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Le domande inquietanti (per la Sindaca Beretta) #1

Signora Sindaca Magda Maggie Beretta, i cittadini di Senago vorrebbero porle alcune (per lei) inquietanti domande:

Perchè, pur essendo lei consapevole del fatto che nel 2009 (leggi l’articolo in fondo) la ‘ndrangheta si infiltrò nel tessuto politico e sociale di Senago attraverso conoscenze sul territorio sino a condizionare le elezioni comunali, ha voluto lei stessa riproporre la medesima maggioranza politica costituita dagli stessi esponenti sfiorati allora (anche se non accusati) dall’epigrafe di appartenenza alle cosche identificate?

I favori di voto comprovati e causati dalla ‘ndrangheta nel 2009, si sono forse ripetuti anche ora nel 2017?

Perchè ha licenziato l’oramai ex assessore al suo governo GABRIELE VITALONE? E gli altri appartenenti alla sua maggioranza cosa ne pensano?

Per sconfiggere ogni dubbio politico di coinvolgimento, perchè non vi dimettete?

 

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…. L’informativa del Nucleo mette insieme i pezzi. Il 6 maggio 2009, poche settimane prima del voto, Domenico Vottari chiama Enzo Varotto (suo coimputato nel processo per omicidio): “Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….”. Risponde Varotto: “Io glielo do il voto, cazzo me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro”. Ancora Vottari: “Devi convincerli devono votare basta non è che devono fare altro”. Sempre le intercettazioni mettono in evidenza i rapporti tra Giuseppe Vottari e Domenico Zappani nato a Joppolo (Vibo Valentia) che nella tornata elettorale del 2009 viene eletto capogruppo di maggioranza in consiglio comunale. Dice Vottari: “Mi sono rallegrato dico chiamo per fargli gli auguri”. Risponde Zappani: “Avete fatto bene grazie molto gentile”. Ennesima e ultima informativa dei militari: “Nella nota datata 5 agosto 2010 della Stazione Carabinieri di Joppolo, Domenico Zappani si legge che, pur non risultando appartenere ad alcuna cosca, nei periodi di permanenza in quel centro è solito associarsi ad affiliati al clan Mancuso di Limbadi”.

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Nella foto (terzo da sinistra) il consigliere e capogruppo di Forza Italia Domenico Zappani (già presidente dell’associazione “La Calabria nel Cuore” di Senago) durante il convegno pubblico sulla “Questione Meridionale” tenutosi a Senago.

Leggi l’articolo integrale su il “Il Fatto Quotidiano”, clicca qui.

 

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Leggi l’articolo del corriere della sera del 30 settembre 2017:

Vitalone e gli affari sporchi a Senago: «È la ‘ndrangheta a far girare i soldi»

Non c’è solo il caso Seregno o quello di Peschiera. Nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco Mazza, spunta anche un ex consigliere e attuale assessore a Senago. Si chiama Gabriele Vitalone, suo fratello è stato arrestato per mafia

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Nella fotografia insieme all’ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Gabriele Vitalone indossa un abito grigio e una camicia bianca con il colletto slacciato. La cravatta è troppo corta, ma il colore è quello giusto, l’azzurro di Forza Italia.

Il funerale

Gabriele Vitalone, 51 anni, oggi è assessore ai Trasporti e all’Ambiente a Senago nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Magda Beretta, ed era presidente del Consiglio ai tempi di Franca Rossetti. In questa storia Gabriele Vitalone non è indagato, anche se viene fotografato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano al funerale di Francesco Zumbo (17 novembre 2015) insieme a una schiera di uomini della ‘ndrangheta: Demetrio Macheda, capolocale di Muggiò ai tempi dell’inchiesta «I fiori della notte di San Vito» e Emilio Lamarmore, zio di Fortunato Calabrò (che ha partecipato al summit del Falcone e Borsellino di Paderno), padre dell’ergastolano Giovanni Lamarmore, e di Antonino Lamarmora (il cognome è diverso per un errore all’anagrafe) già condannato come capolocale di Limbiate in «Infinito». Con loro c’è anche il fratello di Gabriele, Giovanni Vitalone, 64 anni, arrestato nel blitz di martedì con l’accusa di associazione mafiosa. Giovanni Vitalone è tra i partecipanti al summit di mafia del 26 febbraio 2008 al ristorante «Il Palio» di Legnano.

