Gestione cronicità in Lombardia. Lettera aperta all’assessore Gallera da Slow Medicine: “Rivediamo la riforma, troppe criticità”

Gli elementi critici del provvedimento sono davvero tanti: i mal definiti profili di responsabilità e le possibili ricadute di natura medico-legale, le interferenze tra il ruolo del medico di medicina generale e il clinical manager, la farraginosità organizzativa e gestionale

02 MAG – Egregio assessore,
le recenti prese di posizioni della Federazione Regionale degli Ordine dei Medici della Lombardia, dell’Ordine dei medici di Milano, dell’ANPO e di altri sindacati, in merito alla gestione dei pazienti affetti da patologie croniche ci inducono a ritornare su un argomento di grande interesse per la salute, sul quale avevamo già espresso le nostre perplessità con un breve articolo pubblicato lo scorso 3 febbraio da Quotidiano Sanità.

Data la rilevanza del tema e le numerose segnalazioni critiche che ci giungono dai professionisti e dai cittadini, Slow Medicine (un’associazione diffusa in ambito nazionale e internazionale, costituita da medici, infermieri, altri professionisti della salute e cittadini, impegnati a promuovere una medicina sobria, rispettosa e giusta), ha deciso di scriverle allo scopo di rappresentarle brevemente il nostro pensiero e con la speranza di poter contribuire a migliorare l’impostazione generale del modello adottato dalla Regione Lombardia.

Dal punto di vista politico ben comprendiamo la sua appassionata difesa del provvedimento di cui si è assunto la paternità e al quale ha legato il futuro della sanità lombarda, ma ci spiace rilevare che le difficoltà di attuazione, la scarsa adesione al progetto e il crescente dissenso di una larga rappresentanza di medici e di pazienti vengano minimizzati e interpretati come semplici inconvenienti d’avvio o come scontata resistenza all’innovazione.
Di certo un atteggiamento pro-attivo verso la cronicità e una maggior accessibilità alle prestazioni sanitarie per i malati cronici sono obiettivi condivisibili, ma il modo in cui sono perseguiti solleva molte perplessità. Gli elementi critici del provvedimento sono davvero tanti: i mal definiti profili di responsabilità e le possibili ricadute di natura medico-legale, le interferenze tra il ruolo del medico di medicina generale e il clinical manager, la farraginosità organizzativa e gestionale.

Ma ciò che desta maggiore preoccupazione riguarda l’impostazione generale del provvedimento. Essa dimostra, infatti, una scarsa consapevolezza del fatto che quando ci si trova di fronte a problemi multidimensionali, di natura sistemica, cioè che (come ci ricorda Edgar Morin) sono allo stesso tempo scientifici, sociali, organizzativi, gestionali, biologici, psicologici e individuali, per la loro soluzione occorre adottare un analogo approccio sistemico. Di tale approccio c’è ampio e crescente riscontro nella letteratura scientifica internazionale ed è davvero sorprendente che un provvedimento così importante, denotato come “una vera e propria rivoluzione del modello sanitario”, ne ignori addirittura l’esistenza.

In questi casi una maggior attitudine all’ascolto e al dialogo, soprattutto di fronte alle difficoltà applicative e alle diffuse istanze di cambiamento potrebbe contribuire ad approfondire una delle cause dell’attuale crisi del sistema delle cure: la necessità di contemperare la crescente espansione della specializzazione con l’esigenza ineludibile d’integrazione delle cure. Due modi di affrontare i problemi apparentemente inconciliabili che sottendono aspetti epistemologici e di metodo prima ancora che di contenuto.

Da un lato c’è la medicina specialistica attenta agli aspetti biologici della malattia, che fa ampio affidamento sulla tecnologia e sulla standardizzazione delle cure, che cerca di massimizzare l’efficienza, i tempi e i costi dei trattamenti. Secondo questo approccio, di tipo riduzionistico, i problemi sono affrontati uno per volta, in occasione di episodi acuti di malattia e in ambienti controllati, dove il paziente viene isolato dal contesto familiare, professionale e sociale di riferimento.

Certamente la specializzazione e l’innovazione tecnologica contribuiscono in modo decisivo alla qualità e alla sicurezza delle cure. Ognuno di noi, in caso di bisogno, vorrebbe essere trattato dal miglior specialista, nel modo più scrupoloso possibile e nel luogo dotato delle tecnologie più innovative. Tutto ciò è bene, ma è solo la metà del cielo.

