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STRAGE DI OPERAI – MASSIMO GATTI: “NON BASTANO LE PAROLE”

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“I lavoratori morti ieri a Milano e Torino sono solo gli ultimi di una carneficina degli ultimi 10 anni. Sono 13 mila i caduti sul lavoro censiti dall’Osservatorio indipendente di Bologna. A ciò si devono aggiungere le invalidità e le malattie invalidanti, come nel caso del flagello di chi ha lavorato a contatto con l’amianto.

Per questo oltre il lutto e il sincero cordoglio per le vittime e le loro famiglie, occorre investire subito e in modo consistente nella sicurezza, nei controlli e nella formazione, rendicontando ogni mese cosa si è fatto, soprattutto non aspettando i prossimi morti.

Lo Stato faccia il proprio dovere, senza abdicare e privatizzare le proprie funzioni, vigilando e intervenendo in tutti i settori, privati e pubblici”.

È la dichiarazione di Massimo Gatti, candidato Presidente di Sinistra per la Lombardia, all’indomani dell’incidente in una fabbrica di Milano in cui hanno perso la vita tre operai.

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Un crimine non ha giustificazioni

194837315-df85fdbb-e8c0-4b6e-9ccc-0312b36869b1Le notizie che stanno arrivando sull’ennesimo infortunio mortale plurimo a Milano (tre operai deceduti, tre intossicati tra cui un Vigile del Fuoco) portano tragicamente ancora una volta all’attenzione gli inaccettabili rischi che corrono molti lavoratori per guadagnarsi di che vivere.
Il contesto dell’evento infortunistico lo identifica già chiaramente come un crimine : un crimine la mancata verifica della respirabilità dell’atmosfera nel luogo confinato dove stavano operando, un crimine l’assenza di dispositivi di protezione individuali idonei, un crimine la mancanza della presenza di lavoratori all’esterno con idonee attrezzature per il soccorso e l’estrazione veloce in caso di infortuni o altre emergenze.
Tutto scritto nella normativa da decenni, da alcuni anni ancor più specificato da una norma apposita sull’argomento, fiumi di inchiostro in linee guida, prassi, procedure : un evento prevenibile e prevedibile.
Medicina Democratica si unisce al dolore dei famigliari per la perdita dei loro cari e assegna a questo evento l’unica definizione possibile, qualunque sia la dinamica, qualunque siano le possibili “giustificazioni” : è un crimine, come tale insopportabile e inaccettabile.
Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici a essere protagonisti del proprio destino, difensori della propria vita e integrità psico-fisica : la conoscenza, l’autoorganizzazione, la rivendicazione di un ambiente salubre e sicuro, dentro e fuori la fabbrica, sono nel DNA del movimento operaio, da troppo tempo compresso e vilipeso da norme e prassi che hanno ridotto i diritti, individuali e collettivi, e fiaccato la resistenza e la capacità di azione.
Che dire poi di una politica sanitaria che impone vaccini a casaccio e nel contempo svuota (nel numero e nelle capacità di azione) i servizi pubblici di operatori della prevenzione e non organizza efficacemente l’attività di vigilanza ?
Medicina Democratica è con i lavoratori, è stata costruita nel 1976 da lavoratori e lavoratrici impegnati nella autodifesa delle proprie condizioni di sicurezza trovando alleanza e partecipazione da parte degli operatori della prevenzione, indispensabile riallacciare questi rapporti, riprendere le lotte e chiamare i crimini con il loro nome.

(Articolo pubblicato su “Medicina Democratica”)

EX EURECO DI PADERNO: NO ALLA RIAPERTURA – PRESIDIO 25/7 MILANO (VIA VIVAIO 1 – ORE 9.30)