Il business di famiglia

I Vitalone sono sei fratelli. Figli di Vitale e Carmela Foti, emigrati da Montebello Jonico (Rc), si trasferiscono a Senago negli anni Sessanta. La loro storia la raccontano le informative dei carabinieri di Milano: «Mario Vitalone, ed in parte Antonino, gestiscono attività di ristorazione, bar e tavola calda». Si tratta del «caffé Elite» e del ristorante «La Brughiera», dove viene organizzata una cena tra alcuni affiliati ai tempi di «Infinito». «Gabriele si occupa prevalentemente di politica e Giuseppe è titolare di un ambulatorio polispecialistico». Gli altri fratelli «Giovanni, Pasqualino e Antonino sono invece attivi prevalentemente nel campo edile». La famiglia Vitalone, come annotano gli investigatori, «s’inseriva perfettamente nel tessuto socio-economico e politico di Senago». Il motore di queste relazioni politiche sarebbe proprio Gabriele Vitalone. Nelle carte dell’inchiesta «Ignoto 23» viene raccontata la vicenda di alcune autorizzazioni da ottenere dal Comune di Senago per l’occupazione di un’area verde davanti a un bar di famiglia. I due fratelli Antonino e Mario, vengono intercettati mentre parlano di un interessamento di Gabriele (che all’epoca è consigliere comunale) per sbloccare la pratica: «È venuto qua il Gabri con il capo dei vigili (Vincenzo Avila, n.d.r.) per sta piazzolina qua davanti, ha detto che me la danno. Ha detto Gabriele di non preoccuparmi». I fratelli Vitalone organizzano anche un incontro al bar con l’allora assessore con delega al Suap Marco Campagner. Antonino Vitalone, oltre ai bar, ha anche più di una conoscenza che conta. Basti pensare che viene intercettato insieme a Carmelo Mallimaci (arrestato nell’indagine dei carabinieri) mentre discute di questioni di mafia: «Il nuovo gioco è questo qua, non è come ai tempi, come quando compravamo legname e non pagavano… La nuova ‘ndrangheta è questa qua, quella dei soldi, così che girano, perché sono stati intelligenti, non fanno più le cose che facevano…». Dopo l’arresto del fratello Giovanni, il sindaco Magda Beretta — intervistata da Settegiorni — ha rinnovato «la fiducia» all’assessore Vitalone e ha detto che non chiederà «alcun passo indietro».

Nella foto Zappani e Mantovani
Nella foto Vitalone e Mantovani
I voti dei Vottari

Sull’amministrazione di Senago pesano anche altri rapporti «ambigui». Quelli dell’attuale capogruppo di Forza Italia, Domenico Zappani (indicato come vicino alla cosca Mancuso). Nel 2009 al tempo delle elezioni comunali — scrivono i carabinieri —, Zappani «si rivolgeva a Domenico Vottari» del clan di San Luca (RC), residente a Cesate e condannato per omicidio, «per procurare voti per sé e l’allora candidata sindaco Franca Rossetti». Il 6 maggio 2009 gli investigatori intercettano Vottari mentre parla con un suo coimputato al processo per omicidio: «Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….».
«Io glielo do il voto, me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro».
«Devi convincerli, devono votare basta, non è che devono fare altro…».
Dopo la vittoria alle elezioni, Vottari chiama Zappani per complimentarsi:
«Mi sono rallegrato dico, chiamo per fargli gli auguri».
Risponde Domenico Zappani: «Avete fatto bene, grazie molto gentile».
Vottari: «Comunque tutto a posto. Meno male. Oh, hai visto che bastonata che hanno preso?».