Sull’altro versante, infatti, troviamo, i problemi di salute che non possono essere affrontati secondo un approccio meccanicistico perché in questo modo le conoscenze sono frammentate e sono ignorate le interazioni tra i singoli organi, la persona e l’ambiente di riferimento. Oggi un terzo della popolazione è affetta da patologie croniche il cui trattamento richiede un diverso orientamento culturale e organizzativo che si riconosce nella prospettiva sistemica.

In questi casi il paziente deve imparare a convivere con la sua malattia per il resto della vita, la presa in carico deve essere complessiva e per tempi indefiniti, deve realizzarsi nel proprio contesto di vita familiare e di comunità e poter contare su un medico di fiducia che in caso di bisogno possa ricorrere facilmente a competenze specialistiche e multi-professionali. In molti casi si tratta di soggetti anziani, affetti da più patologie che mal si adattano a protocolli e lineeguida predefiniti, che chiedono di essere curati ma che sanno di non poter guarire, che desiderano essere assistiti nel loro contesto abituale di vita, che aspirano ad una vita dignitosa facendo leva sulle loro residue capacità di adattamento.

Peraltro non tutti i pazienti affetti da patologia cronica richiedono le medesime modalità di gestione. La maggior parte degli assistiti può continuare ad essere seguita dal medico di medicina generale con occasionali pareri specialistici. Mentre nei casi di patologie rare o che richiedono particolari competenze professionali la gestione può essere prevalentemente specialistica ma sempre con il supporto del medico di medicina generale.

In linea di massima, quindi, all’ospedale va riconosciuto il ruolo di struttura ad alto impatto tecnologico, dedicata al trattamento, in tempi brevi, di pazienti affetti da patologie in fase acuta e di particolare impegno professionale. Per assolvere a questo compito l’ospedale deve essere collocato all’interno di una rete di strutture a ciascuna delle quali sono assegnati compiti e tipologie di prestazioni ben definiti e all’interno della quale i professionisti possono muoversi in modo coordinato.

Per i pazienti affetti da patologie croniche, viceversa, si deve pensare a una rete socio-sanitaria territoriale di servizi e di professionisti che lavorano in team e che trova nel distretto la principale sede di riferimento per assicurare l’integrazione con i servizi specialistici di supporto, la famiglia, la comunità di riferimento, i servizi sociali. Un tale cambiamento dovrebbe realizzarsi secondo una prospettiva sistemica, tenendo conto in particolare dei principi che caratterizzano il funzionamento delle reti: l’invisibile trama di relazioni che unisce ognuno di noi con il contesto di riferimento e che pare sempre più destinata ad influenzare le nostre vite e a dominare il nostro futuro.

Entrambi i modelli (riduzionistico e sistemico) sono utili e importanti ma si avvalgono di strumenti applicativi diversi. Confondere ingenuamente l’uno con l’altro espone l’intero sistema delle cure a gravi ed imprevedibili conseguenze, difficilmente rimediabili, di cui le attuali difficoltà rappresentano solo il primo monito.

Egregio assessore, in questi giorni, tra gli altri, si è rivolto a noi un bravo medico di medicina generale, scrupoloso, appassionato del proprio lavoro e affezionato ai suoi pazienti. Era particolarmente deluso e molto amareggiato per l’inaspettata piega assunta dagli eventi. Considerava le modalità di presa in carico del paziente cronico un’intollerabile interferenza al suo ruolo di medico di fiducia, tanto da indurlo, suo malgrado, a lasciare anzitempo la professione che amava. Anche questo è un indicatore eloquente del malumore diffuso tra molti professionisti e della urgente necessità di prendere in esame le loro fondate richieste di miglioramento.

A questo fine Slow Medicine si rende disponibile a dare il proprio costruttivo contributo per riconsiderare gli aspetti più critici dell’attuale modello di presa in carico del paziente cronico e dare adeguata risposta agli accorati appelli di ascolto che giungono da tantissimi professionisti delusi e da altrettanti pazienti disorientati.

Antonio Bonaldi
Presidente di Slow Medicine

02 maggio 2018

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Finalmente a Senago non faranno le vasche: lo garantisce PASE!

Grazie a PASE, eletto per la lega in Regione Lombardia, ora Senago potrà urlare il suo NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE ed imporre l’autonomia del nostro Comune ai vertici dei regimi leghisti in Regione che volevano proprio nel nostro paese le scellerate vasche contro cui lo stesso partito di pase si è schierato durante le recenti elezioni.

