STRAGE DI OPERAI – MASSIMO GATTI: “NON BASTANO LE PAROLE”

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“I lavoratori morti ieri a Milano e Torino sono solo gli ultimi di una carneficina degli ultimi 10 anni. Sono 13 mila i caduti sul lavoro censiti dall’Osservatorio indipendente di Bologna. A ciò si devono aggiungere le invalidità e le malattie invalidanti, come nel caso del flagello di chi ha lavorato a contatto con l’amianto.

Per questo oltre il lutto e il sincero cordoglio per le vittime e le loro famiglie, occorre investire subito e in modo consistente nella sicurezza, nei controlli e nella formazione, rendicontando ogni mese cosa si è fatto, soprattutto non aspettando i prossimi morti.

Lo Stato faccia il proprio dovere, senza abdicare e privatizzare le proprie funzioni, vigilando e intervenendo in tutti i settori, privati e pubblici”.

È la dichiarazione di Massimo Gatti, candidato Presidente di Sinistra per la Lombardia, all’indomani dell’incidente in una fabbrica di Milano in cui hanno perso la vita tre operai.

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Comunicato stampa ANPI SENAGO

ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e le forze democratiche ed antifasciste del Comune di Senago, in occasione del 25 Aprile 2017, 72° anniversario della Liberazione dell’Italia dalla dittatura nazifascista, e richiamandosi ai valori ispiratori della Resistenza, affermano la propria preoccupazione per fenomeni di revanscismo fascista culminati in alcuni episodi di ostentata manifestazione di simbologie che […]

via COMUNICATO STAMPA — ANPI Senago

CITTÀ METROPOLITANA: QUALE DEMOCRAZIA?

gatti

Sul futuro di Milano assistiamo ad un’asfissiante discussione sul nome del prossimo candidato Sindaco. Si aggiunge una disputa sulle cosiddette “primarie”, strumento estraneo al nostro ordinamento costituzionale e importato dal nord America, che è stato utile in alcune fasi della storia recente (primarie per Prodi e Pisapia), ma non è risolutivo per contrastare la dissoluzione della democrazia in corso, usurata dalla crisi economica e da troppe consultazioni elettorali con partecipazione sotto il 50% degli aventi diritto.

Se negli schieramenti contrapposti rimane un minimo di serietà, la premessa indispensabile sta nel ripristinare la sovranità popolare. Non è ammissibile che per la Città metropolitana anche nel 2016 siano coinvolti solo i cittadini di Milano città (meno di 1.300.000). Rimangono tagliati fuori circa 2 milioni di cittadini e 133 comuni che dovrebbero delegare completamente la rappresentanza a qualche centinaio di consiglieri comunali che si eleggono tra di loro. La sospensione della rappresentanza popolare dal 2014 al 2021 per tutti i cittadini fuori dal capoluogo diventa intollerabile!

La crisi economica e il lavoro, il post EXPO, il destino dei servizi pubblici locali e delle privatizzazioni, la riorganizzazione delle aziende pubbliche in senso metropolitano, l’edilizia scolastica e il sostegno alla disabilità, il trasporto pubblico, la tutela ambientale e il riassetto idrogeologico, le devastazioni autostradali e l’agricoltura, il contrasto a mafie e corruzione, l’antifascismo e l’antirazzismo, non sono temi delegabili a gruppi ristretti. Il nuovo Assessore all’Urbanistica di Milano, prof. Balducci, si accinge a “illuminare” i comuni del contado senza che nessuno lo abbia eletto per questo compito.

Trasparenza e pubblicità vanno imposte e si abbia la decenza di prevedere una apposita legge di pochi articoli per Milano Città metropolitana, introducendo l’elezione diretta immediata (2016) del Consiglio e del Sindaco metropolitano. Si indichi altresì l’obiettivo di lavorare concretamente perché nel 2021 si eleggano solo gli organi metropolitani superando il dualismo con la città di Milano.

Non basta prevedere nuovi poteri e l’elezione diretta dei Presidenti delle circoscrizioni di Milano città, accentuando la disparità democratica tra cittadini del capoluogo e tutti gli altri.

Una fase di ricostruzione della democrazia municipale non può essere attivata senza partecipazione diretta della popolazione e con un peso esorbitante del Comune di Milano.

Pannicelli caldi, fantomatici piani strategici e le politiche concrete del governo nazionale e di Regione Lombardia hanno già annientato l’esordio delle città metropolitane, con gravi conseguenze per la cittadinanza, i servizi erogati e il personale dipendente.

La deriva burocratica e tecnocratica è sotto gli occhi di tutte e tutti, con il proliferare di organismi di coordinamento e senza affrontare alcun problema (basta chiedere ai pendolari).

La risposta non può essere che il ripristino di un principio basilare della democrazia: una testa, un voto. Ci sono in campo proposte di forze civiche, di qualche parlamentare e soprattutto leggi di iniziativa popolare. Intere zone come il lodigiano (61 comuni) mostrano concreto interesse verso l’adesione alla Città metropolitana di Milano, ma ognuno senza abdicare al vincolo della rappresentanza diretta.