 

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Esclusivo: anche Matteo Salvini ha usato i soldi rubati da Bossi

L’attuale leader della Lega e Bobo Maroni hanno utilizzato una parte dei 48 milioni di euro frutto della truffa orchestrata dal Senatur e dall’ex tesoriere. Lo dimostrano le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014 che abbiamo consultato

di Giovanni Tizian e Stefano Vergine (pubblicato da “L’Espresso”)
imageCinque anni fa, quando tutto ebbe inizio, Umberto Bossi usò un’immagine biblica per spiegare il suo intento. «Ho fatto come Salomone: non ho voluto tagliare a metà il bambino», disse mentre si apprestava a lasciare le redini del partito a Roberto Maroni.

Erano i giorni in cui i giornali pubblicavano le prime notizie sullo scandalo dei rimborsi elettorali leghisti, quelli incassati gonfiando i bilanci e usati per pagare le spese personali del Capo e della sua famiglia, come la laurea in Albania del figlio Renzo o le multe del primogenito Riccardo.

Il senso della metafora bossiana era chiaro: piuttosto di dividere la Lega tra chi sta con me e chi contro di me, il Senatùr si diceva pronto a lasciare pacificamente il potere al suo storico rivale. Da allora in poi l’intento di chi è succeduto a Bossi, prima Maroni e oggi Salvini, è sempre stato quello di differenziarsi, di creare compartimenti stagni tra il partito dell’Umberto e quello di oggi, tanto che all’ultimo raduno di Pontida al fondatore non è stato nemmeno concesso il tradizionale discorso dal palco.

Gli immigrati al posto dei meridionali, il nazionalismo in sostituzione del secessionismo. Pure un nuovo marchio, Noi con Salvini, dotato di satelliti sparsi dal Centro al Sud e rappresentato da personaggi della destra, come in Calabria, o vecchi democristiani votati all’autonomia, come in Sicilia. Nuovi volti (per modo di dire) e nuovi ideali sostenuti con forza proporzionale all’incedere delle inchieste giudiziarie sui fondi elettorali.

Se è vero che negli ultimi anni molto è in effetti cambiato all’interno del Carroccio, c’è qualcosa che è rimasto segretamente invariato. Roberto Maroni preferisce non dirlo, Matteo Salvini lo nega categoricamente. Insomma, gli eredi del Senatùr sostengono di non aver visto un euro di quegli oltre 48 milioni rubati da Bossi e Belsito. «Sono soldi che non ho mai visto», ha scandito di recente l’attuale segretario federale commentando la decisione del Tribunale di Genova di sequestrare i conti correnti del partito dopo la condanna per truffa di Bossi.

I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano però che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro …

Seregno: Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco?

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Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco di Seregno? Neanche una parola su facebook e nemmeno un tweet. Eppure lo conosceva bene il sindaco di Forza Italia, un altro campione della demagogia xenofoba di destra viene arrestato e indagato insieme a un’intera comitiva di amici di Salvini.

Quella di Seregno è una delle tante amministrazioni di Lega e centrodestra che da anni in Lombardia e Veneto come nel resto d’italia collezionano un numero di inchieste giudiziarie che nemmeno un clan della camorra napoletana riesce a competere. Mentre aizzano la gente contro gli immigrati continuano a farsela con i delinquenti veri.

Non se ne può più del buonismo di Salvini e della Lega che continuano con i loro voti a portare nelle istituzioni personaggi corrotti e collusi con la criminalità organizzata. Basta con questo buonismo per cui grazie alle leggi salva-ladri votate dalla Lega i politici corrotti se la cavano sempre con pochi giorni di custodia cautelare e prescrizioni brevi.

L’arresto del sindaco di Seregno ci ricorda ancora una volta che la vera emergenza italiana non è l’immigrazione ma la corruzione e l’intreccio tra politica e criminalità.

E’ ora di approvare leggi severe contro i corrotti a partire dalla confisca dei beni. Sapete quanti poveri italiani potremmo aiutare con i soldi e i beni immobili che hanno accumulato i tanti compari di Salvini?

Basta con questi politicanti che se la prendono con i mendicanti e fanno affari con i mafiosi!