Il rischio di cortocircuito è elevato ma confidiamo nella sua precedente esperienza di elettricista per scongiurarlo ed auspichiamo quanto prima di vedere apparire sui muri del Comune di Senago un grande cartello con scritto “LE VASCHE NON SI FARANNO GRAZIE A PASE”.

Ora alla lega gli strumenti per fermare le vasche non mancano perchè governa in Comune, in Regione ed in Italia. Più di così manca solo il governo sublime e surreale della Padania!

Saremmo tutti felici se lo facesse e sicuramente lo rivoteremo tutti (o quasi), magari per il Senato della Repubblica padana.

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Nella foto (ansa – ridolini ) Riccardo Pase al suo primo giorno di scuola in Regione Lombardia. Notate quanto PESA il sorriso di PASE, forse consapevole del grosso pacco delle vasche che deve portarsi addosso. Noi aspettiamo i suoi primi atti, ma se non farà ciò che ha promesso pensiamo che i cittadini non sorrideranno come lui, e forse nemmeno più lui lo farà. Noi lo aspettiamo e sappiamo anche che le bugie hanno le gambe corte ed il naso lungo, come il suo.

Volantino per evidenziare le criticità della riforma sanitaria lombarda sui “gestori” dei pazienti cronici e lettera aperta ai sindaci.

(Dal sito di Medicina Democratica)

Pubblichiamo un volantino per spiegare semplicemente alcune delle criticità maggiori della riforma della regione Lombardia che introduce il “gestore” dei pazienti cronici.

A tutti i pazienti cronici della regione Lombardia, nella prossime settimane, sarà inviata una lettera da parte delle ATS nella quale verrà chiesto di aderire al progetto affidandosi ad uno dei “gestori” ritenuti idonei dalle ATS stesse.

VOGLIAMO RICORDARE CHE E’ INVECE POSSIBILE RIMANERE CON IL PROPRIO MEDICO DI BASE.

INVITIAMO TUTTE E TUTTI A FARE CIRCOLARE LIBERAMENTE AI PROPRI CONOSCENTI O ANCHE AI PROPRI MEDICI DI BASE, QUESTO VOLANTINO CHE POTETE SCARICARE DAI LINK RIPORTATI QUI SOTTO:

RIFORMA SANITARIA DELLA REGIONE LOMBARDIA
I CITTADINI NON SONO OBBLIGATI A SCEGLIERE UN GESTORE, POSSONO RIMANERE CON IL LORO MEDICO.

A giorni ai cittadini/e affetti da patologie croniche (ipertensione, diabete, cardiopatie, tumori, ecc.) arriverà una lettera da parte della Regione Lombardia, con la quale saranno invitati ad effettuare la scelta di un “gestore” che avrà il compito di pianificare l’assistenza di cui necessitano: tale riforma sarà presentata come la soluzione di tutte le difficoltà e disservizi lamentati dagli utenti. ma la realtà sarà ben diversa.

ALCUNI CHIARIMENTI
La riforma lascia la libertà di scelta. Il cittadino può scegliere di rimanere con il proprio medico e non indicare alcun gestore.
Il gestore non è una persona, potrebbe anche non essere un medico. Nella maggioranza dei casi sarà una società o una cooperativa privata accreditata, cioè convenzionata con la Regione, quindi privata ma finanziata da denaro pubblico.
Vi verrà richiesto di firmare un “patto di cura”, che sarà vincolante per un anno. L’assistenza verrà erogata dal gestore o da un “partner” sulla base di un budget annuale limitato.
Dovrete eseguire in regime privatistico, cioè a pagamento, eventuali altre prestazioni, al di fuori di quelle prestabilite, che dovessero rendersi necessarie per la medesima patologia per cui avrete sottoscritto il patto di cura.
Non solo la riforma non vi garantisce la riduzione dei tempi di attesa, ma non avrete nemmeno la certezza di poter afferire agli stessi ospedali/centri e agli stessi specialisti presso i quali siete stati seguiti regolarmente fino ad oggi. Si ricorda che le prestazioni urgenti devono poter essere eseguite entro 72 ore e che per tutte le altre richieste devono essere rispettati i tempi di attesa previsti dalla normativa.
Se sceglierete il gestore costui si occuperà solo della gestione delle vostre malattie croniche, per tutte le altre malattie, per es. l’influenza, si continuerà a far riferimento al proprio medico curante. Questa circostanza potrà generare situazioni confuse e conflittuali.
Vi sarà un notevole aumento della burocrazia.

