Senago: LA VALLE DEL TERRORE

CONTROLLO DI VICINATO

Al via a Senago il progetto che sta a cuore da sempre alla lega: il CONTROLLO DI VICINATO. Riproponiamo il comunicato con cui la giovane sindaca leghista di Senagh dà comunicazione del via all’incubo dei vicini spioni:

“A seguito dell’esito positivo della riunione tenutasi il 29 marzo scorso, nelle prossime settimane verrà istituito il primo incontro operativo con i promotori di zona. Pertanto, in attesa della fissazione della data dell’incontro, si prega tutti gli interessati di inviare comunicazione di adesione”.

Tante le adesioni arrivate già dalla stessa serata, spicca su tutti la fiera partecipazione di TEX WILLER e del fedele pard KIT CARSON, pronti ad immolarsi per la causa senaghese anzi, scusate, di Senagh. Rifuitata invece l’iscirizone dell’indiano amico di TEX TIGER, perchè ritenuto extracomunitario sgradito alle future guardie padane. In preparazione il numero speciale di TEX preparato da Bonelli.

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Quindi? Quindi sonni tranquilli per tutti i senaghesi e vacanze felici. Lasciate pure le porte di casa aperte, ci pensano loro. LE GUARDIE PADANE SONO IN ARRIVO!

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Per Stefano Cucchi

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Ciao Stefano!

Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra. Lì, dove sei adesso, c’è la LUCE, la LUCE vera!!! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che, come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perchè non si schierano nè dalla parte del bene e nè da quella del male sono i piu’ pericolosi, e giustamente il Poeta li condanna. Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l’AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza piu’ il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perchè dove sei tu non si può morire. La morte non è che un privilegio dei comuni mortali e quindi proibito a chi non ha la fortuna di nascere. Un privilegio dell’ANIMA che, se non la uccidiamo del tutto, ci riconduce alla Vita ETERNA.

Adriano Celentano

Dossier Genova G8. Il rapporto illustrato della procura di Genova sui fatti della scuola Diaz

“Il G8 di Genova è stato un punto di svolta per il nostro Paese. Da lì è cominciata una “democrazia autoritaria”, una deriva in cui ormai siamo dentro fino al collo.

“La più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” (Amnesty International)

9788885832404Un romanzo a fumetti, con i filmati originali e le registrazioni sonore, che rispecchia fedelmente la stesura della Memoria Illustrata del Procuratore della Repubblica: l’aggressione alla pattuglia di Via Battisti, la risposta della Polizia, la pianificazione dell’intervento alla scuola Diaz, l’arrivo dei poliziotti (il pestaggio del giornalista inglese), la resistenza degli occupanti della scuola, il “lancio” di oggetti, l’irruzione, l’arresto illegale e l’abuso d’ufficio, la responsabilità per le lesioni causate, il trasporto illegale delle molotov alla Diaz. In appendice al volume Gloria Bardi intervista Nando Dalla Chiesa; Francesco Barilli (coordinatore del sito web Reti invisibili) parla con Enrica Bartesaghi e con Lorenzo Guadagnucci, la prima madre di Sara, “una della Diaz”, il secondo giornalista economico del “Resto del Carlino” anche lui aggredito e arrestato nella scuola quella notte e autore di vari diari e ricostruzioni di quei giorni.

Picchiati dalla polizia i lavoratori della Ast di Terni in presidio davanti all’Ambasciata tedesca a Roma

Picchiati dalla polizia i lavoratori della Ast di Terni in presidio davanti all’Ambasciata tedesca a Roma.

La delegazione è stata ricevuta e al termine del breve incontro l’ambasciata ha rilasciato il seguente comunicato:

Il giorno mercoledì’ 29 ottobre un presidio di lavoratori della Ast ha manifestato di fronte all’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma per contestare il piano industriale di ThyssenKrupp dello stabilimento di Terni. La delegazione composta da lavoratori e sindacati è stata ricevuta da un rappresentante dell’Ambasciata a cui è stata illustrata la ragione della protesta.”

Il comunicato ha scatenando le proteste dei lavoratori che si sono sentiti “presi in giro” dall’assenza di contenuti del comunicato stesso.

Mentre i lavoratori si spostavano in corteo verso il MiSE la polizia è intervenuta con un’azione esagerata e violenta con cariche e manganellate sui lavoratori provocando diversi feriti trasportati in ospedale.

“Non ci muoviamo di qui finché non c’è l’incontro. Siamo partiti in corteo e ci hanno menato. Ero davanti a prenderle anche io. Non siamo delinquenti, non si mena chi è in piazza a difendere i lavoratori”. Lo ha affermato il segretario della Fiom, Maurizio Landini da sotto il ministero dello Sviluppo Economico. La manifestazione è quindi arrivata sotto il ministero ed attende una risposta dal ministro. E’ attesa anche una delegazione dei metalmeccanici della Twr di Livorno.