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)

LA SALUTE E’ UN DIRITTO NON UN AFFARE

Pubblichiamo dal sito di “Medicina Democratica”.

CRONICI-300x225REGIONE LOMBARDIA, DELIBERA 6551/2017 SUI MALATI CRONICI: PRIMA SCONFITTA E BATTUTA D’ARRESTO) ENTRO IL 31 LUGLIO I MEDICI DI MEDICINA GENERALE (mmg) DOVEVANO ADERIRE ALLA NUOVA (PSEUDO) RIFORMA VOLUTA DA MARONI

DAL BLOG DI VITTORIO AGNOLETTO (www.vittorioagnoletto.it)
Ieri, 31 luglio,  è scaduto il termine entro il quale i MMG ( Medici di Medicina Generale, medico di famiglia) avrebbero dovuto dare la loro adesione al piano di controriforma sanitaria deciso dalla regione Lombardia attraverso la delibera sull’assistenza ai malati cronici. Come più volte spiegato:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/15/regione-lombardia-sei-malato-non-chiamare-il-medico-ora-ce-il-gestore/3586471/
il tentativo della regione Lombardia è quello di privatizzare l’assistenza sanitaria ai 3.350.000 malati cronici lombardi sostituendo, progressivamente, il MMG con dei “gestori”. I MMG avrebbero dovuto dichiarare entro ieri sera la propria disponibilità a trasformarsi in “gestori” o almeno in “cogestori”.
Per evitare che questo accadesse avevo inviato insieme a due colleghi e a Medicina Democratica una lettera aperta a tutti i MMG della provincia di Milano:
http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=4920
una lettera che non si è mostrata inutile. Infatti, nonostante la campagna forsennata di pressione e le minacce, più o meno velate, di subire conseguenze sulla propria professione, oltre la metà dei MMG ha rifiutato di aderire alla delibera regionale e ha scelto di continuare a seguire i propri pazienti come MMG inserito nel Servizio Sanitario Nazionale.
L’assessore regionale alla sanità, Gallera, cerca di far buon viso a cattiva sorte presentando come vittoria l’adesione di poco meno del 45% dei MMG; in realtà il piano della regione ha subito una sonora sconfitta ed infatti Gallera annuncia la proroga fino al 30 settembre per i MMG che desiderino “ravvedersi” e ed aderire al piano della regione.
Inoltre, secondo il ragionamento sviluppato dal dott. Giuseppe Belleri a link:  http://curprim.blogspot.it/2017/08/medici-aderenti-alla-presa-in-carico.html ,  l’adesione dei MMG e dei pediatri  in realtà sarebbe ancora più bassa.
Comunque sia, con una % di adesione decisamente inferiore alla metà dei MMG e dei pediatri, la delibera sui gestori e sulla presa in carico dei pazienti cronici subisce una forte battuta d’arresto. Inoltre il 12 settembre il TAR della regione Lombardia comincerà a discutere quattro ricorsi (uno di Medicina Democratica e tre dei sindacati medici) che chiedono l’annullamento della delibera perché anticostituzionale.
Ora si tratta di replicare il successo, ottenuto oggi, nel mese di ottobre quando oltre tre milioni di nostri concittadini riceveranno la lettera della regione che chiederà loro di consegnare la propria salute nelle mani di società, i “gestori” appunto; l’obiettivo è che anche in quel caso la maggioranza respinga al mittente la lettera di Maroni e Gallera perchè: “la salute è un nostro diritto, non il vostro business “

Medicina Democratica
Milano 02/08/2017

ABBIAMO APERTO SU QUESTO SITO (Medicina Democratica ndr), UNA PAGINA DOVE SONO PUBBLICATI DOCUMENTI E LINK ESTERNI SULLA QUESTIONE SOLLEVATA DA QUESTE DUE DELIBERE IN MERITO ALLA GESTIONE DELLA CRONICITA’ (CLICK QUI PER RAGGIUNGERE LA PAGINA).