LA RIFORMA NON ELIMINERÀ LE LISTE DI ATTESA.

Vi consigliamo di continuare ad essere seguiti dal vostro Medico Curante.
La mancata adesione al gestore non comporta alcuna penalizzazione.
Se la riforma dovesse essere migliorata potrete eventualmente aderire in seguito.

Medicina Democratica , “37e2” la trasmissione di radio popolare sulla salute
per informazioni e approfondimenti: http://www.medicinademocratica.orgsegreteria@medicinademocratica.org

CLICK PER SCARICARE IL VOLANTINO


ABBIAMO ANCHE SPEDITO AI SINDACI UNA RICHIESTA AFFINCHÈ SI FACCIANO PARTE ATTIVA PER INDIRE DEI MOMENTI DI REALE INFORMAZIONE CON CONTRADDITTORIO IN MODO DA RENDERE LE CITTADINE ED I CITTADINI MAGGIORMENTE COSCIENTI IN MERITO ALLA DECISIONE DA PRENDERE.

QUESTO E’ IL TESTO DELLA LETTERA:

LETTERA APERTA AI SINDACI

Egregio signor sindaco,
Nelle prossime settimane sarà inviata a tutti i cittadini della regione affetti da una o più patologie croniche, una lettera da parte dell’ATS, con la quale si chiederà alle singole persone di procedere alle scelta di un “gestore” fra un elenco di realtà pubbliche e private che verrà loro sottoposto.
Il “gestore” dovrà stilare un piano assistenziale individualizzato annuale e chiedere ai cittadini una firma sul patto di cura.

Molti medici di medicina generale hanno sollevato diverse perplessità sulle modalità previste da tale riforma non aderendo alla forma dei “gestori” in quanto verrà profondamente modificata l’organizzazione della medicina di base che potrebbe portare a momenti di sovrapposizione e confusione dei ruoli per i pazienti.

Come evidenziato da una recente ordinanza del TAR della Lombardia dello scorso mese di settembre su questa specifica tematica, però, “i pazienti sono liberi di scegliere il nuovo modello organizzativo ovvero di continuare con il modello assistenziale pregresso” (ordinanza n. 01156/2017).
Per fare in modo che ogni cittadino possa davvero decidere in modo consapevole è perciò fondamentale che ognuno possa ottenere informazioni complete e corrette.
E’ importante che i cittadini siano posti a conoscenza che possono decidere di non scegliere alcun gestore, rimanendo con il loro medico di famiglia attuale.
Considerando il fatto che la popolazione interessata da questa prossima scadenza è numericamente molto importante, chiediamo a lei, in qualità di autorità sanitaria locale (come previsto dalla legge 833/78), di farsi promotore di un momento informativo che possa essere il più completo e chiaro possibile per i suoi concittadini.
A questo fine, mettiamo a disposizione le nostre competenze in modo totalmente gratuito per evidenziare i tratti più critici di tale riforma anche in contraddittorio con i soggetti che aderiscono.
In attesa di un suo riscontro, le inviamo i nostri migliori saluti.

Medicina Democratica Onlus – http://www.medicinademocratica.orgsegreteria@medicinademocratica.org
37 e 2 – Trasmissione di Radio Popolare sulla salute –
http://www.radiopopolare.it/trasmissione/37-e-2/

Per comunicazioni: segreteria@medicinademocratica.org – medicina.democratica.onlus@pec.it

ABBIAMO APERTO SU QUESTO SITO, UNA PAGINA DOVE SONO PUBBLICATI DOCUMENTI E LINK ESTERNI SULLA QUESTIONE SOLLEVATA DA QUESTE DUE DELIBERE IN MERITO ALLA GESTIONE DELLA CRONICITA’ (CLICK QUI PER RAGGIUNGERE LA PAGINA).

Medicina Democratica e “37e2” di Radio Popolare contro Gallera: “Non dice la verità e cerca di intimidire i medici”

CRONICI-300x225Medicina Democratica e “37e2”, la trasmissione di Radio Popolare sulla salute, reagiscono alle dichiarazioni dell’assessore Gallera.

