“Antifascismo e antirazzismo: noi su questo non abbassiamo i toni, alziamo la guardia e sabato 10 febbraio saremo in Piazza, senza alcuna esitazione” dichiarazione di Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano

SABATO 10 FEBBRAIO
MARCIA ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA
APPUNTAMENTO ORE 15.30
MILANO, PIAZZA OBERDAN
CONTRO LA VIOLENZA FASCISTA, RAZZISTA, SESSISTA:
NOI CI SIAMO

OSTINATAMENTE-ANTIFASCISTA

 

“E’ intollerabile ciò che è accaduto a Macerata, ma anche la sua lettura distorta, la sottovalutazione quando non l’accondiscendenza per le parole d’odio, l’istigazione alla violenza, gli atti squadristi che stanno creando un clima inquietante nel paese. Non siamo di fronte a fenomeni folkloristici, ma al tentativo pericoloso di riportarci ai tempi bui, di scaricare la responsabilità dei problemi sui più deboli in nome della “razza”.
Noi su questo non abbassiamo i toni: le nostre radici sono nella Costituzione, libertà, uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà sono i valori che segnano il nostro presente, il nostro agire dentro e oltre i luoghi di lavoro.
Non abbiamo smarrito la memoria, siamo orgogliosi della nostra storia e non possiamo accettare che forze dichiaratamente fasciste si muovano liberamente, vengano riconosciute, ospitate in spazi pubblici, considerate soggetti con cui dialogare.
Il fascismo non è un’opinione, è un reato: è scritto a chiare lettere nella XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma,del disciolto partito fascista”) E allora noi ribadiamo la nostra richiesta: le organizzazione neofasciste e neonaziste vengano dichiarate fuori legge.
Abbiamo aderito con convinzione alla marcia antifascista e antirazzista organizzata a Milano per 10 febbraio e abbiamo invitato le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici a partecipare alla manifestazione. Ci auguriamo che molti accolgano l’appello. Ci dispiace per chi ha scelto di non partecipare: noi ci saremo, con le nostre bandiere e tutta la nostra convinzione”.

Milano, 8 febbraio 2018

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Rigurgiti fascisti! Fontana: «Razza bianca da difendere». E Riccardo Pase lo segue nel suo percorso verso il governo della regione.

Di seguito le frasi emanate dal candidato leghista per la Regione Lombardia Attilio Fontana. Al suo fianco nel filmato, in questo triste percorso che evoca la memoria delle leggi razziali fasciste del 1938, il candidato in regione per la lega il senaghese Riccardo Pase, che brinda con solenne soddisfazione alle idee del suo candidato alla presidenza.

«La nostra razza bianca», «noi come realtà etnica». Queste le indegne parole espresse oggi dal candidato alla presidenza della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana. Che alla sua prima uscita pubblica con Matteo Salvini, domenica, aveva affermato: «Se ci sarà un governo di centrosinistra e si bloccherà l’autonomia, saremo costretti ad andare Roma con i forconi». Sempre domenica, intervistato su Radio Padania nella trasmissione «Sulla strada della libertà», l’ex sindaco di Varese ha dichiarato: «Noi non possiamo accettare tutti» gli immigrati «perché, se dovessimo accettarli tutti, vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica». «Perché – ha proseguito – loro sono molti più di noi, più determinati nell’occupare questo territorio di noi. Noi, di fronte a queste affermazioni, dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle: qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di essere logici, razionali. Noi non possiamo, perché tutti non ci stiamo. Quindi, dobbiamo fare delle scelte: decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare a esistere o la nostra società deve essere cancellata: è una scelta». 

clicca qui per leggere l’articolo de “il corriere della sera”
La svolta fascista del nostro paese fa paura. I rigurgiti fasciti evocano il nostro peggior passato e portano ora alla memoria i più recenti tristi fatti di “pulizia etnica” accaduti in Jugoslavia e che hanno provocato decine di migliaia di morti tra civili e militari della stessa nazione. Stesse logiche, stessi odi, stessi razzismi. Una similitudine inaccettabile per uno stato democratico.

Indignate le reazioni politiche:

«Non scherziamo con le parole e con le persone. Nessuna deviazione dall’antifascismo e dall’antirazzismo può essere tollerata nelle istituzioni della Repubblica. Questa è la premessa fondamentale per chi vuole lottare ed amministrare con credibilità contro la corruzione e le mafie rilanciando le politiche pubbliche per la buona occupazione e i servizi collettivi a partire dalla salute delle cittadine e dei cittadini. Se lo ricordino bene tutte/i le/i candidate/i alle elezioni» (Massimo Gatti – candidato Presidente per la Regione di “Sinistra per la Lombardia”) .