Carissime/i
vi segnalo l’importante mobilitazione di lunedì 25 luglio a Milano in via Vivaio c/o la sede della Città metropolitana, in occasione della seduta del Consiglio metropolitano (ore 9.30) per dire no al nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi che dovrebbe sorgere sull’area ex Eureco a Paderno Dugnano, dove cinque anni fa persero la vita quattro lavoratori in un terribile incendio provocato da un’assoluta mancanza di tutele di sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente e dove si smaltivano i rifiuti in un modo totalmente illegale.
Il Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco ha chiesto al Sindaco Sala di revocare o sospendere questa autorizzazione e di incontrare il comitato al più presto.
Ci vediamo il 25 luglio.
Un caro saluto.
Massimo Gatti
§
Comunicato Stampa
Paderno Dugnano 14/07/2016
Apprendiamo dal Comune di Paderno Dugnano, che “La Città Metropolitana ha comunicato
formalmente il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale all’impresa Tecnologia & Ambiente per la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti speciali presso l’insediamento ex Eureco in via Mazzini”.
La parte tecnico-burocratica della Città Metropolitana, la Commissione Servizi, non ha preso in
considerazione la scelta contraria del Consiglio Comunale di Paderno Dugnano e neppure quella del Consiglio stesso della Città Metropolitana.
Non è possibile lasciare spazio ad aziende di questo tipo a Paderno Dugnano dopo un simile
precedente poiché su questa città non pesano solo le morti di 4 operai dell’allora Eureco (Harun
Zeqiri, 44 anni, Sergio Scapolan, 63, Salvatore Catalano, 55 e Leonard Shehu, 37) ma anche l’esistenza di altri 3 tuttora abbandonati al loro destino.
Il comune di Paderno Dugnano costituitosi parte civile durante il processo contro l’Eureco, ha
l’obbligo morale nei confronti delle vittime di riaffermare con forza quest’opposizione e di far di tutto per impedire che si creino nuove situazioni potenzialmente pericolose.
In qualità di “Comitato a sostegno dei famigliari delle vittime e dei lavoratori Eureco” esprimiamo contrarietà a questo nuovo insediamento, perché la strage accaduta nel 2010 non abbia a ripetersi, chiedendo il sostegno di tutti i cittadini, le forze politiche , le associazioni presenti sul nostro territorio.
Per questo abbiamo richiesto un incontro urgente con Giuseppe Sala attuale sindaco della città
Metropolitana e chiediamo a tutti i cittadini padernesi a partecipare ad un primo presidio di protesta indetto per sabato 16 luglio alle 15,30 davanti alla Ex Eureco in Via Mazzini a Palazzolo Milanese.
Importante sarà la nostra presenza alla Riunione del Consiglio Metropolitano di Lunedì 25 luglio 2016 In via Vivaio 1 a Milano. Altre iniziative verranno programmate in seguito.
Comitato a sostegno dei famigliari delle vittime e dei lavoratori Eureco
COMITATO A SOSTEGNO DEI FAMILIARI DELLE VITTIME E DEI LAVORATORI EURECO
Comitatosostegnovittime.eureco@gmail.com

La controffensiva di Landini: Marchionne, Fim e Uilm ci ascoltino

landSarà vero che si tratta di eleg­gere solo dei rap­pre­sen­tanti per la sicuezza (Rls). Sarà anche vero che finora hanno votato solo un terzo dei lavo­ra­tori. Che man­cano gli sta­bi­li­menti più grossi (Pomi­gliano, Melfi, Cas­sino, Atessa). Un fatto però è incon­te­sta­bile: nes­suno avrebbe mai pen­sato che dopo 5 anni di apar­theid nelle fab­bri­che di Mar­chionne la Fiom fosse il primo sindacato.

I dati per ora sono impres­sio­nanti: su circa 20mila aventi diritto hanno votato in 14mila e la Fiom ha otte­nuto il 34,6 per cento («nelle ultime ele­zioni per le Rsu ave­vamo il 31,6 per cento», sot­to­li­nea Michele De Palma). Al secondo posto c’è il Fismic di Di Maulo (quello che ha pro­po­sto il sin­da­cato unico prima di Renzi) col 17,7 per cento; l’Associazione qua­dri al 16,3 per cento; Uilm al 15,1 per cento; Fim al 14,2 per cento; Ugl al 2 per cento.

E ieri poi è arri­vato il risul­tato della Cnhi di Pre­gnana mila­nese (dove si costrui­scono i motori per vei­coli indu­striali): dei 280 aventi diritto al voto hanno votato in 183. Di que­sti 108 hanno votato per la Fiom, con una per­cen­tuale che supera il 60 per cento.

Ecco quindi che il sin­da­cato «che quando fa scio­pero a Pomi­gliano e a Melfi lo seguono in quat­tro», come soste­ne­vano molti com­men­ta­tori, può alzare la voce e far par­tire la sua con­trof­fen­siva: «Se si appli­casse l’Italicum anche in Fiat (Lan­dini con­ti­nua a chia­marla così, ndr) noi della Fiom saremmo il sin­da­cato unico in molti sta­bi­li­menti e in pochi altri andremmo al bal­lot­tag­gio con Fismic o Asso­cia­zione qua­dri, non con Fim e Uilm, di cui abbiamo più voti rispetto alla loro somma».

