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Cosa sappiamo della salute disuguale in Italia?

Le  politiche di austerità hanno messo e stanno mettendo in crisi molte  le strutture del SSN. Da questo studio per ora non appaiono ancora in profondità i danni arrecati al patrimonio di salute della popolazione. E’ peggiorata la salute mentale in ragione della fatica di vivere in una società escludente per quanto attiene il lavoro e per le condizioni di precarietà diffusa in particolare tra i giovani. E’ altresì il Meridione ove si registrano le maggiori disuguaglianze di salute. Il mantenimento e il miglioramento del patrimonio di salute della popolazione dipende certo dalla possibilità di accesso alle cure , alle diagnosi precoci, all’alimentazione e più in generale alla prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. Determinanti fondamentali sono, alla pari,  le condizioni materiali di vita, dal salario alla qualità dell’abitazione alla stabilità di un reddito che consenta alle persone di progettare la propria vita. E’ con il linguaggio dei numeri e dei dati che il fascicolo curato dal Prof. Giuseppe Costa rappresenta lo stato dell’arte delle disuguaglianze di salute nel nostro paese.

Questo fascicolo informativo è stato curato dal Prof. Giuseppe Costa (Università di Torino, DORS e Servizio di Epidemiologia ASL TO3
del Piemonte, e INMP Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà) con i contributi degli esperti INMP, ISS, AgeNas e ISTAT attivi nella Joint Action Europea sulle disuguaglianze di salute.

Cosa sappiamo della salute disuguale in Italia?
(17 pagine formato pdf )

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5355&Itemid=2

http://www.diario-prevenzione.it/doc17/Costa_Trento_2017.pdf

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Trivellare? C’è sempre un’alternativa. Innaffiare la meraviglia, ad esempio

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Quando qualcuno vi dice che “non c’è alternativa” sappiate che siete riusciti a stanarlo. Ci nascono così, quelli che dicono che non c’è alternativa, tenendo sempre in tasca la cartuccia per spararla in ogni momento di difficoltà. Quando crolla il consenso, quando si esaurisce la propaganda e quando finisce la spinta propulsiva degli interessi particolari il “non c’è alternativa” è la bandiera bianca che vorrebbe essere nera, l’ultima starnazzata dell’oca travestita da cigno.

Sappiate che quando un governante, uno qualsiasi, vi dice che cambiare è pericoloso e mette a rischio lo status quo (di solito dicono: «i posti di lavoro») significa che ha svuotato il proprio serbatoio di innovazione e ha deciso di lasciarsi portare dalla corrente. I “posti di lavoro” sono figli delle opportunità che abbiamo voglia e talento di costruire: non esiste un lavoro che sopravvive come diritto acquisito nonostante la Storia. Non è esistito, mai. I figli dei figli dei figli dei forgiatori di spade sono ottimi ingegneri, informatici, analisti.

Sappiate che un governo che vi invita a non partecipare ad una consultazione popolare è un vigliacco. Decidere di non decidere è qualcosa che sta nel cassonetto delle azioni inutili alla cittadinanza e la democrazia. E frugare nei cassonetti è uno stadio di disperazione, mai una pratica da statisti.

Sappiate che tutto quello che è sempre stato considerato indispensabile per l’economia è stato superato dal tempo, dagli uomini, dall’evoluzione, dallo sviluppo e dal mondo. Ciò che non riusciamo ad immaginare non è impossibile, è sconosciuto. L’irrealizzato spesso è semplicemente incompiuto. Gli uomini che hanno cambiato il nostro Paese (e tutti i Paesi del mondo) sono quelli che hanno avuto le gambe forti per trovare un angolo d’osservazione mai calpestato, e da lì hanno visto che tutto era già vecchio.

C’è un motivo (tra i tanti che potete leggere qui) per votare sì al referendum del 17 aprile: pretendere di avere una classe dirigente che riesca ad innaffiare meraviglia; che come i giullari possa mostrarci la realtà così com’è ma stropicciata per scoprirla da un angolo di osservazione che non avemmo mai osato. Da lì nasce lo stupore, lo stupore gocciola meraviglia e dalla meraviglia un cambiamento di paradigma.

Altrimenti facciano i cronisti. Mica i ministri o i presidenti del consiglio.

Giulio Cavalli

LA BATTAGLIA DEI VACCINI (“presa diretta” su RAI3 di domenica 10 gennaio 2016)

LA BATTAGLIA DEI VACCINI. Perché nel nostro paese mentre aumentano le persone che rinunciano a vaccinarsi, tornano malattie che si pensavano sconfitte per sempre.

Viene inoltre qui smontata la tesi sulla presunta correlazione tra vaccino e autismo, correlazione sostenuta da molti  ma mai scientificamente provata.

Una puntata da non perdere. Guardatela online: clicca qui per il video

Bene comune: le vaccinazioni

INFLUENZA

Il guaio per i vaccini è che hanno funzionato. Non vediamo più intorno a noi persone che si trascinano avendo contratto la poliomielite, non esistono più malattie come il vaiolo, debellate dall’azione del vaccino.

Sorgono quindi dubbi sull’importanza della vaccinazione stessa, si ritiene che il miglioramento delle condizioni di vita, l’igiene diffusa possano bastare per non ammalarsi. In parte è vero per le infezioni batteriche, ma la maggior parte di quelle virali si trasmette nei modi comuni della nostra vita, ad esempio con uno starnuto, il quale può risultare contagioso anche in un salotto frequentato da gente pulita e ben nutrita.

