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DIMISSIONI

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Dice la Lega Nord che la ‘ndrangheta a Cantù è solo “bullismo paramafioso”. Sigh!

(Rammentiamo che da Senago ci si muoveva verso Cantù)

ndrangheta-cantu-arresti-300x225Nel corso dell’ultima maxi operazione antimafia in Lombardia a Cantù gli inquirenti hanno individuato gli interessi della cosca dei Morabito di Africo e arrestato 9 persone. L’assessore leghista Brianza risponde: “Non è una emergenza ’ndrangheta. E’ da tenere monitorato, ma Cantù non è Gomorra. Sono episodi di parabullismo mafioso”.

(pubblicato su fanpage.it)

Un’inchiesta che è durata quasi due anni che ha svelato un imponente traffico di droga, episodi di corruzione e gli interessi criminali di Giuseppe Morabito (nipote dello storico boss di Africo “U Tiradrittu”) che a Cantù metteva in atto veri e propri «atti criminali» realizzati con lo scopo di “destabilizzare gli equilibri” mafiosi del territorio e consentire alla famiglia Morabito di “assumere il pieno controllo di Cantù”. Lo scorso 27 settembre la Procura Antimafia di Milano a Cantù ha arrestato nove persone (tre delle quali con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e tutti gli altri con l’aggravate del metodo mafioso), dice l’ordinanza che Cantù per almeno due anni teatro di “episodi di violenza posti in essere con tracotante audacia in pieno centro a volto scoperto con la finalità di affermare sul territorio la presenza di un sodalizio altrettanto prepotente e sopraffattore con il conseguente assoggettamento della popolazione”.

Il gruppo, secondo gli inquirenti, avrebbe seminato il terrore costringendo addirittura due locali a chiudere minacciando, non pagando le consumazioni e organizzando aggressioni agli avventori dei bar per favorire i “calabresi del bar Crystall” e, secondo i magistrati, per provare a rilevare gli altri locali portati al fallimento. Il bilancio è un bollettino di guerra: due bar chiusi, un terzo ceduto, un giovane affiliato gambizzato, un automobilista terrorizzato a colpi di pistola, quattro estranei presi a sberle e pugni e mandati in ospedale.
L’assessore leghista: Non è una emergenza ‘ndrangheta

Come reagisce una città di fronte allo svelamento di un quadro del genere? Cosa avviene, nel “profondo Nord”, quando ci si accorge che la mafie sono ben più su di dove abitualmente le immaginiamo e sono entrate nella gestione delle meccaniche sociali delle città in cui viviamo? La risposta peggiore è dell’assessore Alessandro Brianza della Lega Nord, 33 anni, che si occupa di politiche comunali per la famiglia, sociale e istruzione: “Quello di cui si parla a Cantù è stato artatamente montato. Le persone arrestate si atteggiavano a bulletti di periferia. Non è una emergenza ’ndrangheta. E’ da tenere monitorato, ma Cantù non è Gomorra. Sono episodi di parabullismo mafioso, non episodi diffusi di estorsione. Non mi stupisce che non ci sia la volontà e il coraggio di parlare. C’è comunque paura”.

Un capolavoro di strabismo e banalità che riporta al negazionismo della sindaca di Milano Letizia Moratti che si spinse addirittura a dire che a Milano la mafia non c’era, perfettamente sul solco di Maroni (che guarda caso è un pezzo grosso della Lega Nord proprio come il giovane Brianza) che addirittura si “offese” nel sentir parlare di mafia in Lombardia. Così la ‘ndrangheta diventa una bazzecola da “bulletti di periferia” e quindi, vieni da immaginare, che la Procura e le forze dell’ordine siano colpevoli di procurato allarme.

E se qualcuno fa notare che proprio a Cantù il tema della sicurezza è stato banalizzato proprio dalla Lega Nord a questioni di immigrazione o moschea il parlamentare leghista Molteni, che proprio in quella zona ha il suo bacino elettorale, addirittura si inalbera: “Non vedo cosa c’entrino la moschea, la microcriminalità e la macrocriminalità organizzata – dice – oggi ho spedito una nota alla commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, sulla vicenda di Cantù e della Lombardia, chiedendo di farsi carico di questa drammatica vicenda. Nessuno metta in discussione la lotta della Lega alla criminalità organizzata. Arrivano dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, oggi presidente di Regione Lombardia, i primi passi verso il codice antimafia. E l’Agenzia dei beni confiscati. Se si osa dire il contrario, divento cattivo e querelo”. E i mafiosi, intanto, probabilmente se la ridono.

