Ma a Senago c’è la “legge marziale”?

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Per chi dovesse passare ultimamente in quel di Senago, probabilmente si domanderebbe se per caso è stata istituita la legge marziale.

Perché è ciò che verrebbe subito in mente quando nell’attraversare il territorio di tale comune si rischia di trovarsi di fronte la polizia locale in assetto militare con posti di blocco con tanto di mitra e giubbotto antiproiettile.

Che ricordiamo, a parte i tempi bui della dittatura fascista, dal dopoguerra e fino allo scorso anno non si era mai visto la polizia (ieri vigili urbani) in divisa da agenti anticrimine.

Sarà per caso dovuto per prevenire possibili infiltrazioni mafiose oppure per allontanare recenti adunanze dei neofascisti sul territorio, niente di tutto questo.

Ci toglie ogni dubbio la stessa sindaca in un intervista sui giornali locali, assicurandoci che tali misure sono per “sistemare” il campo nomadi, per evitare possibili “sbarchi” di profughi sul territorio e per allontanare sinistri individui che si aggirano furtivamente per le strade e nelle piazze a importunare i passanti per chiedere l’elemosina.

Insomma a suo dire per rimettere a nuovo il decoro della città.

A parte qualche scaramuccia e brevi episodi di micro criminalità, ad oggi, nessuno si era mai accorto (a parte la Lega) che Senago, un paesino di poco più di 20.000 abitanti, fosse degenerata al punto di un intervento “militare” di tale portata e sinceramente non sembra che l’attuale situazione dia motivo x sostenere tale provvedimenti.

Sarà che non ci siamo accorti del decadimento in cui versa la città, sarà che dall’esterno non ci siamo accorti della mole di lavoro che l’attuale amministrazione si trova ad affrontare., ma pensiamo che invece di richiedere un incontro con la prefettura x ulteriori strumenti di controllo dell’ordine pubblico, sia necessario che questo comune chieda più risorse per politiche di solidarietà e migliorare i servizi e l’assistenza per i più poveri e disagiati di qualunque nazionalità essi siano.

Altrimenti avremo una città per i benpensanti e un decadimento culturale dei cittadini.

Viene i mente un ritornello di una vecchia canzone di Claudio Lolli che diceva più o meno così: “vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia non so dirti se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia”.

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‘Ndrangheta a Seregno, cade la giunta e cade la Lega!

Ieri hanno arrestato il sindaco di Seregno. Che succede ora?

via Il Sindaco di Seregno agli arresti: cosa succede ora? — il Barbarossa

“La Beretta è CONTRO l’accoglienza”. A Senago inizia l’era delle grandi purghe.

Pubblicato sul sito “Senago Bene Comune” il 19/07/2017

Con una nota sul sito comunale, la nuova Sindaca di Senago fa sapere che rifiuta di ospitare un limitato numero di richiedenti asilo. Per questo ha ritirato l’adesione del Comune di Senago al protocollo “Per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”. Le motivazioni addotte per giustificare il provvedimento mettono in […]

via A Senago la Sindaca rifiuta i richiedenti asilo — SENAGO BENE COMUNE

Salviamo la Costituzione

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La Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza sta correndo un grave rischio, quello del suo stravolgimento. L’ANPI ha espresso un giudizio estremamente negativo sul testo della legge di revisione costituzionale, approvato da una maggioranza, peraltro variabile e ondeggiante, prevalsa nel voto parlamentare, anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche.

Invitiamo tutti i cittadini a votare NO il 4 dicembre perchè siamo di fronte ad una revisione pasticciata che renderebbe il funzionamento delle istituzioni estremamente confuso e farraginoso. La modifica di ben 47 articoli della Costituzione avrebbe un pericoloso impatto sui principi fondamentali. Se vincesse il sì ci troveremmo di fronte ad un Senato, non più eletto dai cittadini ma, che pur privo dell’investitura popolare, eserciterebbe  importanti funzioni legislative. Il primo ad essere toccato sarebbe quindi l’articolo 1 della Costituzione che recita : “La sovranità appartiene al popolo”. Inoltre verrebbe intaccato anche un altro principio fondamentale espresso nell’articolo 5 “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”. La revisione prevede infatti che su proposta del governo lo Stato possa intervenire anche in materie di competenza esclusiva delle Regioni. In tal modo le Regioni perderebbero quasi completamente la loro autonomia legislativa.La revisione costituzionale porterebbe inevitabilmente al rafforzamento del potere esecutivo. Il suo intreccio con la legge elettorale che prevede un premio di maggioranza esorbitante alla Camera dei Deputati per la lista vincente, cambierebbe sostanzialmente la forma di governo. La democrazia costituzionale ne risulterebbe stravolta. I cittadini rimarrebbero senza voce: con un Senato non più eletto dal popolo ma da consiglieri regionali che si eleggono fra loro, con una Camera dove domina una maggioranza artificiale creata distorcendo l’esito del voto. Una Camera in cui la maggioranza dominerebbe le istituzioni, estendendo la sua influenza alle stesse istituzioni di garanzia. Se questo scenario dovesse prevalere la nostra non sarebbe più una Repubblica parlamentare.