I vaccini sono stati elaborati per renderci immuni dai virus, contro i quali altrimenti è costretto a reagire il nostro organismo da solo; in pratica non esistono farmaci che li contrastino.

In Italia ci stiamo allontanando dal raggiungimento dell’obiettivo del 95% di copertura vaccinale in età pediatrica, anzi siamo intorno al 90%; ciò significa che un bambino su dieci non è protetto contro morbillo, rosolia, varicella, parotite, difterite, tetano, pertosse, epatite B, meningite da meningococco di tipo C, poliomielite. In verità il numero dei vaccinati contro la poliomielite si avvicina al 95%, forse perché permane la preoccupazione per malattie considerate gravi, ma il pericolo oggi è più grande per malattie considerate quasi banali, ma delle quali pochi conoscono le gravi complicazioni, quali le encefaliti gravemente invalidanti.

Ci si può chiedere se non esiste un obbligo; oggi prevale il principio di libera scelta. Se i genitori decidono di non offrire ai propri figli questa opportunità non sono in vigore le sanzioni previste in passato, ovvero una multa e la segnalazione al Tribunale dei Minori.

I Tribunali, del lavoro, si noti bene, si occupano invece di cause come quella riguardante il risarcimento per un caso di autismo. Recentemente una sentenza di primo grado ha stabilito che il Ministero della Salute debba risarcire con un assegno vitalizio bimestrale un bambino affetto da autismo al quale nel 2006 venne somministrato il vaccino esavalente. Ci troviamo quindi di fronte a laureati in giurisprudenza che si avvalgono del parere di periti di parte, una parte sola, quella che riconosce una correlazione tra vaccinazioni e autismo. Correlazione negata dagli stessi che l’avevano evidenziata e che, essendosi rivelata una truffa, sono stati radiati dall’albo dei medici inglese.

Il vaccino esavalente (polio, difterite, tetano, pertosse, malattie invasive da Haemophilus influenzae tipo B, epatite B) è utilizzato nella maggior parte dei Paesi Europei, somministrato a decine di milioni di bambini, e in nessun Paese si è mai arrivati a simili conclusioni.

Di questi giorni è anche la correlazione che si tende a fare tra somministrazione del vaccino antinfluenzale, gratuito per coloro che abbiano superato i 65 anni d’età e abbiano malattie croniche, con casi di morte successive alla sua inoculazione. I controlli hanno dato esito negativo e d’altra parte il fatto che si sia trattato di soggetti anziani e malati porterebbe a far rientrare questi casi in una casistica naturale; ogni giorno in Italia con queste caratteristiche ne muoiono a centinaia.

Bene fanno le Amministrazioni Comunali a salvaguardare la salute dei propri cittadini informandoli sulle modalità per usufruire di un servizio pubblico gratuito; altrimenti le si potrebbe incolpare di non aver agito per il bene della popolazione, tenendo presente che ogni anno muoiono tra le 8000/8500 persone per le conseguenze nefaste di quella che invece tendiamo a considerare una malattia/malessere che ci permette di stare un po’ a casa dal lavoro.

Leggi informazioni su come fare la vaccinazione antinfluenzale: clicca qui e vai sul sito del Comune di Senago

Facciamolo a pezzi 9: SALUTE”

Un punto importante della futura amministrazione deve essere la tutela della salute dei cittadini.

I comunisti a Senago hanno già portato avanti battaglie in nome di questo diritto sancito dalla Costituzione e questo deve essere ancora un ulteriore elemento di proposta per la nostra città. Il comitato per il distretto sanitario e per la salute pubblica ebbe già modo di spendersi sul territorio di Senago per la difesa di presidi che potessero rimanere presso il territorio senaghese. Oggi la logica della spesa sanitaria della Regione Lombardia, ancor più che in passato, tende alla diminuzione dei posti letto negli ospedali ed alla riduzione dei plessi ospedalieri tout-court. Ci si deve affrancare da una logica che vede oggi la sanità come mero intervento di cura tralasciando il fondamentale intervento di prevenzione ed inoltre lasciando il cittadino come ultima ruota di un carro che ha ormi sposato la tesi della sanità di mercato. Abbiamo recentemente potuto osservare quali siano i frutti malati di una sanità a scopo di lucro come quella perpetrata in Regione Lombardia da Formigoni e dalla gestione affaristica in cui Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere la fanno da padrone inserendo il criterio di appartenenza politica come merito e tralasciando il servizio e la garanzia del cittadino. I recenti episodi della Clinica Santa Rita e dell’Ospedale San Raffaele la dicono tutta sul modello di sviluppo della Sanità lombarda e su come questo elemento possa essere ben lungi da rappresentare un modello da imitare.

Si tratta di innestare finalmente una netta controtendenza rispetto all’antico adagio che vuole purtroppo che una prenotazione in tempi rapidi ed un servizio certo diretto alla salute ed alla prevenzione per il cittadino ebba passare necessariamente attraverso i canali privati. L’ipotesi di Casa della Salute è di per sé, insieme alla casa dell’acqua una modalità attraverso cui i servizi sono vicini e prossimi alla cittadinanza.