(continua su: https://milano.fanpage.it/dice-la-lega-nord-che-la-ndrangheta-a-cantu-e-solo-bullismo-paramafioso/)
http://milano.fanpage.it/

Vitalone e gli affari sporchi a Senago: «È la ‘ndrangheta a far girare i soldi»

Non c’è solo il caso Seregno o quello di Peschiera. Nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco Mazza, spunta anche un ex consigliere e attuale assessore a Senago. Si chiama Gabriele Vitalone, suo fratello è stato arrestato per mafia

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Il 7 novembre 2015 a Limbiate si celebrano i funerali di Francesco Zumbo. I carabinieri di Milano filmano tra i partecipanti l’attuale assessore di Senago Gabriele Vitalone (1). Insieme a lui anche Emilio Lamarmora (2), padre dei fratelli Giovanni e Antonino. Quest’ultimo condannato come capolocale di Limbiate

Nella fotografia insieme all’ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Gabriele Vitalone indossa un abito grigio e una camicia bianca con il colletto slacciato. La cravatta è troppo corta, ma il colore è quello giusto, l’azzurro di Forza Italia.

Il funerale

Gabriele Vitalone, 51 anni, oggi è assessore ai Trasporti e all’Ambiente a Senago nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Magda Beretta, ed era presidente del Consiglio ai tempi di Franca Rossetti. In questa storia Gabriele Vitalone non è indagato, anche se viene fotografato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano al funerale di Francesco Zumbo (17 novembre 2015) insieme a una schiera di uomini della ‘ndrangheta: Demetrio Macheda, capolocale di Muggiò ai tempi dell’inchiesta «I fiori della notte di San Vito» e Emilio Lamarmore, zio di Fortunato Calabrò (che ha partecipato al summit del Falcone e Borsellino di Paderno), padre dell’ergastolano Giovanni Lamarmore, e di Antonino Lamarmora (il cognome è diverso per un errore all’anagrafe) già condannato come capolocale di Limbiate in «Infinito». Con loro c’è anche il fratello di Gabriele, Giovanni Vitalone, 64 anni, arrestato nel blitz di martedì con l’accusa di associazione mafiosa. Giovanni Vitalone è tra i partecipanti al summit di mafia del 26 febbraio 2008 al ristorante «Il Palio» di Legnano.

Il business di famiglia

I Vitalone sono sei fratelli. Figli di Vitale e Carmela Foti, emigrati da Montebello Jonico (Rc), si trasferiscono a Senago negli anni Sessanta. La loro storia la raccontano le informative dei carabinieri di Milano: «Mario Vitalone, ed in parte Antonino, gestiscono attività di ristorazione, bar e tavola calda». Si tratta del «caffé Elite» e del ristorante «La Brughiera», dove viene organizzata una cena tra alcuni affiliati ai tempi di «Infinito». «Gabriele Vitalone si occupa prevalentemente di politica e Giuseppe è titolare di un ambulatorio polispecialistico». Gli altri fratelli «Giovanni, Pasqualino e Antonino sono invece attivi prevalentemente nel campo edile». La famiglia Vitalone, come annotano gli investigatori, «s’inseriva perfettamente nel tessuto socio-economico e politico di Senago». Il motore di queste relazioni politiche sarebbe proprio Gabriele Vitalone. Nelle carte dell’inchiesta «Ignoto 23» viene raccontata la vicenda di alcune autorizzazioni da ottenere dal Comune di Senago per l’occupazione di un’area verde davanti a un bar di famiglia.

continua a leggere l’articolo sul sito del Corriere della Sera – clicca qui –

Seregno: Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco?

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Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco di Seregno? Neanche una parola su facebook e nemmeno un tweet. Eppure lo conosceva bene il sindaco di Forza Italia, un altro campione della demagogia xenofoba di destra viene arrestato e indagato insieme a un’intera comitiva di amici di Salvini.

Quella di Seregno è una delle tante amministrazioni di Lega e centrodestra che da anni in Lombardia e Veneto come nel resto d’italia collezionano un numero di inchieste giudiziarie che nemmeno un clan della camorra napoletana riesce a competere. Mentre aizzano la gente contro gli immigrati continuano a farsela con i delinquenti veri.