Arrivano i mostri: “La famiglia addams si presenta alle elezioni di Senago”

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Matteo Salvini contro Silvio Berlusconi: “Nella sua famiglia Addams non ci vado. Io l’agnellino me lo mangio, anzi lo sbrano. Mi piace la carne, gnam!”. Così Matteo Salvini in un’intervista al Fatto Quotidiano. Una frase in cui ogni riferimento alla campagna pro-agnelli di Silvio Berlusconi non è affatto casuale. Già, perché l’attacco è tostissimo. Infatti il segretario della Lega Nord, quando gli ricordano che il partito è “solo come un gattino cieco”, azzanna ancora il Cavaliere: “Con la famiglia Addams – risponde – non ci vado, non mi metto in posa nel ritratto di famiglia del vecchio centrodestra, magari pure con Alfano. (Libero Quotidiano del 16 aprile).

E la smentita arriva puntuale da Senago dove la lega nord si presenterà alle elezioni amministrative proprio alleata con Forza Italia: qui, la “famiglia Addams”, come la vede appunto Salvini, sosterrà la candidata leghista.

E poi qualcuno di loro ha osato dire che i bugiardi siamo noi. Mah!

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Nella foto si vede l’accorpamento dei movimenti di destra che formano, secondo Salvini, la “Famiglia Addams” messa insieme per sostenere la candidata leghista alla carica di Sindaco per Senago.

 

 

 

La Lega cala su Roma in compagnia di casapound

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La svolta nera della verde lega

di Bruno Casati (tratto dal settimanale “Sinistra Lavoro”)

Oggi la lega va attentamente analizzata nel suo doppio carattere nazionale e internazionale

Doppio carattere quello che oggi va assumendo la lega: carattere nazionale, non è più e solo il partito del nord, la lega attraversa il po; carattere internazionale, la lega scavalca le alpi e tesse relazioni interessanti e anche inquietanti. Questa analisi viene accuratamente occultata da una operazione superficiale centrata sul leader, che indica in salvini, che della lega diventa segretario con il congresso di torino del dicembre 2013, il futuro leader di tutte le destre italiane.

Si discute di questo e non di altro, tanto che lo stesso berlusconi, che è scaltro ma non lascia eredi politici, si fa apparire come il saggio mentore a guida del giovane telemaco della lega che, dal canto suo, occupa tutti i salotti televisivi 24 ore su 24, avendo capito che è lì e solo lì che si forma l’opinione.In quella sede salvini presenta, sempre, la sua “teoria dei tre nemici”, una linea di condotta che oggi deve valere per lombardi e pugliesi, calabresi e veneti, ed è già questa una novità. Il primo nemico è l’immigrazione, ma quella clandestina si affretta ad aggiungere (salvini invece evita accuratamente di scivolare sul territorio insidioso delle diversità religiose); il secondo nemico è l’europa dell’euro, ed è su questo campo che oggi la lega si relaziona con altre realtà europee; il terzo è la crisi, che in italia colpisce lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti.

La nuova lega pertanto in questo ultimo contesto, guarda al conflitto che il sindacato ha aperto nel paese su jobs- act e patto di stabilità, non vi partecipa attivamente ma si propone come sbocco politico a valle dello stesso, qualora l’agitarsi del sindacato non trovi (e oggi non trova) un alveo forte che incanali la lotta sindacale verso la rappresentanza politica degli interessi del lavoro. Ed è, riconosciamolo, più sagace che populista la mossa della lega che promuove conseguentemente il referendum contro la riforma fornero sulle pensioni, che spiazza quanti, proprio sulle pensioni, si erano limitati a uno “sciopericchio” di un paio d’ore.

Una prima dolorosa sintesi può essere questa: il successo della lega, relativo si è visto ancorchè largamente annunciato, può, in qualche misura, essere addebitabile anche al tergiversare delle sinistre che, sparse e inconcludenti, non sono state finora in grado di raccogliere la spinta sindacale (la cgil ci arriva solo adesso, ma la fiom è in campo isolata da parecchi anni ormai) e trasformarla in controffensiva politica organizzata, così come si fa in grecia e spagna. in questo contesto la lega oggi si propone non più come solo partito di protesta ma come “partito sociale” che guarda, appunto, al lavoro, alla casa, alle tasse, alle pensioni, alla piccola e media impresa e, come tale, apre a tutti i movimenti di destra che soffiano sul fuoco delle inquietudini.