«Siamo all’inizio della campagna elettorale, chissà quale sarà il prossimo passo. Probabilmente prima della fine della campagna dirà che tutti quelli che si chiamano Calogero e vengono dalla Sicilia hanno un mese di tempo per tornare a casa. Se tanto mi dà tanto..», ha commentato il sindaco Giuseppe Sala.

E Maurizio Martina, ministro e vicesegretario pd: «Un candidato presidente che si lancia in dichiarazioni così deliranti dimostra drammaticamente di non essere all’altezza della più importante regione del paese».

Franco Mirabelli, senatore Pd: «È chiaro che la deriva della destra non ha più limiti, altro che moderati».

Angelo Bonelli di Verdi Insieme: «Che razza di ignorante!». Dario Violi, candidato del M5S per la Lombardia: «Parole vergognose, pensi prima a fare pulizia nel suo partito».

Riccardo Nencini, segretario del Psi: «Parla di razza bianca proprio come il governatore dell’Alabama sessanta anni fa».

Pietro Bussolati, segretario metropolitano del Pd: «Presentato come volto moderato della Lega, non è altro che un razzista».

Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera: «Vergogna razzista».

Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma: «È concepibile nel 2018 dover ribadire agli ignoranti che non esiste una razza bianca da difendere, a ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali?».

 

La scuola di razzismo nella sede di Forza Nuova: “Picchiate i bengalesi”

Roma, le accuse nell’informativa dei carabinieri del Ros. Un papà: “Mio figlio dallo psicologo per guarirlo dall’odio”

di FEDERICA ANGELI E GIUSEPPE SCARPA (dal sito de “La Repubblica”)

045244037-1bc286d1-86e7-4c07-aad5-09cc13f38ed4.jpgROMA. Minorenni a scuola di razzismo e indottrinati all’odio nella sede di Forza Nuova di via Amulio nella Capitale. Si possono sintetizzare così le 352 pagine dell’informativa dei carabinieri del Ros che hanno portato la procura di Roma a chiedere il rinvio a giudizio per il prossimo gennaio per “incitamento all’odio razziale” di diversi esponenti del movimento neofascista.

Quello che raccontano le carte allegate al fascicolo firmato dal pm Sergio Colaiocco dà uno spaccato di quanto il movimento di estrema destra punti tutto sui giovani. “A me la cosa che interessa di più so’ i ragazzini, i ragazzini “, dice uno dei leader della sede storica romana di Forza Nuova. Giovani reclute da crescere nell’odio e che sfuggono all’educazione di madri e padri, cambiano umore, si fidano ciecamente dei dettami dei leader del movimento. Ci sono i genitori di alcuni ragazzini che frequentano la sezione del partito che chiamano disperati … continua a leggere sul sito de La Repubblica – clicca qui –

Fanno elemosina dentro il cimitero. Il sindaco (Peretta) applica il DIASPO urbano. “Hanno fatto bene” dicono quelli di SinistraSenago

Cronache da Senago (estratto dai giornali locali della settimana).

“Il Sindaco Magda Beretta e la sua giunta decidono improvvisamente di applicare la DIASPO urbana a Senago ed hanno voluto accelerare al massimo i tempi in vista della ricorrenza dei Santi e della commemorazione dei defunti. Proprio il cimitero è uno dei luoghi più interessati al provvedimento visto che ormai da tempo i tre ingressi sono “presidiati” da mendicanti che chiedono l’elemosina talvolta seguendo anche i parenti tra le tombe“… continua la cronaca … “il forte sospetto è che dietro queste persone che chiedono qualche moneta ci sia un organizzazione che gestisca le entrate e le postazioni.”

“Gli agenti, guidati dal comandante Vincenzo Avila, hanno subito effettuato dei controlli mirati al camposanto” ed hanno trovato poveracci (spesso vestiti di verde) intenti a raccogliere l’elemosina raccattandola persino da terra con le ramazze, quando non trovano vecchiette a cui sottrarla,  come le impietose fotografie scattate dai nostri reporter dimostrano.

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Nella foto “ANSA-QUATTRO-STRACCI”, si vedono alcune persone (immancabile il contrassegno verde-padano), forse quelle fermate dal comandante della Polizia di Senago Avila (su ordine della sindaca leghista Beretta), intente a “ripulire” i luoghi o le povere vecchiette che sono riuscite a scappare per tempo dalle ramazze verdi.