“Appena siamo partiti in corteo siamo stati caricati senza alcuna motivazione. Anch’io ho preso le botte dai poliziotti. Alcuni dei nostri sono finiti in ospedale, non finisce qui”, racconta Landini.

”Vorrei dare un abbraccio e solidarietà ai lavoratori e i dirigenti sindacali caricati dalla Polizia”. Lo ha detto il segretario Cgil, Susanna Camusso, a proposito della manifestazione sull’Ast di Terni.

“Vogliamo chiedere un incontro al governo e alla polizia perché non si picchia così”, aggiunge Landini. Durante gli scontri sarebbero rimasti feriti tre lavoratori che sono stati trasportati in ospedale. Feriti anche due sindacalisti: Gianni Venturi, coordinatore nazionale Fiom e Alessandro Unia del Rsu Fim Cisl.

Fonte : Ansa

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Con la madre di Federico Aldrovandi: serve politica, non retorica

1139bd56185Chi applaude gli assassini di Federico Aldrovandi lo uccide una seconda volta. E’ compito della politica introdurre immediatamente il reato di tortura in questo paese e non servono “parole contrite” o dichiarazioni alla stampa ma un impegno a far radiare dalla polizia gli assassini e i loro complici: e chi applaude gli assassini si rende complice.

E’ compito della politica rivoluzionare i criteri di formazione degli agenti. E’ compito della politica mettere il codice identificativo sul casco e sulle divise delle forze dell’ordine: dal massacro della Diaz alla recente passeggiata di un poliziotto sullo stomaco di una manifestante a Roma, niente è successo. E’ compito della politica fare politica e non inutile ed ipocrita retorica.

Se (anche) l’antimafia dimentica il G8 e la scuola Diaz

Francesco Gratteri e Gilberto Caldarozzi, rispettivamente capo dell’anticrimine e capo dello Sco fino al 5 luglio 2012, data della sentenza di Cassazione sul caso Diaz lavorano come volontari della Fondazione antiusura di Tano Grasso. E potrebbero ottenere di scontare la pena alternativa al carcere. Eppure non hanno mai manifestato la volontà di redimersi. Un altro tra i funzionari condannati per le violenze durante il G8 è volontario presso il Gruppo Abele.

Questa storia potremmo titolarla “dall’antimafia alla macelleria messicana, e ritorno”. È una storia che riguarda in questi giorni alcuni altissimi ex dirigenti di polizia, allontanati dal servizio – interdetti per 5 anni dai pubblici uffici – perché condannati in via definitiva, nel luglio scorso, per i falsi e gli abusi compiuti alla scuola Diaz. Ma è una storia che ha pure una rilevanza generale, perché ci dice qualcosa sulla cultura dell’antimafia – in politica e in magistratura – e su certe sue debolezze. Getta anche luce, questa storia, sulle ragioni per cui la spaventosa caduta di etica pubblica mostrata dai vertici di polizia dal 2001 in poi non ha scandalizzato quasi nessuno negli ambienti del centrosinistra italiano, come dimostrano vari elementi: dalle lodi congiunte espresse in morte del capo della polizia Antonio Manganelli, all’indifferenza che circonda la totale assenza di provvedimenti disciplinari e organizzativi dopo la clamorosa sentenza Diaz, che nell’estate scorsa ha annichilito il vertice di polizia che si era affermato attorno alla figura di Gianni De Gennaro, il più importante dei poliziotti italiani, cresciuto non a caso nella lotta alla mafia e considerato “amico” negli ambienti politici del centrosinistra.

Dicevamo che i dirigenti condannati per gli abusi e i falsi alla scuola Diaz hanno lasciato il lavoro, ma non sono entrati in carcere, perché le pene di tre, quattro massimo cinque anni inflitte dai tribunali sono state ridotte di tre anni dal vituperato indulto (qualcuno ricorda lo sdegno del “partito dell’ordine” quando fu introdotto nel 2006?). Resta quindi solo un breve residuo di pena da scontare, per il quale è possibile chiedere l’affidamento ai servizi sociali. E questo è il punto della questione.

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Diaz, l’ira dei poliziotti “Non ci fanno parlare”

Una circolare vieta ogni commento, gli agenti incontrano il regista del film sul G8. La solidarietà del regista del film: “Un divieto puerile, un misto di debolezza e convenienza” di MICHELE SMARGIASSI (www.repubblica.it)

BOLOGNA – “Articolo 3, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…”: Santino Triolo, agente antidroga della Mobile, prende per primo il microfono e inizia a leggere la Costituzione, con enfasi ed emozione, si capisce che pensa “questo almeno me lo lasceranno dire”. Fremono dietro al bavaglio i poliziotti, è un dibattito soffocato questo sulla “Democrazia nella Polizia”, nel quale i poliziotti non possono parlare, anche se l’hanno organizzato alcuni di loro, con un’associazione di solidarietà alle “vittime dell’illegalità”, a Bologna, la città della Uno bianca.

Non possono parlare perché una tortuosa circolare … continua su repubblica

(L’articolo completo è su Repubblica in edicola oggi)