Nel contempo, con i suoi governatori di lombardia e veneto, critica il governo di roma per i tagli praticati alle regioni. demagogia e pragmatismo. Nell’apertura ai movimenti la lega ricorda molto il msi di giorgio almirante, partito che coltivava relazioni strette anche con le aree dell’eversione più estrema. La manifestazione degli 80.000 di milano del 18 ottobre, ha visto infatti sfilare, a fianco dei fazzoletti verdi della lega, anche le camicie nere di casa pound che, lugubremente inquadrate, sono entrate in piazza duomo esibendo il saluto fascista. Mai la città dei martiri di piazza loreto e di giovanni pesce aveva subito tale insulto dall’aprile 1945.

Forse giuliano pisapia, così indaffarato nel lucidare la vetrina dell’eXpo, dovrebbe impegnarsi per salvaguardare, ne ha tutti i poteri, il carattere antifascista della sua città capitale della resistenza e riflettere sul fatto che, il 29 aprile 2015, sarà il 40° dell’omicidio di ramelli, e i nazi-fascisti arriveranno a milano da tutta europa e il giorno dopo si apre l’eXpo: pisapia, vedi un po’ tu. Ma il fenomeno, apertura all’estrema destra della lega, è in incubazione da tempo. Inascoltati taluni lo segnalarono. Infatti è del 2011 un libro “svastiche verdi” (valter peruzzi, gianluca paciucci, anna maria rivera. editori riuniti) che affronta proprio il tema del ritorno alle origini della lega che, già prima di salvini, si avviava ad accantonare (in attesa di ripresentarlo) il secessionismo e quei riti pagani con cui bossi si proponeva di accompagnare l’identità territoriale con le simbologie, la narrazione verde: il pratone di pontida, il dialetto, il “va pensiero”, l’ampolla del dio po.

Mentre altri cancellavano il loro passato lui lo inventava. Per ritornare oggi a impugnare i vecchi temi del razzismo, l’avversione all’“under class” che, rinfrescati dalla partecipazione diventata abituale all’internazionale nera, assumono i caratteri del nazionalsocialismo. Riprendendo tesi che circolarono in germania negli anni trenta, con l’uscita nazifascista dalla grande depressione. Venticinque anni fa – va ricordato che la lega, presente con il senatore bossi già nel parlamento degli anni ’80, è l’unica forza politica italiana che ha attraversato il passaggio tempestoso dalla prima alla seconda repubblica che travolse dc, pci, psi, psdi, pri, pli e anche il msi – appunto venticinque anni fa, la lega, sullo slancio di tangentopoli, investì sul localismo della “questione settentrionale” e assunse come propria centralità il “capannone interclassista” (il pci abbandonando l’operaio le aveva regalato spazi enormi), dove il piccolo imprenditore, il perno di un inedito blocco sociale, e il suo operaio, nel nome del nord laborioso, si dovevano difendere insieme dal saccheggio di “roma ladrona”. Sullo slancio di questa impostazione efficace e di tangentopoli, la lega conquistò nel ’93 il comune di milano con il 38% dato allo sconosciuto formentini, ma avrebbe potuto presentare chiunque, e financo giorgio bocca allora si trovò (per breve periodo) a considerare interessante questa forza popolana che scombinava le carte della politica corrotta. era quella la fase del” partito degli onesti” che guardava alla germania anche perché, e va detto, il lombardo- veneto, la padania di bossi, andata via via a de- specializzarsi era, già allora, diventata terra di sub-fornitori e conto-terzisti, che cominciava per davvero ad assomigliare ad un land tedesco. in sintesi la secessione politica è per ora archiviata, ma quella economica , avviata da allora, prosegue al galoppo, a riflettori spenti. nessuno ne parla.