È quindi questo il momento di mostrare un minimo di coraggio per applicare la Costituzione, contrastare la pericolosa demolizione in corso dei principi e dei valori costituzionali e far decidere alle cittadine e ai cittadini, rilanciando un motore essenziale del progresso umano: la democrazia.

di Massimo Gatti consigliere provinciale di Milano

Arriva l’EXPO, ma ci siamo anche noi: “QSL speciale expo”

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Sorpresa: le uniche vasche che si faranno sono quelle di Senago

Senago avvelenata

Ci sono solo i soldi per scavare le vasche di laminazione di Senago. Per le altre vasche, che dovrebbero contenere le acque in eccesso durante le piene del fiume Seveso, non c’è un centesimo.

Aipo, l’ente per la sicurezza idraulica, aveva previsto di realizzare diverse vasche, allo scopo di risolvere il problema delle disastrose inondazioni del Seveso, che periodicamente invade il quartiere milanese di Niguarda.

Gli invasi artificiali sono previsti a Senago, Paderno Dugnano, Varedo e Lentate sul Seveso. Per realizzarli, l’amministrazione regionale lombarda ha stanziato 10 milioni di euro e il Comune di Milano 20;  il governo ne ha promessi altri 80, ma non li ha mai stanziati.

Così, tutto lascia pensare che Aipo realizzerà subito solo una prima vasca a Senago. E’ un un paradosso, perché Senago è l’unico Comune, tra quelli scelti, che non si trova lungo il corso del fiume. Ma conserva ancora territorio non cementificato: per questo è stata scelta.

Le vasche di Senago, come ammettono gli stessi progettisti, potrebbero risolvere solo tre eventi di piena su dieci. Quindi il problema che ha Milano non verrà risolto.

In cambio, la città di Senago avrà sul suo territorio la ferita di un’enorme opera artificiale contenente le acque velenose del terzo corso d’acqua più inquinato d’Europa.

Inoltre il progetto non tiene conto della vicinanza della falda acquifera: se esso fosse realizzato così come è stato concepito, le vasche entrerebbero dentro la falda. Per questo, il fondo degli invasi si appoggerà su di essa e solo una pellicola di plastica dividerà i liquidi inquinati del Seveso dall’acqua che bevono i senaghesi ed i bollatesi.

Inoltre, la stagnazione delle acque inquinate provocherà l’accumulo di fanghi, sicuramente tossici, sul fondo delle vasche. Nessuno ha pensato al modo di rimuoverli, dopo lo svuotamento, senza danneggiare il fondo. E non c’è un centesimo per farlo.

Questo è il regalo velenoso della Regione Lombardia a Senago. L’unico motivo per cui si scaverà certamente la vasca meno utile di tutte, in un posto lontano dal Seveso e nel Comune che ha maggiormente preservato il suo territorio, è un calcolo politico: le destre che governano la Lombardia devono poter dimostrare il loro attivismo ai milanesi prima delle elezioni per il nuovo sindaco.

I milanesi sono più di un milione e trecentomila abitanti, i senaghesi ventunmila.

Se ventunmila persone berranno acqua inquinata, non importa.

La cosa importante sarà guadagnare voti alle prossime elezioni comunali di Milano.

“L’impegno di mio padre e la violenza del potere”. Parla la figlia di Giuseppe Pinelli

giuseppe-pinelli-510“Dalla lotta partigiana al movimento anarchico e alla non violenza, Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Con la sua tragica morte è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere”. Claudia Pinelli ricorda il padre Giuseppe, volato da una finestra della Questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969.

di Laura Tussi, da peacelink.it

giuseppe-pinelli-200Il ricordo di tuo padre è stato un punto fermo nella vita della famiglia Pinelli. Quali sono le parole più significative e gli ideali più alti che la sua memoria ti ha trasmesso?

Il suo ricordo sicuramente è un punto fermo nella nostra famiglia e abbiamo dovuto testimoniarlo innumerevoli volte, ma la memoria sua e di quello che accadde appartiene a tutta la società civile.
Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Aveva dato il suo contributo, giovanissimo, alla lotta partigiana, come staffetta, maturando dall’esperienza della guerra il rifiuto per qualsiasi autoritarismo. Aveva letto moltissimo, forgiato il suo pensiero con i classici del pensiero anarchico, studiato l’esperanto credendo veramente che una lingua comune avrebbe fatto cadere le barriere tra i popoli, era impegnato nel movimento anarchico, nel sindacato di base, nel pacifismo e nella non violenza. Faceva da tramite tra persone di generazioni e ideologie differenti, sempre aperto al dialogo e al confronto. E aveva una moglie che amava e due figlie. Poi la strage di Piazza Fontana, la sua orrenda morte, la sua immagine che esce deformata dalle dichiarazioni di quegli stessi responsabili del suo fermo illegale e dell’interrogatorio che stava subendo quella notte quando precipitò dalla finestra al quarto piano della questura.
Pino è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere. Lui era una persona positiva e ha insegnato a noi e non solo a noi, l’importanza dell’impegno in prima persona.