E’ da decenni che gli Italiani stanno attendendo cambiamenti. L’attesa non riguarda però la Carta Costituzionale che è gia stata modificata numerose volte. L’attesa è per il cambiamento del Paese, per riforme che rendano la vita di ognuno degna di essere vissuta. Ma per far questo non si può pensare, come si sostiene, di “modernizzare”, o meglio stravolgere la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Il Paese lo si cambia attuando la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, a cominciare dall’art.1 che recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Per tutti questi motivi invitiamo gli elettori a votare NO il 4 Dicembre.

ANPI Provinciale di Milano

La sindrome di Stoccolma

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Michele Serra, citando un mio scritto su Micromega, riconosce che la Costituzione renziana è il punto d’arrivo di una restaurazione consistente in un trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati, ed anzi dice che questo concetto è “folgorante” per quanto è vero. Però ciò si sarebbe già realizzato da tempo, segnando una sconfitta della sinistra, nella quale lo stesso Serra si annovera, e i trenta-quarantenni di oggi non farebbero che prenderne atto.

Secondo questa tesi la riforma Boschi-Renzi non farebbe che tradurre in norme questa nuova realtà, e questa sarebbe la ragione di votare “sì” a questa innocente proposta. Ne verrebbe dunque confermato che il popolo non è più sovrano, sovrani sono i mercati e la nuova Costituzione invece di permettere e promuovere la riconquista della sovranità al popolo, la consegnerebbe, irrevocabile, al Mercato. E poiché le Costituzioni sono destinate a durare, questa è la scelta che noi, sconfitti, lasceremmo a determinare la vita delle generazioni future.

È molto sorprendente che questa posizione (implicita ma negata nella propaganda ufficiale) sia ora resa esplicita e formalizzata sulla pagina più autorevole della “Repubblica”. Certo, non c’è niente di disonorevole in una sconfitta politica. Ma nel passaggio dello scettro dal popolo ai signori del Mercato non c’è solo la sconfitta della sinistra, c’è la sconfitta di tutto il costituzionalismo moderno e dello stesso Stato di diritto: il popolo sovrano infatti è il cardine stesso della democrazia e della Costituzione.

Mettere super partes la nuova realtà per cui esso è tolto dal trono, sottrarre questo mutamento alla lotta politica, accettarlo come un fatto compiuto e finale, non è solo un efficientismo da quarantenni, è una scelta. E se a farlo è la sinistra, non è solo una sconfitta, è una caduta nella “sindrome di Stoccolma”, è un suicidio, ma col giubbotto esplosivo addosso, che distrugge insieme alla sinistra la politica, la democrazia e la libertà.

di Raniero La Valle

Io voto No

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Semplicemente NO.

14708132_10209316267815144_3761368984072808765_nLeggo da molte parti l’invito a ponderare il proprio voto al prossimo referendum e ad esaminare – per così dire – oggettivamente i quesiti referendari, come se questi fossero posti da tecnici neutrali che hanno a cuore solo il buon funzionamento della macchina-stato. Già, “come se”, facendo finta che. Perchè -perdonate la malizia – io ai quesiti tecnici non ci credo. Io non credo che le modifiche alla Costituzione siano un semplice aggiustamento tecnico per oliare i meccanismi decisionali e non riesco a valutarli fuor di contesto.

