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Milano, sequestrati a Mantovani villa e appartamento per 1,3 milioni

Sigilli alla settecentesca Villa Clerici a Cuggiono. Le onlus del gruppo Sodalitas pagavano gli affitti con fondi pubblici al politico e alla moglie, senza però usare i locali. L’ex vicepresidente della Regione è indagato per peculato assieme ad altre 9 persone

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Nella foto di repertorio (elezioni amministrative del 2009) Mario Mantovani dà pieno sostegno alla campagna elettorale di Forza Italia a Senago e si fa ritrarre con Gabriele Vitalone, ex assessore della giunta Beretta di Senago da cui è stato recentemente esautorato per le note questione di ‘ndrangheta che hanno coinvolto il territorio del comune dell’interland milanese. Esponente di punta di Forza Italia, Mantovani è stato vicepresidente di Regione Lombardia ed ha sostenuto con veemenza diverse campagne elettorali amministrative locali.

Il Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano ha eseguito martedì un sequestro di beni per oltre 1,3 milioni di euro all’ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani – già arrestato nell’ottobre del 2015 per corruzione, concussione e turbativa d’asta – indagato, assieme ad altre 9 persone, per peculato in un nuovo filone di inchiesta coordinato dal pm Giovanni Polizzi. Il sequestro, disposto dal gip Teresa De Pascale, è legato alla sua Fondazione e a onlus del gruppo Sodalitas, a lui riconducibili.
Contratti d’affitto fittizi

Le onlus del gruppo Sodalitas e della Fondazione Mantovani, che gestiscono case di riposo e che beneficiano di finanziamenti regionali, avrebbero pagato affitti con contratti fittizi per due immobili riconducibili a Mario Mantovani e alla moglie – una villa a Cuggiono e un appartamento a Milano – per un totale di 1,3 milioni dal 2008 fino al marzo scorso. È l’ipotesi del pm Polizzi che ha portato al sequestro della somma equivalente ai canoni versati dalle associazioni senza scopo di lucro, riconducibili anch’esse, secondo le indagini, al consigliere lombardo di Forza Italia, che risponde anche di fatture false per operazioni inesistenti.

continua a leggere l’articolo sul sito del “Corriere della Sera” – clicca qui –

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Le domande inquietanti (per la Sindaca Beretta) #1

Signora Sindaca Magda Maggie Beretta, i cittadini di Senago vorrebbero porle alcune (per lei) inquietanti domande:

Perchè, pur essendo lei consapevole del fatto che nel 2009 (leggi l’articolo in fondo) la ‘ndrangheta si infiltrò nel tessuto politico e sociale di Senago attraverso conoscenze sul territorio sino a condizionare le elezioni comunali, ha voluto lei stessa riproporre la medesima maggioranza politica costituita dagli stessi esponenti sfiorati allora (anche se non accusati) dall’epigrafe di appartenenza alle cosche identificate?

I favori di voto comprovati e causati dalla ‘ndrangheta nel 2009, si sono forse ripetuti anche ora nel 2017?

Perchè ha licenziato l’oramai ex assessore al suo governo GABRIELE VITALONE? E gli altri appartenenti alla sua maggioranza cosa ne pensano?

Per sconfiggere ogni dubbio politico di coinvolgimento, perchè non vi dimettete?

 

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…. L’informativa del Nucleo mette insieme i pezzi. Il 6 maggio 2009, poche settimane prima del voto, Domenico Vottari chiama Enzo Varotto (suo coimputato nel processo per omicidio): “Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….”. Risponde Varotto: “Io glielo do il voto, cazzo me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro”. Ancora Vottari: “Devi convincerli devono votare basta non è che devono fare altro”. Sempre le intercettazioni mettono in evidenza i rapporti tra Giuseppe Vottari e Domenico Zappani nato a Joppolo (Vibo Valentia) che nella tornata elettorale del 2009 viene eletto capogruppo di maggioranza in consiglio comunale. Dice Vottari: “Mi sono rallegrato dico chiamo per fargli gli auguri”. Risponde Zappani: “Avete fatto bene grazie molto gentile”. Ennesima e ultima informativa dei militari: “Nella nota datata 5 agosto 2010 della Stazione Carabinieri di Joppolo, Domenico Zappani si legge che, pur non risultando appartenere ad alcuna cosca, nei periodi di permanenza in quel centro è solito associarsi ad affiliati al clan Mancuso di Limbadi”.

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Nella foto (terzo da sinistra) il consigliere e capogruppo di Forza Italia Domenico Zappani (già presidente dell’associazione “La Calabria nel Cuore” di Senago) durante il convegno pubblico sulla “Questione Meridionale” tenutosi a Senago.

Leggi l’articolo integrale su il “Il Fatto Quotidiano”, clicca qui.