“Anarchia è responsabilità e ragionamento: non è violenza”. Con quali modalità e azioni tuo padre credeva nell’obiezione di coscienza e nel disarmo?

Quella che riporti è una frase dell’ultima lettera che mio padre scrisse e diventa ancora più significativa pensando che lo fece proprio nel pomeriggio del 12 dicembre 1969.
Pino aveva studiato l’esperanto, lingua che aveva imparato molto bene e che avrebbe voluto insegnare. Con questo strumento comunicava con persone di ogni parte d’Europa, che ospitava anche a casa. Era entrato in contatto con le idee che infiammavano quegli anni, con la contestazione giovanile, con i movimenti contro la guerra del Vietnam e con la sua capacità di dialogo divenne tramite tra generazioni differenti E’ stato tra i primi a organizzare incontri pubblici dedicati al tema dell’antimilitarismo insieme a obiettori di coscienza che vennero incarcerati per il loro rifiuto di indossare una divisa. Partecipò e organizzò marce per la pace, indisse manifestazioni e comizi per l’obiezione di coscienza, il pacifismo e la nonviolenza. Sostenne la stampa e la diffusione dei primi numeri di “Mondo Beat”, giornale che illustrava l’importanza della nonviolenza e la necessità del pacifismo

C’è una bellissima testimonianza di Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia, che a poche ore dalla morte di Pino scrisse una lettera che rese pubblica in cui ricorda mio padre con queste parole:

“Conosceva, e non per sentito dire, movimenti e gruppi che si ispiravano alla nonviolenza e voleva discutere con me sulle possibilità che la nonviolenza diventasse strumento d’azione politica e l’obiezione di coscienza stile di vita, impegno sociale permanente. Io gli parlavo di società basata sull’egoismo istituzionalizzato, di disordine costituito, di lotta di classe e lui mi riportava oltre le formule, alla radice dei problemi, incrollabile nella sua fede nell’uomo e nella necessità di edificare l’uomo nuovo, lavorando dal basso. Poi ci vedemmo in molte altre occasioni e i punti fermi della nostra amicizia divennero don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, due preti scomodi, che hanno lasciato il segno e non solo nella chiesa….Viveva del suo lavoro, povero come gli uccelli dell’aria, solido negli affetti, assetato di amicizia, e gli amici li scuoteva con la sua inesauribile carica umana… Si è sempre battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate: lui, ateo, aiutava i cristiani a credere (e lo possono testimoniare tanti miei amici cattolici); lui operaio, insegnava agli intellettuali a pensare, finalmente liberi da schemi asfittici. Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali, nelle `rivoluzioni’ che lasciano gli uomini come prima. Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno, era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie che riempiono la testa ma lasciano vuoto il cuore. Stavo bene con lui, anche per questo.”

In qualità di testimone degli eventi, come ti poni nei confronti del pensiero socialista e libertario del grande Partigiano e Padre Costituente Stéphane Hessel che ha lanciato appelli di pace per la nonviolenza e per il disarmo nucleare totale? In che modo tuo padre avrebbe attuato e condiviso tali idee?

Il mio essere testimone degli eventi è marginale rispetto al ruolo avuto da mia mamma Licia, una persona meravigliosa che è diventata roccia per noi e per lui quando tutto il nostro mondo è andato in frantumi. E di tutte quelle persone che ci sono rimaste vicine e ancora lo sono, con estremo coraggio in situazioni anche molto difficili. Da quello che io conservo di mio papà e da quello che mi hanno raccontato di lui credo si sarebbe avvicinato con curiosità e interesse alle idee di Stephane Hessel cercando di valutare e di capire, come faceva per tutte le idee e le cose che lo stimolavano, ma non mi posso permettere di parlare per lui, di dire come avrebbe agito o anche se avrebbe condiviso tali idee. Nessuno di noi è lui.

Un messaggio alle generazioni presenti e future “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi.

Non bisogna accettare in maniera passiva le verità ufficiali, bisogna sempre cercare e essere critici, mantenendo viva la capacità di indignarsi. La memoria deve essere come un filo di luce puntato implacabilmente sul passato perché mantenendo viva l’attenzione, la ricerca, la comprensione di quello che è stato questo potrà essere di insegnamento e monito per il presente e potrà aiutarci a trovare la forza per ribellarsi a chi ci vorrebbe spettatori passivi invece che cittadini che partecipano e scelgono. Solo così si avranno gli strumenti per costruire una società più giusta e più umana.

(29 maggio 2014)

L’8/lotto non solo x il 18. Vertice dei capi di Stato Europei a Milano

Mercoledì 8 ottobre, i metalmeccanici manifestano a Milano: ore 9.30 concentramento del corteo in Piazzale Lotto

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