E ancora: «Que­ste vota­zioni dimo­strano che se si dà la pos­si­bi­lità alle per­sone di votare senza ricatti si ha un risul­tato che nes­suno si sarebbe aspet­tato». E chie­dere a buon diritto a Mar­chionne «di smet­terla di esclu­derci dalle trat­ta­tive, come con­ti­nua a fare sul rin­novo del con­tratto azien­dale», spiega il segre­ta­rio gene­rale della Fiom, «per­ché vuol dire esclu­dere la mag­gio­ranza dei lavo­ra­tori e il sin­da­cato mag­gio­ri­ta­rio in molti sta­bi­li­menti». La richie­sta riguarda soprat­tutto «una discus­sione sulla fusione (voluta e pro­messa da Mar­chionne con Gm o Opel, ndr) per­ché molti gruppi si rifiu­tano e quindi serve una discus­sione alla luce del sole».

In que­sta richie­sta Lan­dini non è solo. Nel week end scorso la riu­nione di Torino a cui hanno par­te­ci­pato 70 sin­da­ca­li­sti da 10 paesi in cui Fca ha sta­bi­li­menti ha pro­dotto la stessa richie­sta a Mar­chionne: «Un incon­tro urgente per discu­tere della volontà mani­fe­stata dal ver­tice azien­dale di arri­vare alla fusione con altre case auto­mo­bi­li­sti­che». In più la denun­cia «di vio­la­zione espli­cita dei diritti sin­da­cali emerso in par­ti­co­lare nelle realtà di Tur­chia, Mes­sico e Bra­sile». Come dire: tutto il mondo è paese, per Mar­chionne, in fatto di libertà sindacali.

Anche la valenza «poli­tica» di que­sto voto viene sot­to­li­neata: «In qual­siasi paese del mondo il governo con­vo­che­rebbe l’azienda per discu­tere del rischio dell’addio defi­ni­tivo all’Italia e farebbe noti­zia il fatto che Fiat è uscita da Con­fin­du­stria, paga i suoi lavo­ra­tori in media 76 euro al mese in meno del con­tratto nazio­nale e li fa lavo­rare di più: altro che gli sti­pendi tede­schi pro­messi da Mar­chionne», ricorda Landini.

Il discorso poi si allarga alla que­stione nuovo con­tratto nazio­nale. E anche qui il segre­ta­rio della Fiom cerca di rilan­ciare. Dopo la quasi rot­tura con Fim e Uilm sulla piat­ta­forma uni­ta­ria, sulla richie­sta Fiom di «pre­ve­dere la cer­ti­fi­ca­zione della rap­pre­sen­tanza e il voto cer­ti­fi­cato della mag­gio­ranza delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori coin­volti» sul con­tratto (Fim e Uilm chie­de­vano di limi­tare agli Rsu, agli iscritti o alle fab­bri­che dove tutti sono pre­senti), Lan­dini chiede di «pro­se­guire il con­fronto» pro­po­nendo «di defi­sca­liz­zare gli aumenti con­trat­tuali nazio­nali, visto che gli accordi azien­dali dal 1993 a oggi sono calati dal 35 al 20 per cento del totale, e di fis­sare un sala­rio minimo ora­rio che valga per tutti i lavo­ra­tori (erga omnes) e ore di for­ma­zione per tutti i lavoratori».

Arriva poi una quasi-svolta uti­liz­zando il modello Lam­bor­ghini: «Siamo dispo­ni­bili ad mag­gior uti­lizzo degli impianti lavo­rando le notti e i festivi per aumen­tare la pro­dut­ti­vità ma in cam­bio vogliamo una ridu­zione di ora­rio e un aumento dell’occupazione».

Al «No» scon­tato di Fim e Uilm, Lan­dini con­trap­pone la con­vo­ca­zione di un Assem­blea nazio­nale dei dele­gati Fiom per il 10 e 11 luglio. Il comi­tato cen­trale di ieri ha appro­vato le pro­po­ste con 103 voti favo­re­voli (anche i camus­siani) e 11 voti con­trari (ex Rete 28 aprile).

(Articolo tratto da Controlacrisi.org)