Cucchi: familiari Stefano arrivati a piazzale Clodio
Presidente di “A Buon Diritto” (pubblicato su L’HUFFINGTON POST).

Dopo otto lunghissimi anni, grazie al procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e al sostituto Giovanni Musarò, la ricerca della verità sulla morte di Stefano Cucchi appare possibile.

La richiesta di rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e altri reati nei confronti di cinque carabinieri dimostra, in maniera inequivocabile quali violenze e quali abusi, quali menzogne e quali falsi abbiano determinato la morte di un trentaduenne romano; e abbiano impedito per così tanto tempo indagini approfondite.

Oggi è possibile che i fatti siano infine accertati. Dal momento che siamo garantisti sempre e comunque e nei confronti di qualunque soggetto, aspettiamo l’esito del processo, ma dobbiamo registrare quello di oggi come un importantissimo passo avanti.

Le accuse, dovrebbe essere superfluo ricordarlo, non sono indirizzate contro l’Arma dei Carabinieri ma contro quei singoli appartenenti che, con comportamenti illegali, ne offendono l’onore.

Mi auguro che oggi qualcuno voglia chiedere scusa ai familiari di Stefano Cucchi e che, in particolare, a farlo sia qualche parlamentare “infingardo” che, da anni, commette il reato di vilipendio di cadavere, definendo Stefano Cucchi con i termini che gli suggerisce il proprio sordido vocabolario (“tossicodipendente, anoressico, epilettico, larva, zombie”).

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«Così mio marito si vantò dopo il pestaggio di Cucchi»

Parla l’ex moglie del carabiniere indagato: «Testimonierò, ma ho paura. Lui mi parlò del pestaggio quando l’inchiesta prese una strada diversa»

di Ilaria Sacchettoni

9.0.905798730-002-kjHF-U43140668196794PgF-593x443@Corriere-Web-Roma«Stefano Cucchi? Credevo che fossero esagerazioni di mio marito. Diceva: “Lo abbiamo pestato noi quel tossico…”. Si vantava: lui è sempre stato così nel suo lavoro: “ho fatto questo, ho fatto quello”, “ho avuto una missione importante” e così via. Tra carabinieri fanno così. Poi la radio ha trasmesso un’intercettazione in cui lui stesso parla con gli amici: “Ragazzi ci dobbiamo far dare la sospensione della pena…” Non è un’ammissione questa? La mia telefonata con lui ha fatto il giro dei siti. E sapete i commenti? La sua ex — dicono — vuole vendicarsi». Ed è vero, vuole vendicarsi? L’ex moglie di Raffaele D’Alessandro, il carabiniere accusato di aver pestato Stefano Cucchi 6 anni fa — se ne abbia provocato la morte è tuttora da stabilire — è una donna di trent’anni, magra da non sembrare mamma di tre figli, alta, bel viso, diretta. Si chiama Anna Carino.

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Per Stefano Cucchi

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Ciao Stefano!

Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra. Lì, dove sei adesso, c’è la LUCE, la LUCE vera!!! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che, come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perchè non si schierano nè dalla parte del bene e nè da quella del male sono i piu’ pericolosi, e giustamente il Poeta li condanna. Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l’AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza piu’ il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perchè dove sei tu non si può morire. La morte non è che un privilegio dei comuni mortali e quindi proibito a chi non ha la fortuna di nascere. Un privilegio dell’ANIMA che, se non la uccidiamo del tutto, ci riconduce alla Vita ETERNA.

Adriano Celentano