 

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Leggi l’articolo del corriere della sera del 30 settembre 2017:

Vitalone e gli affari sporchi a Senago: «È la ‘ndrangheta a far girare i soldi»

Non c’è solo il caso Seregno o quello di Peschiera. Nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco Mazza, spunta anche un ex consigliere e attuale assessore a Senago. Si chiama Gabriele Vitalone, suo fratello è stato arrestato per mafia

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Nella fotografia insieme all’ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Gabriele Vitalone indossa un abito grigio e una camicia bianca con il colletto slacciato. La cravatta è troppo corta, ma il colore è quello giusto, l’azzurro di Forza Italia.

Il funerale

Gabriele Vitalone, 51 anni, oggi è assessore ai Trasporti e all’Ambiente a Senago nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Magda Beretta, ed era presidente del Consiglio ai tempi di Franca Rossetti. In questa storia Gabriele Vitalone non è indagato, anche se viene fotografato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano al funerale di Francesco Zumbo (17 novembre 2015) insieme a una schiera di uomini della ‘ndrangheta: Demetrio Macheda, capolocale di Muggiò ai tempi dell’inchiesta «I fiori della notte di San Vito» e Emilio Lamarmore, zio di Fortunato Calabrò (che ha partecipato al summit del Falcone e Borsellino di Paderno), padre dell’ergastolano Giovanni Lamarmore, e di Antonino Lamarmora (il cognome è diverso per un errore all’anagrafe) già condannato come capolocale di Limbiate in «Infinito». Con loro c’è anche il fratello di Gabriele, Giovanni Vitalone, 64 anni, arrestato nel blitz di martedì con l’accusa di associazione mafiosa. Giovanni Vitalone è tra i partecipanti al summit di mafia del 26 febbraio 2008 al ristorante «Il Palio» di Legnano.

Il business di famiglia

I Vitalone sono sei fratelli. Figli di Vitale e Carmela Foti, emigrati da Montebello Jonico (Rc), si trasferiscono a Senago negli anni Sessanta. La loro storia la raccontano le informative dei carabinieri di Milano: «Mario Vitalone, ed in parte Antonino, gestiscono attività di ristorazione, bar e tavola calda». Si tratta del «caffé Elite» e del ristorante «La Brughiera», dove viene organizzata una cena tra alcuni affiliati ai tempi di «Infinito». «Gabriele si occupa prevalentemente di politica e Giuseppe è titolare di un ambulatorio polispecialistico». Gli altri fratelli «Giovanni, Pasqualino e Antonino sono invece attivi prevalentemente nel campo edile». La famiglia Vitalone, come annotano gli investigatori, «s’inseriva perfettamente nel tessuto socio-economico e politico di Senago». Il motore di queste relazioni politiche sarebbe proprio Gabriele Vitalone. Nelle carte dell’inchiesta «Ignoto 23» viene raccontata la vicenda di alcune autorizzazioni da ottenere dal Comune di Senago per l’occupazione di un’area verde davanti a un bar di famiglia. I due fratelli Antonino e Mario, vengono intercettati mentre parlano di un interessamento di Gabriele (che all’epoca è consigliere comunale) per sbloccare la pratica: «È venuto qua il Gabri con il capo dei vigili (Vincenzo Avila, n.d.r.) per sta piazzolina qua davanti, ha detto che me la danno. Ha detto Gabriele di non preoccuparmi». I fratelli Vitalone organizzano anche un incontro al bar con l’allora assessore con delega al Suap Marco Campagner. Antonino Vitalone, oltre ai bar, ha anche più di una conoscenza che conta. Basti pensare che viene intercettato insieme a Carmelo Mallimaci (arrestato nell’indagine dei carabinieri) mentre discute di questioni di mafia: «Il nuovo gioco è questo qua, non è come ai tempi, come quando compravamo legname e non pagavano… La nuova ‘ndrangheta è questa qua, quella dei soldi, così che girano, perché sono stati intelligenti, non fanno più le cose che facevano…». Dopo l’arresto del fratello Giovanni, il sindaco Magda Beretta — intervistata da Settegiorni — ha rinnovato «la fiducia» all’assessore Vitalone e ha detto che non chiederà «alcun passo indietro».

Nella foto Zappani e Mantovani
Nella foto Vitalone e Mantovani
I voti dei Vottari

Sull’amministrazione di Senago pesano anche altri rapporti «ambigui». Quelli dell’attuale capogruppo di Forza Italia, Domenico Zappani (indicato come vicino alla cosca Mancuso). Nel 2009 al tempo delle elezioni comunali — scrivono i carabinieri —, Zappani «si rivolgeva a Domenico Vottari» del clan di San Luca (RC), residente a Cesate e condannato per omicidio, «per procurare voti per sé e l’allora candidata sindaco Franca Rossetti». Il 6 maggio 2009 gli investigatori intercettano Vottari mentre parla con un suo coimputato al processo per omicidio: «Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….».
«Io glielo do il voto, me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro».
«Devi convincerli, devono votare basta, non è che devono fare altro…».
Dopo la vittoria alle elezioni, Vottari chiama Zappani per complimentarsi:
«Mi sono rallegrato dico, chiamo per fargli gli auguri».
Risponde Domenico Zappani: «Avete fatto bene, grazie molto gentile».
Vottari: «Comunque tutto a posto. Meno male. Oh, hai visto che bastonata che hanno preso?».