Esultano i rappresentanti di SinistraSenago che affermano: “Noi lo avevamo detto che questa giunta era buona solo per ramazzar le strade”. Come dire: “… le persone giuste al posto giusto”.

Online Cronache di ordinario razzismo – Quarto libro bianco sul razzismo in Italia

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SCARICA IL QUARTO LIBRO BIANCO SUL RAZZISMO

Ordinario, legittimato e persino ostentato: è il razzismo dell’era 4.0. La retorica della paura, la politica strumentale, le forme di razzismo istituzionale, l’informazione scorretta, le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.

I discorsi stigmatizzanti e aggressivi incoraggiano atti e comportamenti discriminatori nella vita quotidiana, ma può accadere anche il contrario: le manifestazioni di intolleranza, di xenofobia e di razzismo sono “documentate” in video, esibite e rivendicate on line. Le due donne rom chiuse in una gabbia a Follonica nel febbraio scorso, le barricate costruite per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo a Gorino nell’ottobre 2016, l’aggressione compiuta contro un richiedente asilo ad Acqui Terme il mese scorso ne costituiscono solo alcuni esempi.

Sono 1483 le discriminazioni e le violenze fisiche e verbali monitorate tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 documentate in ‘Cronache di ordinario razzismo. Quarto libro bianco sul razzismo in Italia‘, presentato da Lunaria a Roma alla Camera.

Il razzismo ha ucciso molte volte. Ad esempio. Muhammad Shazad Kan, cittadino pakistano di 28 anni, è stato picchiato a morte a Roma nel quartiere di Tor Pignattara il 18 settembre 2014. Roberto Pantic nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 a Calcio (BG), è stato ucciso con un colpo di pistola mentre stava dormendo nella sua roulotte. Sare Mamadou è stato ucciso da un colpo di fucile in pieno petto perché ha “osato” rubare in un campo un melone marcio, a Lucera il 21 settembre 2015. Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano di 36 anni, è morto il 5 luglio 2016 a Fermo perché ha “osato” ribellarsi di fronte a un insulto rivolto alla sua compagna. Yusupha Susso, 21 anni, studente di origine gambiana, insultato, picchiato e colpito da uno sparo alla testa a Palermo nelle strade di Ballarò da un gruppo di uomini il 2 aprile 2016, si è invece salvato. Aveva “osato” protestare contro due giovani in scooter che avevano rischiato di investirlo. La stampa mainstream si affrettò a liquidare l’aggressione razzista subita come una semplice “rissa”.

Il razzismo attraversa il mondo dell’informazione: talvolta in modo esplicito, più spesso omettendo le notizie scomode o lanciando campagne stigmatizzanti. Gli sbarchi di migranti nell’Italia meridionale, la crisi umanitaria in Grecia e lungo la cosiddetta Rotta Balcanica, le indagini giudiziarie sulla gestione dei centri di accoglienza, hanno prestato il fianco al rilancio di una criminalizzazione generalizzata e stigmatizzante dei migranti, dei profughi e dei cittadini stranieri di paesi terzi stabilmente residenti in Italia, con un particolare accanimento contro i cittadini di fede musulmana, in coincidenza con i numerosi attentati che hanno colpito purtroppo l’Europa.

Molti i casi ricordati nel rapporto: dalle prime pagine che hanno invitato a “cacciare l’Islam”, al lessico che ha sostituito la parola “clandestini” con quella apparentemente più neutra di “migranti”, alla distratta dimenticanza della morte di Faye Dame nell’Hotel di Rigopiano, poi rigorosamente ricordato come “incensurato”, alla riscoperta delle “percezioni” di insicurezza di un non meglio definito “senso comune”, al recupero delle più “tradizionali” stigmatizzazioni: immigrato=criminale=terrorista=untore=stupratore.

La novità, rispetto al passato, è la delegittimazione operata nei confronti della società civile solidale: da quella che accoglie i richiedenti asilo nelle nostre città alle Ong che prestano operazioni di soccorso in mare sino ad arrivare a coloro che offrono solidarietà vicino alle frontiere. Tra le omissioni più eclatanti vi è invece l’omicidio di Mohamed Habassi, perpetrato a Parma nella notte tra il 9 e il 10 maggio 2016. Tra gli incidenti imprevisti una trasmissione di grande audience in cui i rom sono stati definiti da un ospite in studio la “feccia della società”.

Le responsabilità delle istituzioni e della politica
Alle radici del rigurgito di razzismo che, soprattutto dagli inizi del 2016 è tornato ad attraversare il nostro paese, vi è secondo Lunaria una precisa responsabilità della politica che, come già è avvenuto in passato, ha riesumato l’antica ricetta sicuritaria con politiche migratorie e sull’asilo sempre più restrittive: le due leggi Orlando-Minniti approvate lo scorso aprile, ma ancora prima la scelta di fermare l’operazione Mare Nostrum, e, dopo, la torsione della cooperazione internazionale alla volontà di impedire ai migranti di arrivare a tutti i costi.