GRAVISSIME LE DICHIARAZIONI DI GALLERA:
NON DICE LA VERITA’ E CERCA DI INTIMIDIRE I MEDICI.
ABBIAMO DATO MANDATO AI NOSTRI AVVOCATI DI VALUTARE GLI ESTREMI PER UNA DENUNCIA

Milano, 28 ottobre 2017.

Quanto affermato dall’assessore alla sanità, Giulio Gallera, è grave e non corrisponde alla verità.

La vicenda, riportata oggi da un quotidiano milanese, è questa: un medico affigge una nota nel suo studio nel quale invita i suoi pazienti a rifiutare la proposta della Regione Lombardia di affidare la cura delle loro patologie croniche ad un “gestore” anziché al medico di famiglia. Tra qualche settimana infatti la Regione invierà a tutti i malati cronici una lettera con tale proposta e i cittadini coinvolti dovranno scegliere se restare in cura preso il loro medico anche per le patologie croniche oppure no.
Il medico in questione ha semplicemente anticipato i contenuti che noi stessi invieremo a tutti i medici di famiglia lombardi suggerendo loro di informare i loro pazienti dei rischi che correranno se scegliessero di affidarsi ad un gestore.
L’assessore Gallera, avvocato, quindi si suppone conoscitore del diritto, interpellato dal quotidiano risponde: “ Un fatto grave. I medici devono rispettare le leggi approvate, hanno una convenzione con l’ATS e quindi con la Regione” Falso: non si tratta di una legge ma di una delibera di giunta; la stessa delibera permette ad ogni medico se diventare gestore o no e al cittadino se scegliere un gestore o restare con il suo medico. Non vi è alcun obbligo.
“Valuterò – continua l’assessore – le possibili sanzioni nei confronti dei dottori che hanno esposto il cartello o la sospensione della loro convenzione con il sistema sanitario pubblico.” Qui siamo alle minacce esplicite, al ricatto e si paventa addirittura la perdita del posto di lavoro. E per che cosa ? Per aver espresso un proprio parere in riferimento ad una libera scelta alla quale saranno chiamati i propri pazienti.

Ovvio che le minacce dell’assessore sono assolutamente irrealizzabili, ma non per questo sono meno gravi.
“Penso (ndr. che quanto fatto, ossia l’affisso la nota) sia contrario al giuramento d’Ippocrate perché così i medici riducono la qualità del servizio dato ai loro pazienti” Qui siamo alla farsa. Vorremmo sapere in quale passaggio del Giuramento d’Ippocrate c’è scritto che i medici devono per forza sottoscrivere, sostenere o comunque consigliare ai propri pazienti di passare con il “gestore” quando oltretutto la stessa Regione la pone come una delle possibili scelte. Anzi, il medico in questione, suggerendo ai suoi pazienti di restare anche per le patologie croniche con il loro medico di famiglia, si rende disponibile a farsi carico totalmente della salute dei propri assistiti, senza delegarla a nessuno. Esattamente il contrario dell’accusa dell’assessore.

Di fronte a questi atti Medicina Democratica e la redazione di “37e2” la trasmissione di Radio Popolare dedicata alla salute, hanno dato mandato ai propri legali di verificare se vi sono gli estremi per denunciare l’assessore Gallera per dichiarazioni non corrispondenti al vero e che possono risultare intimidatorie verso i medici di medicina generale.

Dott. Vittorio Agnoletto – 37,2 (Radio popolare); Fulvio Aurora responsabile vertenze giudiziarie di MD.

Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione di Senago

Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione a Senago presentata in Parlamento dal deputato Eleonora Cimbro.

senago

Oggi ho presentato in Aula alla Camera un’interpellanza urgente in merito alle vasche di laminazione di Senago. Ancora una volta tante parole e pochi fatti per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini! Con responsabilità precise della Lega Nord!

Qui trovate i video relativi alla mia interpellanza e alla mia replica alla risposta della Sottosegretaria Silvia Velo.