Non se ne può più del buonismo di Salvini e della Lega che continuano con i loro voti a portare nelle istituzioni personaggi corrotti e collusi con la criminalità organizzata. Basta con questo buonismo per cui grazie alle leggi salva-ladri votate dalla Lega i politici corrotti se la cavano sempre con pochi giorni di custodia cautelare e prescrizioni brevi.

L’arresto del sindaco di Seregno ci ricorda ancora una volta che la vera emergenza italiana non è l’immigrazione ma la corruzione e l’intreccio tra politica e criminalità.

E’ ora di approvare leggi severe contro i corrotti a partire dalla confisca dei beni. Sapete quanti poveri italiani potremmo aiutare con i soldi e i beni immobili che hanno accumulato i tanti compari di Salvini?

Basta con questi politicanti che se la prendono con i mendicanti e fanno affari con i mafiosi!

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)

INCENDIO DI NATALE AL CANTIERE DELLE VASCHE

Nella mattinata del 24 dicembre i senaghesi hanno trovato una sopresa di Natale nel cantiere delle vasche di laminazione: il container depositato nel sito per l’apertura dei lavori è stato distrutto, sembra da un incendio. Al momento, non si conosce la causa dell’evento. Potrebbe trattarsi di un fortuito incidente; oppure il fatto potrebbe essere […]

via INCENDIO DI NATALE AL CANTIERE DELLE VASCHE — SENAGO BENE COMUNE

LA SFIDA PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

MZ-SvincoloDESIO_mediumProprio ora che l’apertura delle nuove autostrade ha scassato il territorio lombardo bisogna avere il coraggio di continuare a contrastare e controllare, ma  anche di rilanciare un modello alternativo di sviluppo. Miliardi di euro per Tem, Brebemi, Pedemontana e altre strade , bruciati senza risolvere i problemi  trasportistici  dei pendolari e senza  rispetto per l’ambiente. Il partito unico dell’asfalto ha piegato governi nazionali, giunte regionali ed enti locali per fare affari colossali e per aprire nel caso di TEM e BREBEMI le autostrade più care d’Europa. La tagliola di corruzione e infiltrazioni mafiose  non cessa di sovrastare  le cosiddette GRANDI OPERE dal Mose ad Expo, da mafia capitale alle autostrade, ma si va avanti comunque. LOR SIGNORI  sono insaziabili e  spingono perché dopo aver squassato il parco agricolo sud Milano si invada il Parco del Ticino con la Toem (autostrada Vigevano-Malpensa), si continui con Pedemontana anche nelle zone contaminate dalla diossina 40 anni fa a Seveso, si proceda con il mostro a 14 corsie per la Rho-Monza senza interramento. Non a caso le autostrade PRIVATE hanno avuto fondi pubblici a perdere e sconti fiscali in regalo. Per non farsi mancare niente si esegue l’ ampliamento della Paullese con 30 anni di ritardo, senza aggiornamenti ai problemi di oggi e con opere mastodontiche, invasive, inutili e molto costose. Stendiamo un velo pietoso sulla distruzione dei pioppi cipressini e di molto altro nella tenuta di Villa Invernizzi a Trenzanesio di Rodano tra Cassanese e Rivoltana. Il paesaggio è precipitato verso una compromissione irreversibile grazie a una politica scellerata nazionale(governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) e regionale (giunte Formigoni e Maroni),con troppi enti locali silenti e complici e con un comune di Milano assente o subalterno nelle grandi battaglie metropolitane.

CHE FARE

Non ci si può rassegnare come dimostrano comitati, associazioni, qualche Amministrazione coraggiosa e tante singole persone che non piegano la testa e hanno anticipato nella pratica  i temi dell’importante ultima enciclica di Papa Francesco sull’ambiente. Il controllo quotidiano della sicurezza di chi lavora e viaggia nel trasporto pubblico locale  è un dovere insopprimibile. Proprio in questi giorni vengono tagliate e ridotte opere per la sicurezza che TEM aveva garantito in luoghi pericolosissimi dove sono morti ciclisti e pedoni. Il ripristino delle superfici agrarie rimaste deve essere immediato, con la riattivazione di una corretta irrigazione e intervenendo dove scavi, tracciati, cave hanno prodotto dissesto e alluvioni. Rilanciare i settori agricoli, la riforestazione, lo STOP effettivo al consumo di altro suolo, l’edilizia scolastica e il riassetto idrogeologico del territorio, non possono essere solo slogan. E così l’attenzione al trasporto pubblico, l’impegno per l’estensione delle metropolitane e del ferro fuori Milano città(ad esempio M3 a Paullo e M2 a Vimercate) non può essere eliminata e saccheggiata per  pochezza delle classi dirigenti e per le necessità finanziarie di EXPO e di autostrade inutili e dannose. La  cura e la pulizia del territorio, la manutenzione e la riqualificazione della viabilità ordinaria, attività oggi abbandonate, creano buona occupazione e sicurezza. Una inversione di tendenza va tentata imponendo la sicurezza del Comune di  Gessate in Martesana che resiste e  non può avere la terza autostrada in casa con Tem. Va recuperato l’ammodernamento della tramvia Milano-Limbiate anch’esso scippato da Expo. Va valorizzata  la battaglia dei NO CANAL a Milano città contro l’insipienza e la corruzione e di tanti altri movimenti come quelli contro il nuovo stadio a ridosso di S. Siro.