E il contesto mi dice che il primo provvedimento che ha minato profondamente il valore di una Costituzione tanto bella quanto inattuata, è stato la subordinazione dei suoi sommi principi all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio. In altre parole si è subordinata la politica agli interessi economici, a quelli dominanti naturalmente, perchè degli interessi economici dei 125 milioni di europei a rischio povertà poco importa. Ma come si fa a governare contro 125 milioni di cittadini (quelli poveri, a cui forse bisognerebbe aggiungere molte decine di milioni di scontenti e depressi)? Levandogli rappresentanza politica.

Ecco questa mi sembra la cifra, il senso di queste riforme costituzionali, levare ulteriore potere alle persone, specialmente ai più deboli, quelli che non hanno finanziamenti per i loro partiti, soldi per formare i propri dirigenti politici, tempo per riflettere e far pesare le proprie istanze sul piano politico.

Crisi di rappresentanza, la nostra, (non solo nostra, è un fenomeno globale, che mette in dubbio il concetto stesso di democrazia); crisi che ha ad esempio portato il movimento 5 stelle – finora senza un esito apprezzabile – a sfiorare la soglia del potere promettendo decisioni collettive, gruppi di discussione online e quant’altro: in una parola promettendo democrazia diretta. E anche se alla guida del M5s c’è un autocrate che fa il bello e il cattivo tempo del movimento, il fatto che tanta gente ci creda è un segno evidente di come stanno le cose, e dà ragione del quasi 50% di astensioni verso cui veleggia quella che fu un tempo una invidiata democrazia partecipata.

Democrazia ammirata e controversa, perchè per decidere ci si imbarcava in epiche discussioni, rimandi tra le Camere, estenuanti discussioni, alternanze di governi, ma che pur così bicamerale, così proporzionale, ha prodotto lo statuto dei lavoratori, la sanità pubblica per tutti, la legge 180 sui manicomi, e tante di quelle riforme avanzate (la scuola pubblica, l’università di massa che ha sfornato cervelli pescandoli da tutte le classi sociali, l’edilizia popolare…) che i cosiddetti riformisti di oggi (quelli del jobs act per intenderci) dovrebbero levarsi il cappello.

Mi sembra la scena di Brian di Nazareth dei Monty Python – ambientato in Palestina ai tempi di Gesù Cristo, la scena in cui un oratore rivolto ad un gruppuscolo di scontenti dell’occupazione romana, chiedeva retorico: “che hanno fatto i romani per noi?” e una voce rispondeva dal pubblico “gli acquedotti?” e poi al suo ribattere “vabbè, ma a parte gli acquedotti?” e dal pubblico in sequenza: “le scuole?; le strade?; la legge scritta?”. Il confuso bicameralismo perfetto e il vituperato sistema proporzionale hanno fatto davvero molto per noi, più delle varie e inutili riforme elettorali che lo hanno via via ridotto fino a quasi (è storia di oggi) cancellarlo.

Torno quindi al referendum e mi dico che c’è tanta falsità e retorica nel chiedere – con il referendum – “un governo che decida”, perchè se ci sono ancora limiti all’esecutivo (e ce ne sono pochi – si vedano i continui voti di fiducia e l’uso smodato della decretazione d’urgenza) questi dipendono dai conflitti reali che la condizione del Paese necessariamente sviluppa e che la politica ha l’obbligo di far emergere, non di soffocare.

Vediamo allora cosa si propone nei referendum: un Senato non più eletto dal popolo e con poteri minori, che annulla il bicameralismo perfetto, garanzia di equilibrio nelle decisioni politiche. Un accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo e uno svuotamento delle competenze delle Regioni. E non mi si venga a dire che l’Italicum non c’entra nulla con i referendum: è stato concepito insieme, mira a rendere una minoranza padrona assoluta del potere politico, e se pure verrà cambiato dubito fortemente che aumenterà la rappresentatività della Camera, reintegrando principi di proporzionalità e reintroducendo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Insomma non ci illudiamo, il contesto conta e quello che viene chiamato Renzismo è un contesto chiarissimo, che chiede di avere mani libere per governare, istituendo maggioranze fittizie pronte a legiferare anche contro le maggioranze reali, prono agli interessi della finanza, delle banche, della grande industria; e chi oggi politicizza il referendum, ne ha – credo – tutte le ragioni, così come credo che ne abbiamo davvero tante noi per votare NO a questo referendum, aspettando di votare SI a quello davvero auspicabile che proporrà di invalidare le elezioni se non raggiungono un quorum di almeno il 66% dei votanti…

di Silvio Montanaro