A nuocere è anche la propaganda politica: quella dei partiti che cavalcano la rabbia popolare e quella istituzionale, che agita lo spettro della paura per giustificare la propria incapacità di fornire risposte credibili e di lungo respiro alla crisi economica, sociale e culturale che attraversa ancora l’Italia e l’Europa e che sacrifica a meri calcoli politici l’approvazione della riforma della legge sulla cittadinanza.

Auspici e speranze
Il Senato ha ancora la possibilità di approvare definitivamente la riforma della legge sulla cittadinanza, attesa da almeno un milione di giovani di origine straniera nati o cresciuti nel nostro paese.

Il Governo è ancora in tempo a rivedere gli accordi con Paesi terzi che non sono in grado di garantire il diritto di asilo.

Singoli e organizzazioni sociali possono praticare dal basso la solidarietà, l’accoglienza e l’inclusione sociale. Succede già in molti luoghi, nel Libro bianco ricordiamo molte di queste esperienze: ed è proprio questa la luce in fondo al tunnel che consente di sperare che combattere il razzismo sia ancora possibile.

Il Libro bianco è un lavoro collettivo svolto per Lunaria da Paola Andrisani, Sergio Bontempelli, Serena Chiodo, Anna Dotti, Giuseppe Faso, Grazia Naletto, Annamaria Rivera.

(Articolo tratto dal sito www.sbilanciamoci.org)

Rifugiati, benvenuti a Senago

La Prefettura invierà a Senago un certo numero di rifugiati. Non solo Senago ne ospiterà: tutti i Comuni limitrofi saranno impegnati nell’accoglienza. Non è certo quanti saranno a Senago; secondo la regola che si è data la Prefettura (2,5 profughi ogni mille abitanti di ciascun Comune), dovrebbero essere 54, ma i mezzi di informazione rendono […]

via Rifugiati, benvenuti a Senago — SENAGO BENE COMUNE

La bandiera confederale e il PD di Senago

Abbandonato l’ormai vetusto simbolo della falce e martello, ritenuto oltretutto arcaico e pericoloso (visti gli oggetti contundenti che contiene) il PD decide di adottare, per le sue feste di quartiere, il più “pacato” e “moderato” simbolo della bandiera della confederazione sudista, già usato dalle armate sudiste americane (sostenitrici della schivitù) ai tempi della guerra di secessione (1861)  ed assunto, in tempi più recenti,  a simbolo della diversità razziale promossa dal movimento del Ku-Klux_Klan.

E’ di pochi giorni fa la notizia che anche l’attentatore Dylann Roof, il 21enne che ha ucciso per motivi razziali 9 afroamericani intenti a pregare nella chiesa di Charleston, usava sbandierare lo stesso vessillo ineggiando alla propria identità razziale.

Sarà una semplice analogia, ma i simboli, come le parole, hanno quasi sempre un importante significato dietro il quale si celano, di solito, altrettanto importanti messaggi.

Vedendo ora l’agire di Renzi, per quanto riguarda la scuola, la legge elettorale, lo statuto dei lavoratori e quanto verrà di nuovo, ci è venuto un lieve tremito, poichè nel suo agire appare più chiaro il messaggio che vuole trasmettere. E se anche i vessilli esposti alle feste del PD vlessero dirci qualcosa, il terrore adesso ci pervade.

Un vero e proprio 'proclama' per la supremazia bianca e decine di foto con le armi in pugno o nei luoghi storici delle sconfitte confederate nella guerra civile americana. Sputano da un sito, che risulta registrato nel febbraio scorso, e che - secondo gli esperti - è riconducibile direttamente a Dylann Roof, il killer di Charleston. ANSA

Un vero e proprio ‘proclama’ per la supremazia bianca e decine di foto con le armi in pugno o nei luoghi storici delle sconfitte confederate nella guerra civile americana. Spuntano da un sito, che risulta registrato nel febbraio scorso, e che – secondo gli esperti – è riconducibile direttamente a Dylann Roof, il killer di Charleston. ANSA

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Nella foto il palco alla festa del PD di Senago sul quale avrebbe dovuto presentarsi, per un dibattito, il ministro del lavoro Poletti. Notate la lunga ed evidente fila di bandiere confederali sudiste sotto le due più misere bandierine del Partito Democratico.