in Francia o in Germania il rapporto sale fino a uno su quattro.

Si potrebbero snocciolare ancora molti dati, alcuni dei quali coinvolgono anche il mondo della scuola – solo nell’ultimo anno il Codacons ha stimato un aumento dei costi per libri e corredo scolastico dell’1,7%, con un esborso medio di 1.100 euro l’anno per studente – ma la sostanza rimane abbastanza chiara: studiare dovrebbe essere un diritto e invece, nella realtà italiana, sta diventando sempre più un lusso. Mentre in questi mesi è esploso il dramma di decine di migliaia di studenti universitari esclusi dal sistema del diritto allo studio a causa della riformulazione dei parametri dell’Isee, il Governo ha scelto una linea chiara e inequivocabile: sono zero, infatti, le risorse sul diritto allo studio previste nella Legge di Stabilità.

Probabilmente quando Renzi parlava dell’investimento sulla formazione si riferiva a qualche manovra brusca della sua ministra dell’Istruzione, non allo stanziamento dei fondi che sarebbero necessari per rendere l’istruzione gratuita e quindi realmente accessibile a tutti e per introdurre una misura universale di reddito di formazione che garantisca l’autonomia sociale a chi sceglie di studiare. È necessario cambiare decisamente rotta: per questa ragione ci mobiliteremo in tutte le piazze del Paese e a livello europeo il 17 novembre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti studenteschi: vogliamo tutto #pertutti, privilegi per nessuno.

da Unione degli Studenti

Would you like to learn Italian?

advancedresizetool.aspx

L’Associazione “Il Ponte” organizza un    Corso di Italiano per adulti stranieri

 Il martedì e giovedì  dalle 15.00 alle 16.30
Il lunedì dalle 21.00 alle 22.30
Via Repubblica, 7  -Oratorio di  Senago
Il corso inizia martedì  – 13 ottobre 2015  alle ore 15.00
I corsi  sono gratuiti – per info – TEL:   02/99058468 – 02/99481404

 _________________________________

¿Quieres aprender italiano? La  Asociación “Il Ponte” –  organiza  un

 Curso de Italiano para  adultos  extranjeros

El martes y el jueves de 15.00 a 16.30

El lunes de 21.00 a 22.30

Via Repubblica, 7 – Oratorio di Senago – El curso empieza el día

 13 de octubre 2015  a las 15.00 –   Los cursos son gratuitos –  TEL:   02/99058468 – 02/99481404

________________________________________

Veux-tu apprendre l’Italien? L’Association ‘’Il Ponte’’ organise un

Cours d’Italien pour les étrangers adultes

Le Mardì et le Jeudì de 15:00 h à 16:30

Le lundì de 21:00 h à 22:30

 Via Repubblica, 7 – Oratorio di  Senago

  Le cours commencera mardì      13  octobre  2015  à 15:00 h

 Les cours sont gratuits –   TEL:   02/99058468 –  02/99481404

——————————————————————

Would you like to learn Italian?  The Association “Il Ponte”

 organizes an

Italian Language Course  for  Foreign Adults

On Tuesday and on Thursday

from 3.00 p.m. to 4.30  p.m.

On Monday from 9. p.m. to 10.30 p.m.

Via Repubblica, 7 – Oratorio di Senago

The course will begin on October  – 13  2015  at 3.00 p.m.

The courses are free –   TEL:   02/99058468  – 02/99481404

“Buona scuola”. Scoperto un altro buco: mancano gli insegnanti di sostegno.

5b7a69085d135a0d006754bbcc5f431c0332fa1e0ea3177ca871ea0d_175x175

Scoperto un altro buco nella cosiddetta “Buona scuola”: non ci sono insegnanti di sostegno. A lanciare l’allarme è l’Anief, che sottolinea come l’allerta sia partito nelle ultime ore: A Milano, per esempio, come ha detto il provveditore, ne mancano 1.900. Il numero così elevato è in relazione all’elevato numero di studenti disabili, che negli ultimi anni sono aumentati toccando la cifra di più di 12mila. Sono arrivate 700 certificazioni in più solo nell’ultimo mese, dicono al provveditorato, e “noi non abbiamo insegnanti per loro nonostante potremmo assumerne tantissimi”.
E non è solo una necessità dei grandi centri del Nord, ‘perché lo stesso problema c’è in Sicilia o in Calabria: mancano gli specialisti, non ce ne sono in tutta Italia’. Anche perché quelli che ci sono continuano a fare i supplenti’.
”Si tratta di un vero e proprio bug contenuto nella riforma – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – perché invece di cancellare la piaga del precariato scolastico, quella che il premier ha più volte chiamato ‘supplentite’, si è agito nel modo opposto: si continuano a tenere ai box, come supplenti, oltre 12mila docenti che, dopo essersi formati loro spese nelle università indicate dallo Stato, pagando circa 3mila euro a testa, potevano tranquillamente essere immessi in ruolo attraverso il piano straordinario di assunzioni previsto dalla riforma.
Ancor di più perché i posti vacanti sono tre volte tanto: l’anno prossimo, infatti, partirà con 90mila cattedre di sostegno coperte da personale di ruolo su oltre 120mila posti a tutti gli effetti vacanti”. “Non sono affatto numeri ingigantiti – secondo Anief – ma quelli necessari per garantire il diritto allo studio di più di 240mila alunni disabili certificati con problemi di apprendimento.
La carenza di docenti specializzati per i disabili riguarda tutte le regioni: ”nel Lazio mancano circa 700 insegnanti di sostegno”. La situazione in provincia non è migliore: a Pistoia ci sono ”46 cattedre vuote sul sostegno, ma mancano gli insegnanti”, a Prato le immissioni in ruolo non sono bastate: rimangono da coprire 34 cattedre per il sostegno. Potremmo andare avanti, ma ci fermiamo qui”, rileva il sindacato.
Eppure, aggiunge, “quello delle graduatorie esaurite è un problema che poteva essere tranquillamente superato. Governo e Parlamento, infatti, non hanno permesso l’accesso nelle GaE dei 12.840 insegnanti di sostegno specializzati negli ultimi anni, attraverso il primo e secondo ciclo di Tfa: si tratta di docenti – selezionati su un numero preciso di posti individuato annualmente dal Miur – che hanno svolto lo stesso percorso formativo dei colleghi che si sono specializzati nel sostegno alla disabilità, sino al 2011, attraverso le Ssis.
Invece, tutti questi specializzati, malgrado la Buona Scuola, anche quest’anno continueranno a sottoscrivere una supplenza – ad anno scolastico iniziato – su convocazione del dirigente scolastico”.Dai conteggi della rivista Tuttoscuola risulta che, complessivamente, se si tiene conto anche delle cattedre comuni, ”delle 71.143 domande presentate ne dovrebbero andare a buon fine soltanto 55.373”.
da “Controlacrisi”