LE PROSPETTIVE

Mentre si svolgono le prove generali di applicazione del TTIP (TRATTATO TRANSATLANTICO SUL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI) usando EXPO, si perseguono ulteriori e devastanti privatizzazioni. Senza pudore insieme alle autostrade, nel sottosuolo delle  nostre zone proliferano enormi depositi di gas nonostante la scarsa domanda e il terremoto del 2012,perché il dio denaro domina tutto. Si svendono la terra, gli immobili e persino le piazze e le opere d’arte, relegandoci al ruolo di colonia del XXI secolo in uno scenario terribile di decadenza, di guerra e di diseguaglianza crescente. Proprio in concomitanza con l’anno del 70 anniversario della Liberazione dal fascismo, dal nazismo e dal razzismo, dobbiamo porre un enorme problema di democrazia oggi in dissoluzione. Astensionismo e cancellazione della rappresentanza espellono la cittadinanza dal ruolo previsto dalla Costituzione. Riconquistiamo il suffragio universale perle elezioni delle città metropolitane del 2016, non abbandoniamo le altre province con servizi pubblici e personale dipendente allo sbando, archiviamola pessima pagina delle elezioni indirette con l’esclusione del popolo. Anche in questo modo proveremo a riportare i beni comuni a partire dalla terra sotto il controllo della popolazione e delle assemblee elettive, senza abdicare di fronte a oligarchie sempre più ricche e potenti nazionali e multinazionali.

MASSIMO GATTI 

già Consigliere provinciale Milano Lista Civica Un’Altra Provincia-PRC-PdCI

La ‘ndrangheta nei nostri Consigli comunali

La ‘ndrangheta nei nostri Consigli comunali

A Roma il municipio della capitale era in mano alla mafia che, attraverso politici e tecnici corrotti e cooperative di comodo, aveva messo le mani su grossi business: dalla raccolta rifiuti alla gestione dei profughi. Davvero la vergogna d’Italia. Ma credere che queste cose possano accadere solo “in alto”, nelle grandi città, è un grave errore: la mafia c’è anche qui da noi, è la ‘ndrangheta calabrese.

Proprio nei giorni scorsi è venuto chiaramente alla luce un fatto preoccupante: la ‘ndrangheta vuole infiltrarsi nella politica, vuole entrarci dentro, vuole mettere uomini vicini al suo ambiente nei consigli comunali. Il primo caso era venuto alla luce a Bollate, dalle indagini sull’inchiesta Infinito, poi c’è stato il caso di Cesate col tentativo di portare in Consiglio comunale personaggi amici, adesso “Il fatto quotidiano” racconta di due informative dei Carabinieri in cui si sostiene che un caso del genere sarebbe avvenuto anche a Senago. Per non parlare di Desio, che è fuori dalla zona del Notiziario ma è un caso emblematico.

Insomma, a Bollate, a Cesate, a Senago, a Desio ambienti vicini alla ‘ndrangheta o veri e propri clan vogliono inserirsi nei consigli comunali. Qualcuno può pensare che siano iniziative singole e isolate, ma l’impressione è che, invece, sia un disegno suggerito forse dall’alto. E allora perché non pensare che lo stesso possa avvenire anche negli altri comuni? Solo perché non ci sono informative dei carabinieri? Tenere gli occhi aperti è più che doveroso.

Piero Uboldi (editoriale pubblicato in “il notiziario” del 13 dicembre 2014)

La ‘ndrangheta nei nostri Consigli comunali.