Oggi però la lega guarda a tutto il paese, fuoriesce dal perimetro del nord, dismette il dileggio rivolto ai terroni”, alza il tiro e avanza un progetto ambizioso e dalle alleanze con le destre estreme assume la guida di tutta la destra italiana. Per riuscirci deve muoversi in assonanza con le destre europee. non è più il tempo però delle relazioni con i soli irredentisti, come all’epoca di miglio e, quindi, va oltre i rapporti stretti con i baschi e i soggiogati d’europa come i nord irlandesi e, allora, le comunità baltiche e gli sloveni. Oggi la lotta contro l’euro esige alleanze forti con chi è in conflitto non solo con la propria capitale (come un tempo) ma con questa europa e con gli usa che la condizionano: basta scaramucce è la guerra. E l’alleanza con la russia di putin a tal riguardo è fortissima. e l’occasione si presentava, sostenendo la lotta dei filorussi del donbass contro l’annessione dell’ucraina alla nato.

Evento di gravità enorme che avrebbe significato lo spostamento dei missili della nato sui confini della russia. evento rovesciato rispetto alla crisi dei missili di cuba dei primissimi anni °60, ma della stessa portata. l’occasione è stata colta al balzo dalla lega che, sull’ucrania, ha concentrato l’attenzione. Attenzione ricambiata: quando salvini viene eletto segretario, a rendergli omaggio sono presenti due dirigenti di russia unita, il partito di putin; sul palco di piazza duomo del 18 ottobre c’è l’ambasciatore russo in italia: salvini, in visita a mosca, prende la parola alla duma.

Scusate se è poco. in verità l‘opposizione della lega agli interventi della nato ha radici antiche. Nei primissimi anni novanta due soli partiti si opposero ai bombardamenti sulla Yugoslavia: rifondazione comunista e appunto, la lega. Ma oggi, sulla questione ucraina, la lega non si limita a prendere posizione, ma costruisce con i russi stessi l’associazione lombardiarussia, che diffonde le informazioni corrette su quel che avviene in ucraina. ma non basta, perché è stata costituita anche l’associazione lombardia-crimea, che si propone di favorire le relazioni commerciali con la russia dei piccoli e medi imprenditori italiani, quelli che sono i più danneggiati dalle sanzioni imposte alla russia che bloccano l’impot-export italiano.

Non sorprende perciò la posizione di questa lega, oggi quanto mai attiva nel fare politica a tutto campo. Potrebbe semmai sorprendere la russia, almeno per quanti si erano illusi fosse altra cosa. la russia oggi investe su tutti i movimenti europei contrari all’euro, o comunque contro l’europa a guida tedesca, che ci sono in serbia, ungheria, cipro, finlandia, spagna, svizzera, francia, inghilterra e italia. Arriva sino a finanziare il front national francese con 9 milioni di euro e mantiene rapporti stretti a strasburgo con personaggi pericolosi, come bola kovacs del partito neo-nazista jobbik, al cui fianco non sfigura certo mario borghezio. I mezzi usati da putin sono molti e spregiudicati, ma il fine è chiaro: destabilizzare la scena politica europea e indebolire l’alleanza con gli usa. C’è in gioco la leadership del pianeta con un obama sempre più in difficoltà. La lega si inserisce in questo grande gioco con il suo e diventa punto di riferimento anche per i tanti russi che sono in italia, che comperano aziende e siedono nei consigli di amministrazione. La lega fa politica a tutto campo e salvini ha rimesso la lega al centro della politica. intanto i suoi militanti popolano le curve più violente degli stadi, frequentano palestre e si addestrano ai poligoni.

Non solo: ci sono volontari leghisti che, insieme a uomini dell’estrema destra italiana, sono accorsi in ucraina a difendere in armi il donbass a fianco dei filorussi. perché la lega non è, si sappia, un movimento pacifico. Teniamola d’occhio, perché può diventare la forza capofila di un fronte nazionale italiano che, nel vuoto che c’è a sinistra , può assumere dimensioni oggi impensabili e ruoli assai pericolosi per la democrazia. Richiamare a questo punto gli anni venti non è poi così inopportuno.