Di seguito trovate il testo integrale dell’interpellanza:

“I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
nel precedente atto (2-00708), a prima firma della prima firmataria della presente interpellanza, riguardante il progetto per evitare le esondazioni del Seveso nel comune di Milano, si enunciavano le criticità su cui la risposta del Governo aveva rassicurato;

poco tempo dopo e a lavori iniziati per la vasca di laminazione a Senago e quelli per l’adeguamento del canale scolmatore, le già espresse criticità si ripresentano addirittura peggiorate;

la regione Lombardia ha considerato queste opere tra le priorità della legislatura, prima combattendo per sbloccare i finanziamenti statali e poi mettendo in campo tutte le tecniche per iniziare le opere. A dare l’annuncio dell’avvio del cantiere è stata, infatti, Viviana Beccalossi, assessore regionale al territorio, urbanistica, difesa del suolo e città metropolitana;

la stessa Beccalossi ha dichiarato: «Il progetto è finanziato con 142 milioni di euro, che comprendono anche le altre opere, tutte in fase avanzata di progettazione, come le altre aree di laminazione localizzate nei comuni di Paderno Dugnano-Varedo, Lentate sul Seveso, Vertemate-Carimate-Cantù e Milano. La vasca di Senago sarà pronta entro inizio 2018 e, nel complesso, tutto il progetto verrà portato a termine entro 2020». Si tratta, «dell’intervento più complesso tra quelli messi in campo in questi anni di amministrazione del presidente Maroni, durante i quali Regione Lombardia ha investito oltre 214 milioni di euro per 230 opere di difesa del territorio da frane e alluvioni»;
le criticità in merito al progetto, secondo gli interpellanti, possono essere così riassunte:
insufficienza ed approssimazione dello studio delle ipotesi alternative e della cosiddetta alternativa zero. La contraddizione a cui giunge la valutazione di impatto ambientale (Via) a pagina 8, dove si sostiene che gli otto invasi dell’ipotesi alternativa non possono sostituire i quattro di sistema, ma eventualmente contribuire ad una rimodulazione ed ottimizzazione degli stessi, in relazione alla loro fruibilità: in tale circostanza, né l’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), né regione Lombardia sono in grado di offrire alcuna motivazione che smentisca i rilievi sollevati dal comune;
carenza istruttoria del procedimento anche relativamente alla sedimentazione all’interno delle vasche. Le motivazioni fornite dalla controparte non sono idonee a superare l’obiezione sollevata in sede di ricorso ed, in ogni caso, non può essere condivisibile che la valutazione di impatto ambientale si limiti a fare un generico rinvio agli esiti dei monitoraggi da effettuare;
impatto paesaggistico. Il comune ha rilevato che le vasche risultano realizzate all’interno dell’area protetta del Parco Groane e all’interno del corridoio ecologico regionale RER. A fronte di tali rilievi la controparte qualifica l’area come un «pratone che non presenta fattori naturalistici propri e che pertanto può essere sacrificata»;
mancato rispetto dei limiti di profondità massima presenti dal Piano cave di città metropolitana. Il comune sostiene il mancato rispetto del limite massimo di profondità previsto dal Piano cave, la controparte replica sostenendo che, nel caso di opere idrauliche, trova applicazione una deroga che consente escavazioni sotto la linea di falda. Non vi è garanzia nel progetto dell’interferenza tra le pessime acque delle vasche e quella della falda;
gravi difetti istruttori relativi alla Via riguardo il tema delle acque. Nella relazione di Via si sostiene che non sussistono pericoli di inquinamento stante l’asserita ridotta permanenza delle acque e l’esistenza del materassino bentonitico (molto sommariamente, uno strato di argilla) che impermealizzerà il fondo. A riguardo si eccepisce, invece, che il suddetto materassino non appare idoneo a proteggere l’ambiente dagli altri effetti delle acque insane;
istruttoria lacunosa sia nel Sia che nella Via, in merito all’impatto che l’opera avrebbe sulla salute pubblica. Il legale dell’Ente ritiene che il problema dell’impatto dell’opera sulla salute pubblica sia stato del tutto trascurato con evidenti violazioni di legge;
il piano di manutenzione, che in realtà è il contenuto essenziale delle Sia e della Via, viene posticipato al momento della redazione definitivo;
mancanza del piano di utilizzo del materiale di scavo. Per le opere oggetto di Via, che l’elaborazione del piano debba avvenire prima dell’espressione del parere conclusivo della procedura di valutazione;
mancata previsione del versamento dei diritti di escavazione. Nella Via non si è tenuto conto del versamento dei diritti di escavazione al comune, violando una precisa disposizione normativa;
la mancanza dei pareri nel decreto di approvazione della Via e nella relazione ad esso allegata. Inoltre l’opera si realizza a 15 chilometri dal luogo delle esondazioni e in derivazione al Csno e dunque non riesce a ridurre significativamente le ondate di piena proprio perché è l’unica che, nel sistema delle vasche di laminazione, non sarà localizzata lungo l’asta del Seveso;
mancato adempimento nel progetto posto a gara delle prescrizioni indicate nella Via. Le argomentazioni sollevate riguardano essenzialmente lo stralcio dal progetto delle opere di collegamento ciclopedonali che secondo Aipo dovranno formare oggetto di un altro progetto. Stessa procedura riguardo alla integrazione delle opere. La Commissione Via aveva invitato a valutare l’integrazione delle opere, ed Aipo ha rinviato questa fase ad altro progetto. Stessa procedura è stata seguita per la mitigazione degli impatti sulle residenze lungo la strada provinciale 175 disattendendo in pratica quanto richiesto in fase di Conferenza di servizi per la Via –:

se il Ministro interpellato sia a conoscenza del fatto che, a seguito dell’obsolescenza del citato progetto, sarà necessario mettere in atto misure necessarie a prevedere tutele per l’inquinamento della falda acquifera e per i fanghi speciali che si formeranno e, a tal fine, se sia in grado di fornire una stima realistica delle quantità dei fanghi speciali che si verranno a depositare a seguito dell’utilizzo delle vasche e dei conseguenti costi per lo smaltimento degli stessi;

se non ritenga opportuno fornire adeguate informazioni sui costi manutentivi presunti per la tutela delle acque di falda e per i piani di emergenza in caso di contaminazione, su pratiche di trasparenza e controlli antimafia predisposti per l’appalto e su quale, realisticamente, sarà la percentuale di eventi, esondativi evitati con la realizzazione di tali vasche;

di quali elementi disponga sulla realizzazione dell’intero progetto e non solo di parti di esso alla luce della non realizzazione delle vasche previste oltre quelle di Senago.”
(2-01989) «Cimbro, Ferrara».
(24 ottobre 2017)

Osservatorio vasche: la grande opera fa calare il buio su Senago

<< OSSERVATORIO VASCHE >>

No alle piste ciclopedonali, si alla strada unica per TIR, camion, auto, biciclette e pedoni, tutti insieme con audacia ed allegria.

img_5169Data l’esasperante carenza di mezzi di trasporto pubblici, il canale scolmatore era, fino a pochi giorni fa, l’unica via di transito per chi a piedi o in bicicletta doveva andare o tornare a Senago dalla stazione di Bollate Nord, nodo nevralgico dei trasporti locali, senza rischiare di essere investito.

Un percorso protetto.

Lo era almeno fino a quando è stato chiuso ed occupato dalle ruspe e dai camion che hanno iniziato a scavare e gettare cemento sul sentiero per l’acqua che alimentarà le vasche di laminazione.

Così ora, pedoni e biciclette, dovranno percorrere l’intera via De Gasperi trovandosi fianco a fianco alle innumerevoli auto e camion che l’attraversano talvolta ad elevata velocità, rischiando talvolta la vita.

In sostanza per le piste protette e per i trasporti pubblici non ci sono finanziamenti; per realizzare le grandi opere inutili come le vasche di laminazione, invece ci sono.

Cala il buio sul futuro di Senago.

Meditate gente!

Fuochino, fuoco, fuocone!

Chiusa la prima parte della saga di Sant’Antonio, inteso come gioco di fuochi che ha dannato per due giorni mezzo paese, ecco che si riapre la seconda parte, questa volta organizzata dalla Lega di Senago. Una festa pagana atta ad evocare tempi lontani, o ben più penosi esantemi cutanei che portano lo stesso nome.

Insomma, spento un incendio se ne attiva uno nuovo e via così, ad inquinare aria e campi lasciando solo cenere ardente (e a volte qualcos’altro) sul terreno del Comune. In cambio di nulla, naturalmente.

Almeno questa volta la catasta di legna da ardere era ben più secca ed ha provocato meno fumo della precedente.

Ciò che rimane, oltre alle braci, è forse la veriticità del proverbio “La madre degli imbecilli è sempre incinta”. Solo che qui a Senago ne sono stati partoriti parecchi.

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Nella foto “ANSA-ontheroad”, si possono vedere gli imbelli sciabolatori leghisti atti a domare il fuoco precedentemente acceso col proverbiale propellente naturale a base di vin brulè e bagna cauda.