 

‘Ndrangheta a Senago: i 5 stelle (dopo consultazione coi meetup) si esprimono in modo deciso in consiglio comunale

E’ arrivata fino in Consiglio Comunale l’indignazione del meetup a cinquestelle a proposito dei fatti di inflitrazione della ‘ndrangheta nel tessuto socio politico di Senago.

Nella foto (ANSA-FIVE-STARS), i due consiglieri 5 stelle e il portavoce-amministratore-delegato di Senago che esprimono con forza la propria indignazione sulla presenza della ‘ndrangheta vicino alle istituzioni; “Una posizione forte e decisa”, afferma l’ex candidato sindaco del Partito politico di Grillo.

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Euforica la giovane sindaca di Paese (o di Pase?): “Ringrazio alcune minoranze come il movimento 5 stelle – ha espresso Magda Beretta – che non hanno fatto sciacallaggio sulle notizie e che mi hanno sostenuta.” E aggiunge: “Hanno avuto un atteggimento consono alla situzione” (il Notiziario, 6 ottobre 2017 pagina 58).

Nella foto (ANSIA-ADDAMS), la giovane sindaca leghista che esprime la sua massima felicità per l’atteggimento dei tre illustri five-stars totalmente allineati e piegati sulla sua posizione di regime.

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Non fate Messa: la lega vi spia

image.phpDopo l’ordinanza della sindaca naz… leghista che vieta ogni forma di elemosina in tutto il territorio da lei “Comandato”, la comunità Cristiana di Senago si è già preparata all’emigrazione, come fu ai tempi del fascismo per gli ebrei d’Italia.

Rimangono però nel territorio ancora arditi focolai di fondamentalisti Cattolici che si ostinano a tenere Messa con la pericolosa pratica della raccolta dell’elemosina (o questua) che precede la consacrazione del pane e del vino, irascibile rito che si perpetua ostinatamente da più di due millenni contro le sacre leggi dell’impero padano di Bossi e Miglio (sempre siano lodati).

“Forse siamo alla svolta”, ha dichiarato la sindaca in tuta verde (scortata da mano” che le sta sempre a fianco), e aggiunge: “finalmente la legalità e la sicurezza di tutta la città, che IO ho deciso di comandare, è sotto il mio assoluto controllo”.

Sollevata per ora la comunità ebraica e quella mussulmana che festeggiano per lo scampato pericolo del momento.

Gioisce anche la ‘ndrangheta che festeggia per le vie del centro e anche attorno ai campi della vasche con fuochi, bombe a frammentazione, bombe a mano, mine e incaprettati vari. Si segnalano due morti in consiglio comunale (ma erano dell’opposizione).

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Noi di SinistraSenago chiediamo a tutti/e di DISOBBEDIRE e di difendere pubblicamente tutti coloro che saranno pereguitati dalle leggi razziali di questa giunta che anzichè risolvere i problemi legati alle infiltrazioni mafiose trovano solo il modo di accanirsi contro i poveri e i disperati.

 

A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta

La Sindaca di Senago, Magda Beretta, con una propria ordinanza ha vietato di chiedere l’elemosina sul territorio comunale. Non si tratta di un provvedimento molto originale, visto che è copiato da altri provvedimenti analoghi che le Giunte comunali più arcigne stanno adottando. Si tratta di provvedimenti che rinnegano quel senso di umanità che spinge esseri umani […]

via A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta — SENAGO BENE COMUNE

Ordinanza di sicurezza urbana: un esempio di carità cristiana, vietare l’elemosina e tenersi la ‘ndrangheta, devota a tanti santi e madonne.

Finalmente c’è chi preoccupa della nostra sicurezza: ce n’era bisogno, in questo paese infiltrato dalla ‘ndrangheta. Ecco l’ordinanza della sindaca Leghista:

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(dal sito ufficiale del Comune di Senago)

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(noi ti vediamo e ti curiamo – noi siamo la tua sicurezza – affidati a noi – noi siamo i tuoi redentori – noi siamo i tuoi nuovi padroni)

Il Sindaco ha emesso un’ordinanza di divieto di attività di  richiesta di elemosina, di accattonaggio e bivacco in spazi pubblici, nonchè di disseminazione di rifiuti e di espletamento di bisogni fisiologici all’aperto, a difesa del decoro e della vivibilità urbana.

Quanto sopra, a seguito della rilevazione reiterata, sul territorio comunale, di soggetti che richiedono denaro talvolta in forma invasiva o molesta e di raggruppamenti di persone che, stazionando nelle piazze e parchi pubblici, importunano i passanti, generando percezione di insicurezza e mettendo in atto comportamenti contrari al decoro e alla pubblica decenza.

Amen.

 

Immagine

DIMISSIONI

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