Buona scuola: per gli insegnanti Sardi il rischio è la deportazione

mandela

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Cristiano Sabino, insegnante precario ed attivista del Fronte Indipendentista Unidu, in merito all’assunzione dei precari previsti da La Buona Scuola e al suo possibile effetto in Sardegna. 

Mi presento. Sono Cristiano Sabino e sono un insegnante precario inserito nelle ormai famose GAE (graduatorie ad esaurimento).

Nei prossimi giorni dovrò fare la fatidica domanda di assunzione in ruolo. All’indomani della legge sulla scuola verranno assunti infatti molti precari attinti appunto dalle graduatorie e dall’ultimo concorso.

Quella che sembra essere una buona notizia rischia di diventare un girone dantesco, in particolare per noi precari sardi.

Nella domanda infatti dovrò indicare tutte le province d’Italia in ordine di preferenza dichiarando la mia disponibilità. Nel caso non accettassi sarei fuori per sempre dal mondo della scuola cancellando così anni di studio, di formazione e di esperienza finalizzati a diventare un insegnante di alto livello.

Non solo, il meccanismo di assunzione per fasi successive prevede un’agghiacciante modalità secondo cui non è data alcuna possibilità di scelta.

Si rientra in una sorta di gigantesca lotteria per cui alla fine chi ha meno punti potrà magari lavorare vicino casa, mentre chi ha più punti verrà chiamato a migliaia di chilometri da casa, senza neppure poter optare per un posto sulla nuova figura dell’ “organico dell’autonomia” (il così detto organico funzionale).

Chi non accetta l’assunzione viene cancellato per sempre dalle graduatorie ed espluso definitivamente dal mondo della scuola.

Ho orientato tutta la mia vita a costruire qui in Sardegna raggiungendo notevoli risultati nello studio e nella formazione e l’idea di dover abbandonare la mia patria e i mie affetti e dover negare le scelte di una vita per piegarmi a questo orribile ricatto, mi provoca un senso di vertigine profondo e una dura morsa allo stomaco.

Ma al di là della mia questione personale il mio pensiero va a chi ha famiglia, ha figli piccoli, ha contratto un mutuo o magari ha parenti gravemente ammalati e bisognosi di cura (questo sistema non prevede neppure il rispetto della 104!) e materialmente non potrà accettare nessuna proposta lontano dall’isola.

Non si può considerare la Sardegna una “normale regione italiana”.

Semplicemente non lo è. Non ci sono gli stessi collegamenti aerei e non ci si può spostare via terra. Ultima in ordine di tempo la notizia che fino al 10 agosto non sarà disponibile nessuno biglietto da Milano per Cagliari (fonte Unione Sarda on-line), senza poi contare la gestione ormai monopolista delle tratte marittime.

Spostarsi da e per la Sardegna ormai è sia un calvario, sia un lusso che non molti possono frequentemente permettersi!

Credo che dovere degli insegnanti sardi e di tutti coloro che in Sardegna non siano collusi con questo sistema corrotto e autoritario sia quello di denunciare i parlamentari sardi favorevoli al ddl “la buona scuola”, fra cui c’è perfino la collega Caterina Pes, i quali hanno ancora una volta anteposto gli ordini di scuderia dei propri partiti agli interessi concreti dei cittadini che dovrebbero rappresentare.

Dovere invece della Regione sarebbe quello di esercitare la sua autonomia e sollevare la questione di legittimità come si stanno accingendo a fare Veneto, Calabria e Puglia, invece di fungere da mera esecutrice dei dettati imperiali che arrivano da Roma.

La legislazione presente permetterebbe alla Sardegna di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la riforma della scuola, facendo così rispettare le proprie competenze autonomistiche (che hanno carattere costituzionale) e di ottenere lo stesso trattamento delle province del Trentino e della Valle d’Aosta che gestiscono il reclutamento degli insegnanti salvaguardando il legame sociale e culturale tra scuola e territorio, a maggior ragione in un contesto sociale come quello sardo, molto fragile e sotto pesante minaccia di spopolamento crescente.

La domanda di immissione in ruolo per i precari sarà una colossale deportazione di cervelli, il che andrà ad aggravare seriamente la già grave situazione di spopolamento che vive la nostra terra.

Opponiamoci in ogni modo a questa infame operazione autoritaria e fascista dello Stato italiano!